Giornali

L’idea della Formula della Felicità ha incuriosito i giornali, che hanno seguito con attenzione l’iniziativa. Ecco gli articoli più significativi apparsi nella stampa veneta.

Diffondere la gioia nel mondo Scrittori, sportivi e studiosi con mille cartoline arancioni
Il Mattino di Padova, 20 aprile 2008, terza pagina

di Aldo Comello

PADOVA. Una bimba con un grembiule arancione trotterella tra le sedie nella piazza piena di sole, tra il bar Margherita e il fronte compatto dei banchi degli ambulanti che occupa la piazza e mi mette in mano una cartolina. C’è scritto «la Formula della Felicità» e c’è il disegno di una carta da gioco, la regina di cuori. Questo è un messaggio rivolto alle donne, ce ne sono altri, ma la bimba nel suo fervore distributivo non fa questioni di genere, ma forse proprio qui c’è la frase più bella. Non è un citazione. L’ha scritta una ragazza del liceo artistico Modigliani, Veronica Romano: «Gioca la carta del cuore, scoprila, usala nel migliore dei modi, fa di essa il tuo punto forte. E’ il mezzo per diffondere nel mondo un pizzico di serenità con la speranza di raggiungere la felicità. Gioca finché puoi, sei ancora in tempo per vincere». Ma che differenza c’è tra gioia e felicità? Lo chiediamo a don Cesare Contarini, direttore de La Difesa del Popolo. «La gioia è più un’esplosione momentanea, un’eruzione vulcanica o un rombo di tuono, un punto, comunque, la felicità è una linea, un’onda che si perpetua con l’arrivo di altre onde. Ma al di là della geometria, l’essere felici nasce dalla convinzione di fare il bene degli altri o perlomeno qualcosa di utile agli altri e dalla gratificazione che da questa attività deriva. Insomma l’altruismo è un ingrediente della felicità. L’altruismo e quindi l’atteggiamento nei confronti del mondo, del prossimo è quello che dà sostanza alla felicità». Elisir ed alchimisti. Il banchetto, non identificato da striscioni, è accanto a quello del Tibet, si legge la parola globalizzazione. Un tale che ci ricorda la canzone di prete Liprando al giudizio di Dio assiste all’evento senza capire una mazza, la mente ancora ammobiliata dal risultato elettorale. «Sono no global – afferma – sono comunisti». Ma, per carità, semmai possono far pensare a degli alchimisti che ti vendono un elisir di lunga vita o un frammento di pietra filosofale. Al tavolo lo scrittore Giulio Mozzi. Felice? Lei è felice? «Anni fa ho scritto una libro sulla felicità, sì, direi che sono felice». La costituzione americana sancisce il diritto alla felicità. Perché la nostra no? «Credo che in America ci sia una tensione alla felicità individuale, anche se la norma dovrebbe orientare alla creazione di condizioni per la felicità di tutti, felicità individuale più che collettiva, data la competitività che informa quella società, da noi non c’è scritto, se lo fosse dovremmo puntare ad una felicità diffusa che non può prescindere da un minimo di benessere anche nei paesi meno fortunati. Certo, come si fa ad essere felici quando si muore di fame, quando l’Aids falcia le vite come una falce in un campo di grano? Guardi però che qualcosa si sta facendo, che azioni importanti sono state intraprese dall’Onu». Malattia e sofferenza. Guido Scutari, prorettore dell’Università di Padova: «Gocce di felicità dal lavoro, ma anche dalla famiglia, dai figli, dalla serenità domestica, dal pubblico e dal privato. Certo questa non è una società perfetta, non è la migliore possibile: ci si ammala, si soffre, ci sono persone che continuano a vivere solo per soffrire. Ma questo strascico è ineliminabile, è la vita». E i commercianti, questi qui davanti a noi sono felici? «Sono certamente degli ottimi commercianti se svolgono il loro lavoro nella coscienza della sua utilità sociale». Bah. Don Albino Bizzotto: «Gli ingredienti sono il dialogo, il confronto, il vivere in mezzo alla gente, la solidarietà verso i più deboli, la trattativa con tutti per costruire la pace. L’amore. Io amo questa città, anche se non è perfetta, anche se ci sono cose spiacevoli o ingiuste. Tento di migliorarla, ogni tanto si sbaglia, si fanno delle cazzate, ma bisogna continuare, superare gli ostacoli. Parlo della mia città, potrei parlare del mondo». Il sorriso e la pancia. Arriva Manuela Levorato, la campionessa di atletica, è bellissima, emana forza, luce, dolcezza. Ma lei è proprio felice, è soddisfatta per i risultati sportivi? «Se mi guarda bene può capire perché sono felice». Perché? «Non vede, aspetto un bambino, sono incinta di cinque mesi, forse è una femmina». Altri vip con la solidarietà nel cuore: Giuseppe Milan, Vasco Mirandola, Marco Franzoso, lo scultore Ettore Greco. Ha suonato il Balthazar Group. Bravi, collaborano agli spettacoli di Marco Paolini. – Aldo Comello

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