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Questa pagina contiene le recensioni di Next, di Alessandro Baricco (Feltrinelli 2006).

01. Damiano Borsato, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

La tesi del libro. La globalizzazione è un paesaggio ipotetico,che si fonda principalmente su un’idea dalle grandi prospettive per le industrie e le imprese: si deve far spaziare il denaro nel terreno più ampio possibile.
Il denaro riesce a muovere il mondo,a prendere molte decisioni ed è capace di far intrecciare le economie nazionali tra loro e determinare gli squilibri tra i paesi secondo alcuni indicatori, come il tenore di vita e il potere economico.

Argomenti della tesi. La circolazione del denaro attraverso una fitta rete di autostrade (uso questo termine vista la velocità con cui esso corre) è stata incentivata, oltre che dalle grandi aziende, anche dalle piccole azioni quotidiane a scopo consumistico di ognuno di noi, più precisamente dalle microattività che piano piano, giorno dopo giorno,iniziano ad impossessarsi di terreno sempre più vasto sul quale far circolare il denaro. Nel modo più evidente la circolazione del denaro è stata favorita dalla new economy; grandi e piccole industrie sono finite a scommettere su un futuro che dapprima si presentava come un’ipotesi,ma vista la numerosa presenza delle industrie, il futuro ha incominciato ad essere un progetto vero e proprio,concreto e con mille aspettative. A quel punto la faccenda si è fatta interessante anche per gli investitori più scettici e più prudenti, che forse tendevano ad evitare la globalizzazione,ma che poi si sono lasciati in qualche modo influenzare o addirittura abbindolare ed hanno aderito pienamente al grande movimento, favorendo sempre più la circolazione del denaro. Grazie a questi movimenti economici, la globalizzazione si è accresciuta sempre più,fino ad essere irreversibile, una strada che non ha un punto dove muore,e tutto questo grazie al dio denaro,quel denaro che fa uccidere,fa soccombere e ci fa credere delle cose che sono assolutamente false.

Argomenti contrastanti con la tesi. La gente non condivide pienamente ciò che gli investitori pensano. Probabilmente le sarebbe anche piaciuto, ma quel che non ha funzionato in questo rapporto produttore-consumatore è stata l’applicazione di regole giuste e di chiari cardini sui quali fondare la diffusione del denaro nel mondo. Queste regole sono venute a meno, o forse ci sono state, ma non hanno ricevuto la giusta importanza o il giusto peso; quindi il mercato del denaro si è arrestato si è allargato enormemente in alcuni paesi. Il ritorno al protezionismo o alle imposizioni doganali si è rivelato un ostacolo per la circolazione del denaro: si tende infatti a chiudersi all’interno del paese riguardo i rapporti economici con gli altri stati.
Ma il viaggio del denaro,caratterizzato dalle ampie traiettorie che doveva percorrere,come mai non ha toccato alcuni paesi come l’Africa o l’Asia? Qual è stato il motivo? Anche quello è terreno buono per far girare il denaro, o no? Forse,da quanto era impegnato a girare tra le mani dei potenti, si è dimenticato di giungere non in dei semplici paesetti di provincia, ma in degli interi continenti! Il risultato è quello attuale: lo squilibrio tra Nord e Sud del mondo, l’estrema povertà e condizioni terribili di vita in alcuni paesi dove la morte colpisce anche perché non sono presenti i farmaci che servono a curare.

02. Nicolò Longi, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

La tesi di questo libro è che la globalizzazione non esiste e che è solo un termine inventato.
Questa tesi è ben messa in evidenza nella parte iniziale che è anche a mio pare la parte più coinvolgente e interessante dove riporta delle interviste fatte a persone sconosciute e dove lui scrive una sua personale risposta sconvolgendo il termine globalizzazione.
Baricco giustifica bene questa tesi: infatti con qualche esempio dei più comuni e con il suo modo di scrivere molto colloquiale è riuscito a convincere anche me!

L’argomentazione che mi ha colpito di più ma che mi ha anche più convinto è che oggi si può comprare tutto ciò che si vuole su internet, ma queste comodità viene sfruttata da pochissime persone.
Baricco commenta delle statistiche e si pone molte domande che fanno riflettere.
Scrive, ad esempio, che su 200 persone solo uno compra un libro su internet invece di andare in libreria e si chiede il perché secondo le persone è più importante quel 0,5% delle altre 199 persone giustificando così la sua tesi.
Un’altra interessante statistica su quale Baricco ci invita a ragionare è la vendita delle lattine di Coca-Cola.
Intanto la multinazionale dichiara di vendere il suo prodotto a oltre 200 paesi anche se i paesi nel mondo sono 186 comunque da queste statistiche da lui trattate si calcola che in media un americano beve 380 lattine di Coca-Cola l’anno, un italiano 102 lattine, un russo 26 e un indiano 4 lattine.
La globalizzazione sta nelle 4 lattine vendute in India che sono un numero insignificante così ancora una volta viene giustificata la tesi di Baricco.
Riguardo questa tesi argomenti contrastanti non ne ho trovati anzi più andavano avanti più ero convinto che la globalizzazione non esiste; poi credo che Baricco sia stato attento a non contraddirsi perché questa è la tesi principale del libro; poi Baricco non è che approfondisca tanto i
suoi argomenti; infatti ad ogni argomento dedica 1 o 2 pagine e poi cambia per cui è anche difficile contraddirsi.
L’unica cosa che ho trovato è che la globalizzazione porta ricchezze, modernità e pace però alla fine ci sono molti problemi di base quindi non lo considero un argomento contrastante.

03. Ambra Vellar, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

La tesi del libro: La globalizzazione è parte della nostra vita quotidiana e i marchi si sono impossessati del nostro immaginario.

La globalizzazione ormai è un fenomeno irreversibile. Anche se non ci facciamo caso la globalizzazione ci circonda ogni giorno, e influenza le nostre scelte. Ad esempio se andiamo a comprare un paio di scarpe la maggior parte di noi comprerà Nike, Adidas o altre marche famose. Quindi istintivamente le persone cercano le grandi marche, i cosiddetti brand. Per questo possiamo dire che i marchi si sono impossessati del nostro immaginario. Nonostante ciò, bisogna dire che molti di noi, pur essendo contro la globalizzazione, sono consapevoli che quando comprano delle scarpe di marca stanno favorendo la globalizzazione, ma in quel momento il loro interesse più grande è quello di sentire il benessere che provano una volta comprate le scarpe.

Per sostenere questa tesi e per farcela comprendere meglio, Alessandro Baricco fa alcuni esempi specifici, mettendo in risalto tutto ciò che appartiene alla globalizzazione. Tra questi il più significativo è quello del concerto di Beethoven, considerato un brand costruito nel tempo sulla figura di un musicista. Infatti il costo del biglietto che pagano le persone quando vanno al concerto non riguarda solo la musica che sentono, ma comprende anche l’ingresso ad una certa visione del mondo, la bellezza e il silenzio della sala da concerto, la gente che sta attorno e molte altre cose. Infatti noi non possiamo fare a meno di tutto questo mondo che si viene a creare, cioè noi pur avendo di fronte un qualcosa di meraviglioso, in questo caso la musica, sentiamo la necessità di avere tutto il resto, cioè il silenzio in sala ecc. Un altro esempio è quello delle scarpe. Infatti molti di noi pur essendo contro la globalizzazione ad esempio per il fatto che sfrutta la manodopera in paesi poveri, comprano lo stesso le scarpe di marca. Quindi possiamo dire che noi siamo i primi a dare man forte alla globalizzazione. Io penso che il concetto che vuole farci capire Baricco sia giusto. Infatti molte persone, pur vedendo la globalizzazione come un fenomeno pericoloso e negativo, ad esempio perché non rispetta tutti i diritti umani che spettano a ciascuna persona, non si fanno scrupoli a comprare i brand, anzi molto spesso a questi oggetti viene associato il benessere, cioè questi oggetti, pur essendo inanimati, ti fanno sentire felice. Tutto questo ci fa capire che, anche se non ce ne accorgiamo, la globalizzazione ci circonda e ormai non riusciamo più a farne a meno.

Argomenti in contrasto con la tesi. Non è vero che tutte le persone convivono con la globalizzazione. Anzi ci sono alcuni gruppi di persone, chiamate no global, che combattono questo fenomeno. Quindi stanno attenti a non comprare vestiti firmati Nike, Adidas o altro.
I no global sono un insieme di gruppi ognuno dei quali è contro la globalizzazione per motivi diversi. I no global vedono la globalizzazione come un fenomeno negativo che bisogna combattere. Questi gruppi mettono in risalto soprattutto gli aspetti negativi di tale fenomeno, ad esempio quello che la globalizzazione non coinvolge tutto il mondo, ma solo alcuni gruppi privilegiati. Per questo i no global si impegnano a sconfiggere la globalizzazione senza farsi influenzare dai grandi marchi e da tutto ciò che ha a che fare con la globalizzazione.

04. Francesco Zanon, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

In questo libro si sostiene che la ricchezza non è ben distribuita nel mondo, ma è nelle mani di pochi, che governano e amministrano le ricchezze mondiali.

Le argomentazioni dell’autore sono diverse e varie. Principalmente si basa su statistiche e su ragionamenti. Nel libro sono presenti sei esempi di merci e fatti che dimostrano e sostengono la sua tesi.
L’esempio che mi ha fatto riflettere di più è stato il fatto della vendita di Coca-cola nel mondo. Lo scrittore ci fa notare che in qualunque luogo tu vada vedi sempre il marchio rosso della bibita e pensi che tutti se la possano permettere, ma la verità non è questa. Infatti, stando alle statistiche, solo un americano ogni anno consuma in media 380 bottigliette di Coca-cola, vuol dire più di una al giorno, mentre un indiano ne consuma 4. Questo dimostra che la Coca-cola viene venduta in tutto il mondo, ma le possibilità di comprarne da parte dei cittadini è differente.
Un altro aspetto significativo è che alle ditte non importa quanto i piccoli negozi riescano a vendere, a loro interessano le grandi catene dei supermercati che comprano le merci in grande quantità, essendo più radicate e espanse nel mondo.
Io personalmente sono molto d’accordo con l’autore. Infatti io sono convinto che ci potrebbe essere una situazione diversa nel mondo se la mentalità della gente cambiasse. Il mondo ideale sarebbe quello dove ognuno non pensa soltanto ai propri interessi e ai soldi, ma che si interessa alla persona che ha di fianco. Così si diffonderebbe equamente non solo la ricchezza monetaria, ma anche quella culturale e ideologica. Questa mentalità e questo modo di vivere può esistere e esiste già in alcuni movimenti o gruppi non solo religiosi ma anche laici, che sono nati per un bene comune e non dell’individuo.

Come ho già detto, io sono d’accordo con l’autore ma capisco che certe persone potrebbero contestare queste argomentazioni. Potrebbero dire che ciascuno è egoista e incapace di pensare agli altri prima che a sé stesso. Nella nostra società è molto evidente in primo luogo tra i giovani che seguendo le mode e le marche spendono troppi soldi che potrebbero essere usati per altri scopi. Potrebbero anche affermare che la ricchezza non è in mano a pochi ma che la maggior marte dei paesi del nord del mondo possiedono ricchezze; inoltre ci sono dei paesi in via di sviluppo e se ci sono riusciti quei paesi ce la potrebbero fare anche i paesi meno sviluppati e con difficoltà economiche.

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