La decrescita felice

Questa pagina raccoglie le recensioni a La decrescita felice, di Maurizio Pallante, (Editori Riuniti, 2007).

01. Anna Barzon, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

La tesi di questo libro secondo me potrebbe essere: la qualità della vita non dipende dal PIL ma nel modo di produrre i beni. Questo vuol dire che il benessere di un paese non dipende dal Prodotto Interno Lordo cioè dai soldi che un popolo spende ma da come si produce, infatti Maurizio Pallante sostiene che bisogna diminuire il più possibile il PIL, e per fare ciò lui ha promosso il Movimento per la decrescita felice, questo si propone di promuovere la più ampia sostituzione possibile delle merci prodotte industrialmente ed acquistate nei circuiti commerciali con l’autoproduzione di beni. In questa scelta, che comporta una diminuzione del PIL, esso individua la possibilità di miglioramenti: della vita individuale e collettiva, delle condizioni ambientali e delle relazioni tra popoli, Stati e culture.

Per promuovere il suo ideale Pallante inizialmente ci vuol far capire, o meglio ci vuole convincere del perché l’autoproduzione sia utile e per fare ciò si serve di un esempio che potrebbe sembrare banale ma in realtà non lo è: si tratta della produzione di yogurt (che potrebbe essere la produzione di ortaggi, frutta, dell’acqua…). L’autore, dall’analisi di questo prodotto, è arrivato alla conclusione che lo yogurt comprato al supermercato contribuisce all’esaurimento delle fonti fossili, all’inquinamento, a causa del trasporto e degli imballaggi e soprattutto non ha tutti i valori nutrizionali dello yogurt autoprodotto. Quest’ultimo contribuisce molto meno all’aumento del PIL perché è fonte di risparmio proprio perché non ha bisogno di passaggi dal produttore al commerciante.
Inoltre Pallante condanna i mass media che paragonano i beni a delle cose materiali e questo contribuisce all’aumento del PIL perché ormai siamo circondati da pubblicità che ci hanno convinti che la felicità, la gioia, il volersi bene si possono manifestare solo se si comprano determinati prodotti; e noi comprando questi prodotti facciamo aumentare il PIL che però non ci migliora la qualità della vita perché in realtà i veri valori non sono materiali.
Sinceramente le parole di Pallante mi hanno convinto totalmente per quanto riguarda il fatto che i mass media ci hanno completamente scombinato le idee riguardo i veri valori della vita; per quanto riguarda l’autoproduzione sono d’accordo che i prodotti casalinghi abbiano una qualità maggiore rispetto a quelli comprati al supermercato e che migliorino la qualità della vita e che contribuiscono a migliorare anche quella degli altri, comunque i cibi autoprodotti si decompongono velocemente e inoltre secondo me c’è bisogno anche dei prodotti che provengono dai mercati perché non tutto è autoproducibile.
L’autore mette in evidenza anche altre spese che fanno aumentare il PIL, che potrebbero essere benissimo evitate, come il denaro che viene usato per pagare le badanti che assistono gli anziani; mentre una volta le persone più vecchie venivano accolte dalle famiglie perché sono importanti fonti di consigli e insegnamenti.

Sinceramente in questo libro non ho trovato degli argomenti contrastanti con la tesi, infatti l’autore riesce a trovare un collegamento logico tra tutti gli argomenti che tratta nel libro.
Il filo conduttore tra tutti i suoi ragionamenti è il PIL. Lui afferma che il PIL non sia il valore che determina la crescita di un paese anzi più alto è il PIL più alta è anche la crisi di un paese, più è basso il PIL più un paese è benestante.

02. Ilaria Bettini, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

Una delle tesi presenti nel libro La decrescita felice di Maurizio Pallante è l’affermazione che la qualità della vita migliorerebbe con la diminuzione del PIL. L’autore individua come mezzo per l’attuazione di questo scopo l’autoproduzione dei beni che servono all’uomo per soddisfare i propri bisogni primari.
L’autore sostiene che l’autoproduzione potrebbe essere la soluzione per risparmiare e per avere prodotti di qualità migliore, aumentando quindi anche la qualità della vita sia individuale sia collettiva, delle condizioni ambientali(produzione di rifiuti e inquinamento atmosferico) e delle relazioni tra i popoli, gli Stati e le culture. L’ autoproduzione viene anche indicata come il mezzo necessario alla decrescita del PIL rispetto a quanto i potenti ritengono sia la cosa migliore per l’umanità, cioè la sua crescita.

L’autore per sostenere la sua tesi fa prima di tutto una precisazione iniziale cioè fornisce al lettore la definizione, secondo lui più appropriata e veritiera, di prodotto intero lordo. Secondo lo scrittore il prodotto interno lordo o PIL misurerebbe non “l’incremento dei beni prodotti da un sistema economico, ma l’incremento delle merci scambiate con denaro”, inoltre l’autore precisa anche che”non sempre le merci sono beni, perché nel concetto di bene è insita una connotazione qualitativa che invece non pertiene al concetto di merce”. Attraverso questa precisazione sostiene quindi che il concetto che la crescita del PIL sia un bene sia errato perché non garantisce una qualità della vita superiore come si è abituati a credere.
In linea con questa affermazione l’autore individua nella decrescita l’unico mezzo per migliorare la qualità della vita individuale e collettiva e quindi anche la felicità.
Uno dei mezzi che dovrebbe essere utilizzato per perseguire nell’intento è indicato come l’autoproduzione. Se ognuno autoproducesse ciò che serve a se stesso per mantenersi non avrebbe bisogno di comprarlo, sostituendo quindi il prodotto industriale con il proprio prodotto che si suppone di qualità superiore. Tutto questo genererebbe una diminuzione della richiesta e quindi anche attraverso un circolo vizioso la diminuzione del PIL.
Ciò che secondo l’autore dovrebbe essere autoprodotto va dai vasetti di yogurt all’energia. Infatti lo scrittore, esperto in politica energetica, individua nell’autoproduzione di energia attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici, abitativi e non, e nel risparmio l’unica soluzione possibile ai problemi di esaurimento e, non meno importanti, di inquinamento posti dalle fonti fossili.
Ciò che lascia un po’ di perplessità riguardo alle affermazioni formulate dall’autore è se veramente l’autoproduzione possa generare felicità o tanto meno un aumento della qualità della vita. Non si può essere certi che ciò accada e non si può nemmeno credere che tutta la società sarebbe pronta o disponibile ad abbandonare il tipo di vita che ora conduce per una vita basata sull’autoproduzione. Ritengo che ormai gli interessi su cui poggia questo tipo di società siano troppo radicati oltre al fatto che non penso che tutto ciò siano un’alternativa valida alla tirannia del PIL.
Invece un punto in cui mi trovo d’accordo con l’autore è l’autoproduzione di energia e il risparmio che ormai, in mancanza di alternative, si configurano come un’ottima alternativa alle fonti fossili e quindi ritengo che l’argomentazione dell’autore su questo tema sia più che valida.

Contrariamente alla tesi sostenuta dall’autore credo che non bisognerebbe perseguire una decrescita del PIL ma bisognerebbe invece ignorare del tutto i valori del PIL perché indicano solo la ricchezza prodotta da un paese e non la sua distribuzione e tanto meno la qualità della vita. Bisognerebbe invece creare e affidarsi a valori più specifici che rivelano particolari situazioni non essendo così generici come il PIL.
Pur contestando l’autorità che il PIL esercita all’interno della nostra società non mi trovo d’accordo con l’autore che predicando la decrescita del PIL ne tiene comunque conto.
Infatti per stabilire le reali condizioni di un paese bisogna considerare diversi fattori, tra i quali non compare il PIL.
La soluzione quindi alla tirannia del PIL è ignorare il PIL stesso. L’autoproduzione di beni esclusi quelli energetici però sembra, a mio parere, insensata. Infatti abbandonare le città per le campagne e vivere nell’autoproduzione porterebbe solo indietro la nostra società. Ritengo impossibile ciò che viene auspicato dall’autore cioè la combinazione tra autoproduzione e dimensione mercantile. L’autore sostiene che non si possa abolire la dimensione mercantile perché alcuni beni non si possono autoprodurre ma non è a parer mio possibile una convivenza tra due concezioni così contrastanti e antitetiche come queste.
Di conseguenza, se ciò non è possibile, in una società composta da autoproduttori verrebbero a mancare molte delle comodità e dei comfort che hanno tanto accresciuto la qualità della vita e che se venissero a mancare la peggiorerebbero.
Pur cercando di dimostrare una diversa tesi rispetto a quella sostenuta dall’autore ritengo come già detto valida la proposta dell’autoproduzione energetica. Essa è già in atto, anche se troppo rara, e oltre e essere conveniente è anche necessaria ora quando ormai le fonti fossili sono in via d’esaurimento.
Quindi individuo come possibile soluzione ai problemi economici della società, di cui non si può negare l’esistenza, una più corretta distribuzione delle risorse in funzione di uno sviluppo però non legato al PIL, indice concreto e allo stesso tempo astratto, ma a valori che realmente tengono conto delle condizioni, delle realtà economiche ma soprattutto, sociali e umane della popolazione mondiale.

03. Eleonora Campagnolo, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

La tesi del libro. La qualità della vita non dipende dal PIL: la decrescita economica si può realizzare col passaggio dalla produzione per il mercato all’autoproduzione per autoconsumo, dalla produzione di merci alla produzione di beni, dal cibo drogato chimicamente alla qualità dei cicli naturali: essa può accrescere il benessere dei cittadini e migliorare la qualità dell’ambiente in cui essi vivono. La qualità della vita, dunque, non dipende dal PIL poiché quest’ultimo è dato dai numerosi investimenti, dai grandi mercati: se crolla un ponte ci si dovrebbe preoccupare dei danni subiti dalle persone che vi stavano sopra; quello che interessa, invece, è darsi da fare per investire sul materiale da costruzione o su qualche impresa edile. Dovremmo, dunque, comprendere che ormai tutto è un falso splendore e che non siamo i primi della storia a sentire il bisogno di un mondo migliore (basti pensare al II secolo d.C.). Dovremmo provare a percorrere delle strade inesplorate, sbagliando e correggendoci in continuazione.

Gli argomenti della tesi. La qualità della vita dipende dalla decrescita economica: quest’ultima porta vantaggi in termini di felicità individuale, di relazioni più serene tra individui e tra popoli ed è un passaggio obbligatorio per costruire una cultura in grado di superare i terribili problemi posti all’umanità e a tutte le specie viventi da un sistema economico fondato sulla crescita illimitata di produzione di merci. Per entrare a fare parte del movimento della decrescita felice occorre effettuare nella propria vita scelte che comportano decrementi del prodotto interno lordo. Per liberarsi dai vincoli della crescita, per respirare anche nelle città un’aria meno inquinata, per depotenziare le motivazioni delle guerre per il controllo delle risorse energetiche, bisogna comprare il meno possibile e far durare il più a lungo possibile ciò che si compra.
La scelta dell’autoproduzione migliora la qualità della vita di chi la compie, non provoca impatti ambientali e comporta un decremento del prodotto interno lordo: ad esempio lo yogurt autoprodotto non richiede consumi di carburante, confezioni e imballaggi, quindi fa diminuire la domanda di merci; esso, inoltre, fa diminuire i costi di smaltimento dei rifiuti, porta alla diminuzione dei consumi di carburante, comporta una riduzione della circolazione di autotreni che lo trasportano: gli autoveicoli possono circolare più velocemente riducendo gli intasamenti e ciò migliora la qualità della vita. Anche la diminuzione dei camion diminuisce i rischi di incidenti e ciò migliora nuovamente la qualità della vita.
Oggi nei supermercati le persone riempiono i carrelli di bottiglie di plastica piene d’acqua, le scaricano nei portabagagli delle automobili con cui le portano fino alle loro abitazioni. Se al posto dell’acqua in bottiglia si beve l’acqua del rubinetto, si ottiene un risparmio economico che comporta una diminuzione dell’inquinamento ambientale e un miglioramento della qualità della vita individuale, oltre alla decrescita del PIL, quindi una diminuzione della domanda di acqua in bottiglia e dei prodotti petroliferi utilizzati nelle fasi di produzione e trasporto. Bevendo l’acqua del rubinetto si diminuisce il costo del trasporto per portare l’acqua a casa, si risparmiano fonti fossili che servono sia per il funzionamento della macchina, sia per produrre le bottiglie di plastica, non si spende molto per comprarla e si inquina di meno. Dovremmo comprendere che ormai è ora di cambiare cultura per elaborarne un’altra nuova con lo scopo di provare a rapportarsi diversamente con il mondo e i suoi abitanti.

Argomenti contro la tesi. Io non ho trovato alcun elemento contrastante con la tesi del libro letto. Ritengo, invece, che l’autore del libro abbia lavorato con molta precisione e chiarezza e in modo veramente organizzato.
Lo scrittore, a mio parere, si è dimostrato molto documentato e ha illustrato ciò che molta gente pensa e condivide.
Egli è riuscito, davvero bene direi, a dimostrare che la qualità della vita dipende da fattori che erano attivi molti anni fa e che il progresso attuale, in svariati campi lavorativi, ha bloccato, per esempio l’autoproduzione e gli scambi basati sul dono e sulla reciprocità.
La qualità della vita è tutta un’altra cosa rispetto a quello che i media vogliono ficcarci in testa: la felicità non si può comprare, pertanto non dipende dalle cose materiali!

04. Marco Mattiuzzo, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

La tesi del libro. L’ autoproduzione migliora la qualità della vita. Questo perché, se ognuno si producesse i beni personali, non avrebbe bisogno di acquistarli, cosa che comporterebbe ad un rallentamento di mercato e quindi alla diminuzione dei trasporti impiegati. Ciò migliorerebbe la qualità della vita, grazie al calo dell’inquinamento, essendo anche un beneficio economico.
Se le persone si autoproducessero ciò di cui hanno bisogno, potrebbero impiegare meno tempo nel lavoro salariato e dedicarsi ai propri figli o agli anziani, senza il sostegno retribuito di badanti o nutrici.
In campo alimentare, i viveri autoprodotti, sono più sani e controllati, e non sono sottoposti a modificazioni genetiche.

L’autore utilizza argomentazioni universali e che spaziano in vari campi.
– Il settore lavorativo.
Il nervosismo e logorio che si crea con l’imbottigliamento nel traffico; l’occupazione crescerebbe attraverso la ristrutturazione del patrimonio edilizio.
– Il campo familiare
Le persone impiegherebbero meno tempo nel lavoro salariato, dedicandosi maggiormente alla famiglia.
– Il campo mondiale
Con la diminuzione dei consumi eccessivi, i Paesi sviluppati e industrializzati aiuterebbero quelli sottosviluppati e lontani dall’arricchimento.
Un esempio concreto di uno Stato povero che è riuscito a migliorare la qualità della vita dei propri cittadini è Cuba, la quale, dopo la caduta dell’Unione sovietica, si era impoverita, ma attraverso l’autoproduzione dei beni da parte di ognuno, ha iniziato un periodo di ricrescita agricola.

Argomenti contrari. L’ autoproduzione comporta sicuramente alla diminuzione del PIL e quindi della ricchezza nazionale.
A questo fenomeno seguirebbe la diminuzione dello sviluppo economico e industriale del Paese e quindi alla diminuzione di posti di lavoro e di progetti urbanistici e sociali.
Inoltre le persone hanno bisogno di lavorare per avere una gratificazione personale e un impiego che servi a risaltare le potenzialità del singolo.

05. Ambra Sammarco, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

Ne La decrescita felice di Maurizio Pallante una delle tesi che l’autore sostiene con maggior forza è l’importanza del ruolo che i mass-media interpretano nell’economia di mercato, e quindi nel consumismo, e il conseguente potere che essi hanno assunto con il passare del tempo. Infatti La decrescita felice è un libro che condanna l’economia di mercato e i valori superficiali che essa diffonde. La teoria economica che si sta affermando sempre più prepotentemente nelle nostre vite ha come obiettivo la crescita del PIL e quindi una maggiore produzione che comporta una crescita dei consumi e, come dice ironicamente Maurizio Pallante, “se si consuma di più si sta meglio”. questa logica si impone soprattutto attraverso l’uso di mass-media compiacenti che, attraverso il loro potere cercano di manipolare le nostre vite, le nostre idee e i nostri comportamenti. I mass-media fanno leva su uno dei desideri più profondi degli uomini, cioè il benessere, offuscando la mentalità degli uomini e sospingendo la gente, influenzata da questo speranza di benessere, ad adoperarsi per la crescita del PIL.

In La decrescita felice Maurizio Pallante sostiene che i mass-media interpretano un ruolo fondamentale nella diffusione della mentalità consumista. Per dimostrare questa tesi l’autore cita, nel capitolo otto, una pubblicità del dicembre 1993 che diceva: “Per Natale un gesto di solidarietà. Regalatevi qualcosa”. Questa frase secondo me è l’argomento più valido tra quelli utilizzati dall’autore. Infatti da questa espressione emerge chiaramente quale ruolo questi mezzi di comunicazione interpretino nei cambiamenti riguardanti il nostro stile di vita. Spesso valori profondi come la felicità, la solidarietà, l’affetto e l’amore per il prossimo vengono associati all’acquisto di merci. La speranza di raggiungere il benessere offusca la mentalità della gente, tanto che la maggior parte della popolazione lavora sempre di più per avere i soldi necessari a comprare gli “oggetti della felicità”. È in questo contesto che l’acquisto diviene espressione di affetto; per comprendere questa frase basti pensare che un gran numero di persone trascorre quasi tutta la giornata al lavoro per poter poi spendere in merci ciò che ha guadagnato invece di lavorare meno e dedicare più tempo alle relazioni umane e spirituali. Il consumismo ha diffuso, per mezzo dei mass-media, l’idea che lavorare, cioè ottenere un reddito, sia migliore che trascorrere il proprio tempo con i propri figli o con le persone che si amano. È in questo contesto che l’autore inserisce dei dati davvero significativi per dimostrare questa affermazione e per dimostrare che questa mentalità sta producendo effetti negativi soprattutto tra i più giovani. Infatti una ricerca del 2005 effettuata su un campione di 70 bambini inglesi inseriti negli asili nido tra gli undici e i venti mesi di età, ha dimostrato che i valori di idrocortisone, sono raddoppiati nelle prime settimane rimanendo molto alti anche nei mesi a seguire. Poiché l’idrocortisone è un ormone dello stress, questo esperimento ci dimostra come i bambini di questa generazione siano sottoposti a grande stress fin dai primi mesi di vita. L’autore ha deciso di citare anche un articolo del quotidiano La Repubblica, nel quale è scritto che: “I risultati della ricerca non significano che l’asilo nido ‘fa male’ ai bambini tanto meno che le madri dovrebbero rinunciare al lavoro per dedicarsi esclusivamente ai figli”. Questa citazione ci dimostra ancora una volta in modo molto limpido come i mezzi di comunicazione intervengano a sostegno del consumismo. In tutto il libro Maurizio Pallante ci dimostra come il nostro pensiero venga subordinato dalla mentalità del consumismo, come il mercato sia davvero il nostro padrone. L’autore utilizza molti argomenti convincenti e attendibili, ma ritengo che quelli appena citati siano i più significativi.

Nel libro La decrescita felice l’autore è molto coerente con la sua tesi; infatti non ho riscontrato argomenti contrastanti con essa. Inoltre sono d’accordo con ciò che sostiene l’autore, infatti ritengo che le nostre vite siano profondamente influenzate dall’intervento dei mass-media e che esse si adoperino per il diffondersi del consumismo. Per comprendere questa affermazione basti pensare al crescente numero di pubblicità che ci vengono proposte e al conseguente aumento dell’acquisto delle merci che esse pubblicizzano. Questo esempio ci fa comprendere chiaramente quale ruolo giochino i mass-media, infatti noi compriamo i prodotti che ci vengono presentati, credendo a ciò che la pubblicità ci dice, e cioè che comprarli implica un miglioramento di vita e una crescita della felicità. Basta quindi osservare le piccole cose e i piccoli gesti di ogni giorno per capire che essi non sono dettati dalla nostra volontà, ma da un pensiero di massa che si è diffuso proprio attraverso i mezzi di comunicazione che riescono a entrare facilmente nella vita di ognuno di noi.

06. Gioia Borsatto, Liceo Artistico Modigliani di Padova, IV A

La decrescita felice di Maurizio Pallante, tratta argomenti che riguardano l’economia del mondo, del ruolo che essa assume nella società, soprattutto quella odierna, facendo paragoni ed esempi concreti rispetto allo stile di vita attuale e quello passato, e i miglioramenti o peggioramenti che questo “progresso” comporta.
L’economia ha un punto di partenza, questo punto è il Pil, prodotto interno lordo, attorno al quale gira tutto. In economia infatti, l’obiettivo da raggiungere è la crescita del Pil: più il Pil cresce, più la ricchezza cresce e con questa aumenta anche il benessere della popolazione. Perché con la ricchezza e quindi con la crescita economica, che prevede: la produzione, lo scambio, la vendita e l’acquisto di merci, c’è un progresso, e il progresso è considerato sinonimo di miglioramento: ovvero un’evoluzione data dallo sviluppo della scienza e della tecnologia, che avanzano con l’avanzare del tempo e quindi della storia.
L’obiettivo dell’Mdf, Movimento per la decrescita felice, però, non è quello di illustrare cos’è diventato il mondo seguendo questo stile di vita, ma è quello di farci capire che questo stile di vita non è proprio del tutto corretto come i mass media e tutte le organizzazioni odierne ci portano a pensare. In molti casi infatti, i prodotti lavorati industrialmente sono molto più controproducenti rispetto a quelli autoprodotti.
Una differenza esorbitante la si può trovare nella produzione di un semplice yogurt, sia a livello qualitativo che economico. C’è una grande diversità anche sotto il punto di vista di sanità: ovvero l’inquinamento causato dai mezzi di trasporto.
Questo messaggio è stato lanciato alla ricerca di una soluzione, di un cambiamento, perché il vivere meglio nell’economia, che si traduce nella crescita del Pil, non corrisponde al vivere meglio e alla felicità del singolo individuo, che può vivere comunque bene autoproducendo e senza la necessità di favorire il consumismo acquistando beni talvolta superflui.
Si è cercato così di mettere in moto un rapporto fondato sulla reciprocità e il dono e di utilizzare nuove tecnologie in grado di salvaguardare il pianeta.

Un buon metodo per sensibilizzare la popolazione con questo messaggio, sarebbe quello di utilizzare gli stessi mezzi di comunicazione degli economisti: i mass mediache sono i più efficaci al giorno d’oggi, trasmettendo ovviamente il messaggio contrario.
Il libro insegna molto, fa capire quant’ è facile alle volte, farsi “ingannare” dalle apparenze e rimanere “intrappolati” in un sistema che non ci appartiene, senza rendersene conto, rincorrendo un progresso che poi tanto progresso non è. Un sistema che sottovaluta tutto ciò che è passato e lo cancella sistematicamente quando arriva il futuro, il più nuovo.
E tutto questo è una ruota che gira: veloce, sempre più veloce, quasi fino a non riuscire a controllarla, credendo di fare del bene solo perché si sta andando avanti e continuare ad andare avanti senza fermarsi un attimo a pensare che forse si stava meglio prima: meno evoluti, con meno crescita del Pil, forse con più decrescita ma più felici.


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