L’Africa in soccorso dell’Occidente

Questa pagina raccoglie le recensioni a L’Africa in soccorso dell’Occidente, di Anne-Cécile Robert (Emi – Edizioni missionarie italiane, 2007).

01. Lucrezia Unterholzner, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

Secondo questo libro, l’Occidente deve essere aiutato dalla società africana. Viena ritenuto, infatti, che l’Occidente sia un sistema malato dove vi sono problemi di ogni tipo (ecologico, sociale, politico, economico) e tutto parte dal fatto che in questo sistema non sono le persone ad essere messe in primo piano e mentre si sente obbligato ad impadronirsi delle risorse degli altri popoli, mentre esporta malattie e medicine, mentre si considera portatore di civiltà e saccheggia una delle più antiche civiltà del mondo, quale l’Iraq, l’Occidente non si sta accorgendo che piano piano sta imboccando la strada di una grave crisi. Il problema è che l’Occidente non vuole ammettere tutto questo, si rifiuta di vederlo ponendosi sulla difensiva ogni qual volta si affronti il problema; importanti per la risoluzione di molti tra questi problemi sarebbero gli aspetti più umani del popolo africano, che tiene in considerazione,in qualsiasi ambito della vita, i valori che qui in Occidente sono andati perduti.

La principale argomentazione che l’autore mette in luce per sostenere la sua tesi, ovvero quella che l’Occidente ha molto più di quanto si possa immaginare da imparare dall’Africa, è il profondo senso dell’umano che ha quest’ultima. Infatti secondo l’autore una delle fonti principali della crisi occidentale è la poca importanza che viene data alla persona e questo penso che sia un prerequisito fondamentale per un paese che si autodefinisce portatore di civiltà in luoghi che hanno semplicemente delle usanze diverse da quelle a cui noi occidentali siamo abituati; ad esempio in Africa si dà grande importanza ai rapporti sociali, alla comunicazione, all’ascolto e vi sono molti più luoghi d’incontro piuttosto che di passaggio e soprattutto una persona non viene mai giudicata per il lavoro che fa ma per il lato più umano della sua vita, per quello che pensa, per i suoi sentimenti etc. ovviamente questo lato africano porta molti aspetti positivi nella sua organizzazione statale: innanzitutto il problema ecologico non è quasi presente in quanto, tenendo conto dell’equilibrio tra uomo e natura, viene sistematicamente praticato il riciclaggio. Inoltre questo senso umano, che sarebbe utile anche per sconfiggere almeno in parte l’individualismo e l’egoismo occidentale, comprende, come già detto, il dialogo e l’ascolto oltre al senso della destinazione comunitaria dei beni, ovvero nessuno cerca di accumulare ricchezza per sé, ma si cerca sempre di condividere tutto con il resto della comunità; probabilmente questo accade a causa della condizione di povertà in cui si vive poiché si cerca di mantenere una situazione il più possibile unita e quindi senza concorrenza senza nemici senza guerre e battaglie di cui il popolo africano è stanco. Secondo un africano, il più della volte, la ricchezza non è quella materiale, ma quella interiore. Inoltre bisogna ricordare che è l’Occidente a produrre più del 70%delle immagini sull’Africa che vengono smistate dai mezzi di comunicazione e anche questi sono in mano all’Occidente: è come se quest’ultimo non volendo vedere i suoi difetti e la sua crisi, non facesse altro che imporsi e criticare tutto e tutti senza mai guardare sé stesso e i suoi abbondanti problemi.

Questo libro dice che l’Africa in realtà è molto più avanti di noi sotto molti punti di vista oltre a dire che la popolazione africana è una delle più umane e socievoli ma non si può negare la sua realtà: innanzitutto in Africa vi sono guerre e conflitti di ogni tipo, gente che muore per la strada, e bisogna ammettere che le ingiustizie esistono anche là come, d’altra parte, in ogni angolo del mondo. Forse è vero che qua in Occidente, per quanto riguarda i rapporti sociali, si respira un’atmosfera più fredda, ma non penso che le migliaia di immigrati africani che scappano dal loro paese spesso anche correndo il rischio della morte, lo facciano per hobby o perché hanno voglia di trovarsi in un luogo dove si vive peggio che da loro. Certo spesso le persone africane spesso sono illuse e attirati verso l’Occidente grazie alle immagini prodotte sempre da quest’ultimo, ma sicuramente in Africa la popolazione per quanto possa essere unita continua a morire, a soffrire ad essere sfruttata. Inoltre, secondo me, un atteggiamento così caloroso e amichevole tra la gente si trova soprattutto nei piccoli villaggi o in quelli più antichi in cui i loro abitanti sono uniti anche in una lotta contro la propria estinzione, la stessa situazione non credo si trovi anche nelle grandi città.
Un altro elemento contrastante è questo: come tesi questo libro dice che l’Occidente è una società malata e allo stesso tempo viene fatto un paragone tra l’Africa e un malato che ha bisogno di qualche aiuto e non di essere continuamente tormentato: tutto questo è chiaramente una contraddizione.

02. Sara Zennaro, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

La tesi più interessante del libro afferma che l’Africa, umanamente più ricca, può salvare la società occidentale in crisi in ambiti quali l’ambiente, l’assistenza, l’istruzione con le sue virtù assai radicate. L’autrice sottolinea che il ritardo dell’Africa non deve essere visto come tale ma come un rifiuto del modello occidentale. Alla domanda che cos’è la povertà le donne nigeriane rispondono: la mancanza d’istruzione, la mancanza d’intelligenza,di vacche, di salute e di fede in ordine d’importanza. In Occidente la risposta è quantitativa: la povertà è la mancanza di denaro, di entrate. Ecco allora come l’Africa può aiutare l’Occidente a riscoprire valori legati al rispetto degli altri, degli anziani, degli ospiti… ma anche un rapporto con la natura più armonioso. L’Africa diventa poi un campione di democrazia nelle riunioni tribali dove tutti, anche le donne, hanno diritto di parola. Tutte queste virtù renderebbero la vita migliore sia n nel Nord che nel Sud.

L’autrice sviluppa la sua tesi paragonando la società africana a quella occidentale e analizzando i rapporti tra esse. Robert dipinge l’Occidente come una potenza senza scrupoli vedendo nella globalizzazione un sistema corrotto del tutto simile al colonialismo. Infatti tale potenza si e creduta autorizzata a usare qualsiasi metodo per imporre la sua visione del mondo e per saccheggiare l’Africa. Il Continente Nero invece viene presentato come una terra che deve riprendere fiato per non annegare nel presunto aiuto della globalizzazione. Questo per diffondere le tradizioni che tanto difende e che l’autrice analizza assai attentamente nell’ultima parte del testo: prima fra tutte le virtù semplici del legame sociale che creano un senso di sicurezza. L’autrice cita varie associazioni africane dedite all’aiuto altrui e dà spazio a quella della tontine, donne che versano una piccola somma di denaro al gruppo; ogni mese il beneficiario di questa somma viene tirato a sorte. Il denaro è usato liberamente ma principalmente in attività economicamente e socialmente utili. Robert si sofferma anche su altri punti di forza della società nera come la lotta contro lo spreco(“l’Africa costruisce la sua industria sugli scarti dell’industria”- Georges Balandier), il senso dell’accoglienza verso lo straniero che è percepito più come un apporto che come un peso; la ricerca dell’armonia con gli altri, con la natura e con gli animali.
L’autrice quindi, nonostante fornisca informazioni interessanti e approfondisca con esempi e citazioni le sue argomentazioni, tende a generalizzare le due società identificando nell’Occidente il male e nell’Africa il bene e ciò non è sicuramente giusto. Basti per esempio pensare al fatto che le multinazionali, pur usando metodi ingiusti, forniscono alle popolazioni il minimo indispensabile per vivere o alle numerose associazioni di volontariato e aiuto.

L’autrice sembra contraddirsi una sola volta, in un’unica argomentazione: ella prima afferma che le mentalità africane sono profondamente segnate del senso del collettivo e che ciò vale sia in ambiente rurale che urbano e per le diverse classi sociali.
Successivamente però affronta il problema di quelli che chiama i pinguini ( per gli abiti in giacca e cravatta) ovvero gli esponenti delle élite africane che sono corrotti e che rincorrono i propri interessi a di scapito delle popolazioni.
Ecco che riaffiora la tendenza a generalizzare precedentemente citata.

03. Chiara Tuzzato, Liceo Artistico Modigliani di Padova, IV A

Cominciando a leggere L’Africa in soccorso dell’occidente si rimane colpiti dal linguaggio forbito, dalla sintassi elaborata e ricca di significato, piena di mille rimandi, note e citazioni di altri libri. Forse, in un primo momento, alla prima lettura, si rimane un po’ sconvolti, stralunati.
Non è decisamente un libro scorrevole proprio per il linguaggio complicato, ma le tematiche affrontate, le tesi proposte e presentate nelle prime pagine, invogliano a scoprire ciò che ci attende nella lettura. E man mano le verità emergono, sconvolgenti.
Alcuni dati relativi al debito dell’Africa nei confronti dell’Occidente mi hanno personalmente scossa, alcune contraddizioni nella politica estera europea mi hanno fatta rabbrividire, infine la tesi della Robot mi ha conquistata, mi ha aperto gli occhi sul futuro devastante che diventa sempre più prossimo, sull’abisso reale verso cui pericolosamente si protende il mondo.
Attraverso una panoramica nella storia dell’Africa il libro ci permette di osservare la ciclicità ,la continua sottomissione, dichiarata o meno, ad altri stati, la manovrazione da parte degli stessi dei fatti e delle idee, l’influenza negativa nell’imporre stereotipi di vita e standard economici irraggiungibili.
Un quadro realistico e un po’ ironico sull’ipocrisia ed incoerenza dei paesi che affermano di voler aiutare l’Africana che in realtà la sfruttano senza scrupoli, come se fosse loro proprietà. Avanzando con le pagine si riscopre un mondo di tradizione, che nonostante le influenze esterne si è mantenuto il cuore pulsante e caldo della società africana, forse in modo unico al mondo.
Anne-Cècile Robert ci invita a riscoprire questo aspetto, il valore del tempo, che nell’Occidente non basta mai mentre nel continente nero di tempo ce n’è da sprecarne: chiacchierando con il vicino di casa, o camminando per la strada, per capire meglio la propria direzione senza fretta.
L’Occidente è visto come un bambino prepotente ed ingiusto, che si nasconde dietro la ricchezza e il progresso. Perché in realtà è insicuro, non ha più qualcosa in cui credere, si affida solo al falso idolo che è il denaro.
E da esso si fa cullare, diviene sicuro di sé, arrogante e si sente superiore e autorizzato a prendere in giro la matura Africa. La vecchia Africa, lenta e stanca, ma allo stesso tempo in pieno fermento, trainata dai giovani, “in via di sviluppo”, ma ancora debole per competere con il mercato mondiale e le nuove economie emergenti, anche se ne avrebbe le potenzialità.
L’Africa va contro un mercato mondiale che non la vuole, che si nasconde dietro una facciata di benevolenza e carità per poi sfruttarla con le multinazionali, come in un’infinita tela di Penelope, che alla luce del sole viene creata, aiuta e salva il continente, mentre con il buio è distrutta, sfilacciata e macchiata dai traffici di farmaci e sfruttamenti. Anche se non viene citato nei documenti ufficiali, l’Occidente si riappropria indirettamente del triplo del denaro investito.
Ma se il mondo “sviluppato”, mondializzato si fermasse per ascoltare ciò che l’Africa ha da comunicargli, probabilmente comincerebbe sul serio a considerarla sua pari, anzi, a rispettarla.
Scoprirebbe che si deve ricominciare tutto dall’inizio, che l’idea alla base dell’economia mondiale è sbagliata, che l’attuale modo di concepire la vita porterà tutti prima o poi alla rovina.
La cultura africana è molto più incentrata sulle persone, la socialità è alla base della vita, e forse è per questo che il commercio è così impedito, rallentato dai ritmi non convenienti, dal punto di vista speculativo, dei lavoratori.
Se in inglese c’è il detto “Time is money”, in africa si può riassumere in “Evviva il tempo!”, perché il denaro non occupa il primo posto nell’ambizione generale.
Una vera rivoluzione del modo di vivere che potrebbe salvarci dal baratro dell’insensibilità e dell’indifferenza. E costruire un rapporto dove ognuno da e riceve, ugualitario e veramente proficuo. Non solo in termini di denaro. Un partenariato utile all’umanità.
Questo io ho recepito dalla lettura del libro, ed ho trovato che il messaggio è sorprendente, ineccepibile e veritiero: per questo, attraverso questo scritto, desidero esprimerlo a chiunque sia disposto ad ascoltare.

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