Il mercante d’acqua

In questa pagina sono raccolte le recensioni a Il mercante d’acqua di Francesco Gesualdi (Feltrinelli 2007).

01. Fasitta, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H

Tesi: La globalizzazione sfrutta la povertà. Infatti nel libro Il mercante d’acqua gli abitanti dell’isola di Terrasecca, dopo un lungo periodo di tranquillità e serenità, grazie al terreno che era fertile e all’acqua che non mancava, si trovano ad affrontare un periodo di siccità, a causa della quale non si possono ne lavare ne dissetare. Però sull’isola abita un signore, il cui nome è Melebù, che faceva parte del villaggio ma che poi è stato cacciato, che ha fatto scavare ai suoi uomini dei pozzi, diventando ricco d’acqua. Allora essendo lui il potente, poiché possiede il bene più prezioso, gli abitanti poveri si dirigono da lui per chiedere delle taniche d’acqua e Melebù sfrutta la situazione e propone un accordo, secondo il quale avrebbero dovuto lavorare per lui e in cambio avrebbero guadagnato un tot d’acqua all’ora.

L’autore, ad esempio, mette molto in risalto le condizioni economiche di tutti gli abitanti dell’isola di Terrasecca. Da un lato vi sono gli abitanti che fanno la parte dei poveri con la loro situazione precaria; infatti vivono in capanne e hanno i vestiti giusti per coprirsi. Dall’altro lato c’è Melebù che ha la parte del ricco, seguito sempre dai suoi soldati; la loro situazione, invece, è quasi ottima, infatti Melebù vive in una reggia ed è sempre servito e riverito dai suoi servi e soldati. In tutta questa situazione Melebù, come i paesi ricchi di oggi, offre alla popolazione povera, che oggi sarebbe rappresentata da paesi come l’Africa e la Cina, una paga che le dovrebbe permettere di vivere, però in cambio loro devono offrire la loro mano d’opera anche in lavori pesanti. Un’altra argomentazione usata dall’autore è quella di usare l’acqua, un bene primario, come mezzo grazie al quale si può affermare che la globalizzazione sfrutta la povertà. Infatti è proprio a causa della siccità che la popolazione,trovandosi in situazione precarie, si riduce in schiavitù, cioè a servizio di Melebù, per avere dei bidoni d’acqua per dissetarsi e lavarsi. Altra argomentazioni, che utilizza l’autore, è quella della nascita di infrastrutture come bar e fast-food grazie allo sfruttamento della mano d’opera dei poveri. Anche qui si nota che alla fine sono sempre i potenti ad avere la meglio e a sottomettere i poveri.

L’altro risvolto dello sfruttamento è quello del miglioramento del tenore di vita grazie alla nascita di infrastrutture e alla trasformazione dell’isola di Terrasecca in una stazione d’acqua pronta a rifornire, in caso di guerra, chi offriva il prezzo migliore. Così grazie ai guadagni delle guerre l’economia cresceva e Mefox, nipote di Melebù, salito al governo dopo la sua morte, si arricchiva. Inoltre però sotto il suo controllo gli abitanti che lavoravano per lui potevano usufruire si ciò k raccoglievano perché Mefox aveva sistemato il contratto k lo zio aveva fatto con la gente povera. Infine un altro fatto che contrasta la tesi è quello k la popolazione si ribellò a Mefox perché vi sono state nascite di bambini deformati e così la gente, dopo essersi resa conto k quella economia stava distruggendo l’ambiente, decise di opporsi.

02. Matteo Lorenzato, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

La tesi del libro letto è che la globalizzazione,fenomeno che nell’ultimo decennio si è ingrandito notevolmente, sfrutta le popolazioni povere. I paesi vengono quasi colonizzati, assoggettati. La popolazione non trae vantaggi dal fatto di venire colonizzata, anzi, il più delle volte ci rimette anche psicologicamente. Nel romanzo, per esempio, prima Melebù e poi Mefox appaiono padroni dell’isola, loro regolano la sua vita e quella degli abitanti che sono costretti ad assistere pure alla privatizzazione dell’acqua, un bene fino a quel momento libero e sacro. Gli abitanti solo attraverso rivolte riescono a ricevere dei diritti. Inoltre la globalizzazione, sotto il controllori Mefox, assume sull’isola di Terra Secca l’aspetto di un fenomeno che vuole imporre la tecnologia e le comodità, quasi con la forza, pure in un luogo dove gli abitanti hanno sempre vissuto di scambi e solidarietà, con queste comodità (fast food, fabbriche…) vengono a crearsi anche disuguaglianze di pensiero sull’isola, si formano due schieramenti: i vecchi, contrari all’apporto di novità poiché hanno sempre vissuto in semplicità; i giovani, favorevoli invece a queste novità, che non fanno nulla e non portano più rispetto per gli anziani.

Gli argomenti a sostegno della tesi. La popolazione non ne trae benefici: questo argomento è valido,al di fuori del libro letto per esempio molte popolazioni vengono sfruttate senza trarre da questa colonizzazione né benefici monetari né trasformazioni sociali utili. Intere etnie sono soggiogate e schiavizzate per rendere più ricco il solito gruppo ristretto di persone. Nel libro letto la parte del potente del potente la svolge Melebù e alla sua morte Mefox che fanno proprie tutte le sorgenti dell’isola in cambio di qualche secchio d’acqua.
– La globalizzazione porta scompiglio nella popolazione: a Terra Secca dopo l’arrivo delle industrie di Mefox e dell’arrivo di tutte le comodità la popolazione si era divisa in due fazioni: anziani e giovani. Gli uni con idee differenti dagli altri. A Terra Secca, come d’altra parte nel mondo che viviamo, con l’arrivo delle comodità e dei servizi pronti molti giovani si erano dati all’ozio, al dolce far nulla e questo i Rutiani, gruppo degli anziani guidati da Ruta, non lo sopportano avendo sempre vissuto lavorando e faticando per sfamare la propria famiglia;ora invece i giovani passano le giornate nei fast-food, trascurando il lavoro e gli anziani che li avvertono delle conseguenze che porterà questa situazione.
– La privatizzazione dell’acqua: Nel libro è molto chiara questa argomentazione, nel mondo reale forse non ci si accorge che ciò avviene; l’acqua,che dovrebbe essere un bene sacro e gratuito poiché nasce dalla terra che è proprietà di tutti, viene invece estratta da aziende private che poi la rimettono sul mercato a prezzi da capogiro, questa è reale privatizzazione dell’acqua. Non bisogna sentirsi da questo fenomeno poiché tocca tutta la popolazione di tutti i paesi sviluppati e forse l’unica maniera per risolvere la situazione è quella di non sfruttare più questi servizi, di farne a meno,proprio come fanno nel libro letto gli abitanti.

La tesi esposta dall’autore nel libro letto può essere contrariata. È noto infatti che, con l’espandersi della globalizzazione, ci sono molti più vantaggi; il commercio globale è uno di questi, esso porta con sé, infatti, una serie di caratteristiche favorevoli, prima su tutte la possibilità di effettuare scambi rapidi fra i paesi, una delle massime espressioni della globalizzazione. Paesi anche molto lontani, attraverso telecomunicazioni e trasporti rapidi come aerei e treni, risultano molto più vicini. Inoltre in alcuni casi la popolazione colonizzata trae benefici poiché le aziende che si trasferiscono nei paesi sottosviluppati portano fabbriche, dunque lavoro, dunque denaro. Il salario, infatti, che offrono le aziende straniere è superiore a quello che riceverebbe la popolazione lavorando per le aziende presenti sul luogo, sempre ammesso che ce ne siano.

03. Nicolò Marini, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

La globalizzazione diffonde un apparente progresso che illude e inganna la popolazione. Quest’ultima, infatti, si abitua ad un frenetico consumismo che comporta numerosi problemi che incidono sul futuro della popolazione e appiattiscono i suoi caratteri tipici. Inoltre i primi effetti benefici della globalizzazione condizionano fortemente i cittadini che difficilmente riescono a fare a meno di questo progresso. Infine l’avvento del consumismo porta la comparsa della pubblicità che risulta penetrante nei cervelli, inevitabilmente condizionante e martellante per gli insistenti messaggi che propone riguardo all’apparire esteriore piuttosto che all’essere interiore.

La globalizzazione porta un giro d’affari infinito a cui non esiste soluzione. Infatti sotto il governo di Mefox la contraddizione data dall’innalzamento del livello dell’acqua contemporaneo all’aumento dei salari dei lavoratori è causata dall’immutato fabbisogno giornaliero di acqua per ogni singola persona. Ecco allora che serve incrementare l’acquisto di acqua per poter illudere la gente riguardo ad un progressivo benessere. Tuttavia l’illusione viene spiegata dal fatto che i soldi vengono dati da Mefox ai lavoratori come salario e in seguito dai lavoratori a Mefox come pagamento dei generi indispensabili per vivere. L’aggettivo indispensabile non è più valido quando interviene la pubblicità: infatti con i suoi messaggi martellanti che cominciano all’alba e proseguono sino a notte fonda, la pubblicità condiziona inevitabilmente il cittadino che così è portato a sciacquare l’insalata non cinque ma dieci volte per non esporre la famiglia al rischio di malattie, è costretto a far fare ai propri figli fino a sette bagni al giorno per potersi vantare con gli altri cittadini,è pervaso a comperare ogni qualità di Frizzo al fine di evitare battibecchi sull’acqua da metter in tavola. Condivido pienamente la tesi dell’autore riguardo i gravi problemi a cui si condannano i posteri in cambio del benessere attuale: come primo effetto negativo notiamo la presenza di cumuli di rifiuti che non si riesce a smaltire in nessun modo e che quindi contaminano l’ambiente e la salute degli stessi cittadini. Una frase particolarmente incisiva che permette di capire lo sgomento dei cittadini riguardo alla grande fabbrica di Frizzo è: “«Fumo industriale», ripetevano tutti con tono reverenziale, come se quello fosse il segnale del nostro progresso”. Infatti la parola progresso è alquanto inappropriata in quanto non si ha un vero e proprio sviluppo in tutti i campi dell’esistenza umana: dove prende pesantemente piede l’attività industriale si ha un regresso riguardo alle tecniche di salvaguardia dell’ambiente che col passare del tempo viene reso quasi invivibile. Quindi il termine più appropriato sarebbe avanzamento tecnologico.

Non considerando tutti gli effetti negativi del consumismo possiamo ricavare che alcune invenzioni portate dall’avanzamento tecnologico si sono rivelate se non indispensabili almeno utili o comode. Dopo un’intera giornata di lavoro anche i minimi gesti vengono amplificati e resi difficoltosi. Così, considerando il banale esempio dei piatti di plastica, si può confermare che la vita sotto certi aspetti acquista più comodità e meno fatica, quindi più riposo. Inoltre l’acqua confezionata in bottiglie di plastica è utile in caso di emergenza in quanto non è ingombrante ed è sempre disponibile: in questo modo viene anche eliminato il gesto di raccogliere l’acqua dei pozzi. Infine un altro argomento contrastante con la tesi del libro viene dato in seguito dal libro stesso: la globalizzazione è un processo che può essere controllato e se si riversano sui cittadini più problemi che benefici è dovere dei cittadini impegnarsi in una campagna anti-global. Naturalmente ogni singolo elemento deve essere veramente motivato per affrontare questo mostro in progressivo avanzamento e deve essere in grado di fare a meno di lui.

04. Martella, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

L’acqua è una delle risorse principali della globalizzazione. Come sappiamo l’acqua è la principale fonte di sostentamento per gli esseri viventi e ogni essere vivente dovrebbe avere almeno una quantità d’acqua tale da potersi dissetare, lavarsi e da poter usare per i minimi bisogni. Non è così in quanto in alcune zone del mondo la quantità d’acqua non è sufficiente neanche per dissetare una famiglia. Riguardo questo argomento l’acqua c’entra perfettamente con la globalizzazione perché proprio attraverso la globalizzazione si possono aiutare prive del bene primario e proprio per questo fatto muoiono migliaia di persone.
Francesco Gesualdi dimostra la sua tesi attraverso una favola piena di valori; infatti il libro parla di una popolazione che dopo un periodo di siccità rimane senza acqua, l’unico abitante dell’isola a possedere una grande quantità d’acqua è Melebù, il potente dell’isola. A quel punto la popolazione chiede aiuto a Melebù, Melebù accetta di mal grado ma ad una condizione, per avere l’acqua gli uomini e i ragazzi dovevano lavorare. Secondo me attraverso questa storia l’autore vuol far capire appunto che senza acqua la gente non sopravvive e proprio per avere qualche secchio d’acqua per i bisogni primari le persone fanno di tutto, anche lavorare per un uomo trascurando le attività precedenti.
Alla fine della storia la popolazione dell’isola manda in fallimento il discendente di Melebù in quanto aveva portato la globalizzazione su quella piccola isola provocando tantissimi danni. In poche parole la popolazione prima dell’arrivo di Melebù viveva una vita serena e spensierata fatta solo di acqua, agricoltura e forza della popolazione.
Io sono d’accordo con la tesi di Francesco Gesualdi poiché anche secondo me una vita in cui l’acqua viene sfruttata da qualcuno non è più vita.
A mio parere la tesi del libro non è del tutto sbagliata; infatti l’acqua è un bene comune e non deve essere sfruttata da nessuno, però è anche vero che questa è solo una favola e da quello che so l’acqua non viene sfruttata da nessuno anzi si cerca in tutti i modi di aiutare le popolazioni che hanno bisogno d’acqua.
C’è da dire anche che comunque si sentono continuamente notizie al telegiornale che parlano di migliaia di morti all’anno nelle popolazioni che hanno scarse quantità d’acqua o perché muoiono di sete o perché non c’è igiene. In conclusione la tesi del libro è corretta ma nel mondo non avviene quello che viene raccontato nel libro.

05. Davide Martini, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

Dopo essermi documentato il mio parere è che i temi principali del racconto siano quello di vivere una vita sobria e quello di evidenziare i guasti e difetti del sistema moderno e le malefatte delle imprese. Nel libro, infatti tutta la popolazione di Terra Secca vive in modo sobrio, rispettoso per l’ ambiente, che mantiene i diritti fondamentali per tutti. La stessa volontà del protagonista, che lascia la sua vita quotidiana poiché essa è sì piena di soldi, lusso ed agevolazioni ma manca di affetto, è quella di trovare delle persone che lo amino e che sappiano cogliere i veri fondamentali della vita; infatti la sua idea riguardo al lavoro non è ormai quella moderna di vivere per lavorare, ma quella di lavorare per vivere, cioè solo per avere lo stretto necessario per sopravvivere, senza lussi, comodità e tecnologia.
Sergio, il nome del protagonista, trova tutto questo, dopo uno sfortunato naufragio, a Terra Secca, dove si vive in completa armonia sia con le persone che con l’ ambiente. Tuttavia in un periodo di siccità gli abitanti di Terra Secca sono costretti a lavorare per un potente locale, Melebù, tipico capitalista del 1800, che rende quasi in schiavitù tutta la popolazione, in cambio di acqua, ormai diventata una concessione più che un diritto.
Alla morte di Melebù subentra il nipote Mefox, apparentemente più aperto e bendisposto verso le richieste della popolazione. Tuttavia Mefox trasforma il popolo da schiavo di Melebù a schiavo del capitalismo. In Mefox si può identificare il classico capitalista moderno, che cerca in tutti i modi di vendere il proprio prodotto e di arricchirsi, anche sfruttando e danneggiando gravemente altre persone che, per disperazione e per assoluto bisogno di qualche soldo per sopravvivere, sono disposte a “lavorare” in condizioni igienico sanitarie estreme, tanto da morire, com’ è successo addirittura in un paese avanzato come l’Italia; a mio parere infatti in questo ruolo si identifica gran parte delle multinazionali,appunto definite da un’ importante economista come delle persone matte. Dopo l’ arrivo di Mefox sull’ isola comincia a svilupparsi il consumismo ai livelli attuali e, dopo poco tempo, gran parte delle abitanti risente dell’ inquinamento provocato dalla fabbrica di plastica e dalla centrale elettrica che provoca a sua volta malattia e danneggia terreni una volta fiorenti ed ora aridi; dell’ inquinamento ne risentono specialmente i neonati: infatti la maggioranza di essi nasce malformata e menomata; lo stesso figlio di Sergio nasce senza braccia. Tuttavia, vedendo ciò che sta accadendo, gli abitanti di Terra Secca riescono a tornare al loro stile di vita antecedente l’ arrivo della siccità, di Melebù e successivamente di Mefox. In definitiva Gesualdi ci vuole esprimere un gran messaggio: quello di tornare a vivere una vita sobria e naturale, di riuscire a cambiare il sistema economico umanitario presente oggi, cercando di aiutare il giusto sviluppo dei paesi poveri, di fare in modo che non accadano più disastri ambientali, come quelli causati dalle multinazionali europee e americane specialmente sul territorio cinese e quelli causati dalle petroliere. Secondo un noto scrittore ed ex-politico ambientalista, Mario Capanna, Presidente del Consiglio per i Diritti Genetici,una fondazione di circa 2500 scienziati ha espresso una pesante sentenza: il 90% dei danni ambientali e atmosferici è stato causato dall’ uomo e dalle sue attività e che se continua questo sistema di vita tra pochi anni il mondo non sarà più vivibile in alcune zone; essi dicono che per migliorare questa tesi bisognerà eseguire tre punti fondamentali per lo sviluppo e la sopravvivenza dell’ umanità: il cessare di ogni forma dannosa per l’ ambiente, la creazione di sistemi politici che garantiscano e provvedano all’ assoluto adempimento dei diritti fondamentali e la formazione di una nuova organizzazione socio economica che permetta lo sviluppo non in forme eccessive. Il breve messaggio che essi vogliono trasmetterci insieme al sig. Capanna e al sig. Gesualdi è questo: salvare il presente per avere un futuro. Tuttavia non credo che l’ umanità, seguendo la strada attuale, sia capace di trasformare il proprio stile di vita, pieno di vizi e lussi da una metà, povero e disperato dall’ altra, in un sistema sobrio che crei un’uguaglianza economica e culturale per tutta la popolazione terrestre. L’unica speranza rimasta è che avvenga un avvenimento tale da provocare una profonda riflessione sul futuro dell’ umanità e che questo avvenimento porti dalle parole qui scritte ai fatti poiché senza essi si sarebbe spesa inutilmente una grande quantità di parole e il mondo sarebbe condannato. Tutti questi propositi dovrebbero essere realizzati da un governo mondiale capace di risanare gran parte degli innumerevoli aspetti della vita quotidiana .

I fenomeni del capitalismo e dell’ eccessivo sviluppo hanno tuttavia portato alcuni benefici almeno in una piccola parte della popolazione terrestre. Hanno infatti permesso il miglioramento del reparto igienico sanitario, dell’ alfabetismo, della cultura, della possibilità di eseguire delle ricerche scientifiche con le quali possiamo accorgerci dei nostri errori e per le quali stiamo ora discutendo del nostro futuro, della conoscenza e della possibilità di condividere il proprio pensiero a milioni di persone attraverso i mass media ed altri mezzi di comunicazione.

06. Marco Miotto, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

Questa storia inizia con la richiesta d’acqua da parte degli abitanti Terra Secca, i quali per non morire di sete durante una terribile siccità sono costretti a cedere le loro sorgenti prosciugate a Melebù , un potente protetto da soldati , imponendo una tirannia. La storia descrive con una popolazione felice, pacifica e solidale come quelle di terra Secca sia costretta a sottomettersi ad un uomo senza scrupoli come Melebù così condannata alla sottomissione di un potente senza potersi liberare, ricattata perché se si rifiutano di lavorare per il tiranno muoiono in quanto non ricevono più acqua.
Successivamente dopo la morte di Melebù suo nipote Mefox salì al potere e per poter ricavare un guadagno maggiore da terra Secca, promuosse una campagna una campagna di evoluzione e di progresso dell’economia del paese infatti costrinse gli abitanti a on usare il vetro ma la plastica così inizia la produzione di rifiuti che inquinano il territorio, i fumi delle ciminiere che producono plastica inquinano l’aria inoltre l’agricoltura subisce un cambiamento infatti vengono utilizzati:i pesticidi chimici, prodotti dalle fabbriche locali, vengono sostituiti itradizionali frutteti con piante create in laboratorio gli OGM.

Tutto ciò provoca nella popolazione un aumento di tumori e malattie i quali hanno conseguenze non solo sugli adulti ma anche nei feti che nascono malformati, queste malattie erano quasi inesistenti prima, che l’inquinamento dilagasse.
Questa società descritta dall’autore Francesco Gesualdi, é simile alla nostra, gli abitanti di Terra Secca a un certo punto dimostrano la volontà di tornare alle vecchie abitudini e interrompere quello stile di vita che li sta lentamente avvelenando, anche nella nostra società alcuni studiosi stanno concentrando i loro studi verso una produzione più pulita e più rispettosa della natura. Già in molte le realtà locali promuovono la raccolta differenziata dei rifiuti cercando di riciclare e il più possibile e costruendo centrali di smaltimento sempre più compatibili con l’ambiente.

L’acqua è fonte di vita perciò è diritto di tutti gli uomini averne accesso. Questo diritto non viene rispettato perché l’acqua viene utilizzata in modo improprio dai singoli stati creando delle disparità nella popolazione .
In alcuni paesi le risorse idriche vengono utilizzate solo da poche persone provocando in tutti coloro che non riescono ad averne accesso povertà e scarso sviluppo come nei paesi africani. Anche in Italia ci sono delle regioni che soffrono per mancanza d’acqua ,la malavita locale nelle regioni meridionali ha creato una attività molto redditizia portando l’acqua con delle autocisterne direttamente alle famiglie e chiudendo gli acquedotti pubblici.
Tutto ciò crea un forte contrasto creato dall’uomo nei confronti di un bene creato dalla natura e donato senza condizioni al mondo.

07. Ioanna Pilyakova, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

L’acqua è un bene comune ma la globalizzazione la trasforma in merce da vendere. L’acqua è una risorsa indispensabile ed insostituibile della natura che deve essere a disposizione di tutti. E’ un bene comune del quale devono godere anche le popolazioni dell’Africa così come godono le persone del Nord del Mondo. Proprio questo problema viene messo in discussione oggi giorno. Vi sono diversi casi in cui la globalizzazione e cioè la continua spinta allo sviluppo e arricchimento porta anche ad approvare delle leggi che vietano alla gente di certi paesi non solo di raccogliere l’acqua dai fiumi e dalle sorgenti, ma addirittural’acqua piovana. Il principale problema dell’Africa e proprio la siccità e la mancanza di libero acceso all’acqua potabile. Lo sviluppo porta ad avere un’immagine dell’acqua come una merce da vendere per arricchimento, un bene che non viene apprezzato abbastanza, mentre in Africa la gente è costretta a percorrere chilometri tutti i giorni per poter godere di una quantità minima di acqua.

In questo libro l’autore Francesco Gesualdi ha cercato di esporre il problema del degrado comportato dall’evoluzione e perlopiù il problema della siccità in tutto il mondo. Le sue argomentazioni sono esposte in modo semplice e comprensibile per mezzo di una storia che rappresenta la globalizzazione e le sue conseguenze in miniatura. Gli abitanti dell’isola di Terra secca sono delle persone semplicissime che non avevano ancora conosciuto lo sviluppo e che vivevano in modo semplice accontentandosi di quello che hanno e apprezzando la vita tranquilla e socievole. A raccontare la storia è un ragazzo stanco dello sviluppo, della ricchezza e della scomparsa dei rapporti umani. Un ragazzo che vuole conoscere un altro modo di vivere. Quando lo sviluppo arriva anche in quest’isola, si creano moltissimi problemi. Quando si arriva ad un periodo di siccità, gli abitanti sono costretti ad accettare delle dure condizioni di vita per poter ottenere dell’acqua dall’unica persona potente e ricca dell’isola. Vengono costretti a lavorare e vendergli le sorgenti per ottenere dell’acqua. Aquesto punto la gente inizia a lavorare per essere pagata con la propria acqua. In questo modo viene confutata l’affermazione che l’acqua sia un bene comune. Ed è proprio questo che l’autore cerca di esporre. L’inizio della vendita di acqua ance alle navi militari comporta anche lo sfruttamento dei lavoratori per la costruzione di macchinari per la vendita. Le persone si trovano dipendenti della vendita con successo di acqua per poterne godere anche loro. L’autore vuole far esaltare le fatali conseguenze della globalizzazione per le persone e per la loro mentalità. Con lo sviluppo si inizia a creare un circolo di dipendenza e una continua lotta per ottenere ciò che spetta di diritto. Vendere lacqua e privare le persone di quella significa disprezzare i loro diritti. La storia si chiude con la ribellione dalla popolazione e con la fine delle costruzioni, del commercio d’acqua, dello sfruttamento e dell’inquinamento ambientale, e il ritorno alla vita serena, pulita e tranquilla. A mio parere la storia inventata rappresenta la globalizzazione nelle sue minime caratteristiche, ma il lieto fine esiste solo in questa storia e non nel mondo che viviamo noi.

E’ vero che la globalizzazione porta a disprezzare i diritti umani ed ha delle conseguenze gravi, ma è proprio grazie allo sviluppo che si è riusciti a creare della tecnologia avanzata necessaria per poter raccogliere le acque in Africa, che la popolazione indigena non ha la possibilità di fare.

07. Marco Vecchio, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

Leggendo questo libro una tesi accettabile potrebbe essere che la globalizzazione deve essre uguale per tutti.
Mediante una favoletta questo libro parla dei problemi di una isoletta con il suo re riguardo la carenza di acqua.
Qui l’argomento principale che si tratta è il problema dell’acqua anche se i problemi della globalizzazione possono variare su più campi. In questo caso l’acqua deve essere distribuita a tutti i cittadini di quell’isola, e la popolazione fa guerra contro il re.
Secondo me l’autore guarda la popolazione di quell’isola come il mondo, che fa la guerra anche per la globalizzazione.

Secondo me la tesi che ho individuato, nel libro, viene rappresentata per mezzo del re Melebù e Mafox i quali decidono di far diventare loro schiavi tutti coloro che desiderano un pò d’acqua, la quale è un bene comune.
Per quanto mi riguada l’autore ha espresso bene questa problematica poichè per mezzo di una favoletta così banale riesce, forse, a far intendere anche ai giovani quali possono essere le cause e gli effetti per un problema come l’acqua. Una problematica come quella del libro potrebbe veramente verificarsi lungo il corso di questo millennio.

L’acqua è un bene indispensabile, senza acqua si muore. In questo libro il propretario dell’acqua è Melebù e la distribuzione di quest ultima dipende dalla sua volontà.
La popolazione invece ha diritto di potere usufruire dell’acqua, la quale è un elemento naturale di cui nessuno si può impossessare.
Inoltre Melebù in quanto possessore dell’acqua può sottoporre gli abitanti a ricatti, umiliazioni pur di ottenere l’acqua.
Pertanto l’acqua è un bene da tutelare al fine di poterlo distribuire alla popolazione senza vincoli di proprietà individuali.
Inoltre l’acqua non dovrebbe avere un prezzo e non può, di conseguenza, essere commercializzata per fini di guadagno o per arricchimento soggettivo.

08. Andrea Vezù, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II H.

Francesco Gesualdi con questo libro ha voluto mostrare una delle tante verità del nostro mondo e cioè che i ricchi, sfruttando i loro capitali e grazie all’aiuto delle multinazionali, cercano e in molti casi riescono, ad impadronirsi di tutto ciò che vogliono, espropriando le varie popolazioni dei pochi beni che avevano a disposizione. La globalizzazione, grazie ai vari mezzi che rendono sempre più veloci le comunicazioni tra i vari paesi del mondo, grazie a Internet e all’enorme quantità di capitoli che fa circolare, rende sempre più grande il campo d’azione per questi grandi miliardari che, dopo essere riusciti ad insediarsi nel luogo dei loro interessi, iniziano a sfruttare senza scrupoli tutte le risorse del luogo e la sua popolazione fino a quando non li svuotano di tutto e decidono quindi di spostarsi in un altro luogo.

Francesco Gesualdi per sostenere la sua tesi ha deciso di parlare della storia di un ragazzo chiamato Sergio, un giovane molto sveglio che vive in una normale casa in città con i suoi genitori. Ma Sergio è diverso da tutti gli altri, a lui non piace quel tipo di vita, dice che è monotona e distante dalla sua idea di vita ideale; quindi un giorno, deciso a cambiare, si imbarca su un peschereccio. Un giorno però tutto l’equipaggio scompare a causa di una tempesta e lui rimane solo, per di più su un’isola che all’apparenza sembrerebbe deserta. Dopo aver girato un po’ per l’isola, Sergio trova un piccolo villaggio e lì a poco a poco fa conoscenza con tutta la gente di quel posto e inizia a scoprire il posto. A Sergio piace vivere lì a Terrasecca ( il nome del villaggio ), perchè non esiste la tecnologia, la popolazione alleva il proprio bestiame, coltiva la propria terra, ha il proprio pozzo da dove ricavare l’acqua, non ci sono nè macchine nè soldi. Con questo Gesualdi ci vuole far capire come molte cose di cui noi oggi ci serviamo, siano in verità di ruolo secondario e creano soltanto danni, poi arriva al dunque: infatti un giorno a Terrasecca vi è un periodo di siccità che prosciuga tutti i pozzi e la popolazione non sa più cosa fare. Si propone come mediatore Melebù, una ricca persona d’affari, che propone alla popolazione di donar loro dei secchi d’acqua a patto che loro gli consegnino dei pozzi. Non avendo altra scelta la popolazione di Terrasecca accetta l’accordo, ma non sa che con quest’atto ha quasi firmato anche la sua condanna. Infatti a poco a poco Melebù si impossessa di tutti i pozzi, fa edificare dighe, acquedotti e per i suoi interessi arriva addirittura a finanziare la guerra. La popolazione si vede quindi privare di tutti i beni di cui godeva e con l’arrivo del nipote di Melebù, Mefox, la vita sull’isola si trasforma radicalmente. A Sergio sembra quasi un ritorno alla vita del passato e quindi decide assieme al resto del villaggio di iniziare una serie di rivolte che alla fine costringono Mefox ad abbandonare l’isola e la sua impresa.
Con questa storia e anche grazie a piccole note alle fine dei capitoli con cui Gesualdi ci informa riguardo situazioni reali nel nostro mondo, l’autore afferma la sua tesi e ci fa capire come la pensa riguaerdo la globalizzazione.

Sono d’accordo con l’autore sul fatto che ci sono casi in cui la globalizzazione, e quindi le multinazionali e i loro dirigenti, sfrutta a livelli troppo esagerati le risorse di un luogo e di una popolazione, ma è anche vero che siamo noi che alimentiamo questo mercato e quindi ci dovremmo sentire anche noi u po’ responsabili, ameno che non si decida un bel giorno di informarsi sulla vera storia di ogni prodotto e decidere quali sia giusto acquistare e quali no. Però dobbiamo saper vedere anche gli aspetti positivi perchè non è vero che tutti vanno a sfruttare i paesi del terzo mondo, poichè ci sono anche aziende che si insediano in quei ruoli per dare veramente una mano alla popolazione. Quindi secondo me si dovrebbe cercare di valorizzare e mettere di più in luce le cose positive e non parlare sempre di aspetti negativi e di problemi, bisogna valorizzare le cose buone! Infine sono d’accordo con Gesualdi sul fatto che potremmo benissimo fare a meno, o almeno regolamentare l’uso, di molte delle tecnologie di cui noi oggi disponiamo e facciamo largo uso, per esempio si poterbbe andare di più a piedi o in bicicletta e usare meno la macchina, oppure cercare di vivere di più all’aria aperta e non stare sempre chiusi in casa magari per guardare la TV o il computer.

08. Alessandra Pasquatto, Liceo Artistico Modigliani di Padova, IV A

La World Social Agenda, quest’ anno, propone il tema della globalizzazione.
L’ argomento è strutturato da una serie di obiettivi, prenderemo in esame l’’ ottavo quello che riprende lo sviluppo di una partnership.
Questo dovrà realizzarsi a livello globale, dove tutti i paesi saranno impegnati ad eliminare la povertà nel mondo attraverso azioni mirate collaborando con enti istituzionali e non.
Il traguardo è che, nel 2015 i 189 stati impegnati nel progetto, siano intervenuti nello sviluppo di quattro aree che interessano la cooperazione allo sviluppo, il debito estero, il commercio internazionale e il trasferimento delle tecnologie.
L’ impegno, quindi, riguarda soprattutto i paesi ricchi perché devono migliorare le loro politiche di cooperazione allo sviluppo con l’apertura alle esportazioni verso i paesi e non discriminando l’immigrazione.
Collaborazione, impegno e costanza saranno le basi per una globalizzazione e uno sviluppo mondiale.
Una globalizzazione nel quale c’è una crescita e una dipendenza reciproca delle economie e mercati internazionali.
Il libro Il mercante d’acqua di Francesco Gesualdi, è un buon esempio di quanto le persone ricche approfittino delle situazioni di povertà.
Melebu è il padrone dell’isola di Terrasecca, nel libro rappresenta il classico capitalista.
Egli considera la manodopera soltanto da sfruttare per ottenere il maggior profitto personale.
Oltre ad essere il più ricco del paese è anche l’unico ad avere il pozzo ancora pieno d ‘ acqua durante una terribile siccità.
Il resto della popolazione rimane senza e quindi avendo bisogno di questa importante risorsa decidono di vendere i pozzi vuoti a Melebu.
Egli aveva già attuato un rifornimento d’acqua per le navi in transito.
Questo episodio sfocerà in una tirrania, dove i diritti diventono concessioni.
Alla morte di Melebu, sale al potere il nipote migliorando le richieste salariali e sociali del villaggio, i lavoratori, quindi, diventano consumatori dei propri prodotti.
Emergono nuovo stabilimenti, fast-food, industrie ma si sviluppano anche varie problematiche negative: si disgregano le comunità villaggio, i pozzi sono in gran parte avvelenati dall’’ immondizia e quindi inquinati.
A questo punto gli abitanti rifiutano i prodotti industriali e cominciano a procurarsi da soli ciò di cui hanno bisogno, rifiutando il progresso cercando una via diversa, quello di produrre e lavorare per il bene della comunità.
In quanto il progresso deve essere basato sulla prudenza, libertà, collaborazione autonomia.
La parte finale del racconto si conclude in maniera positiva perché a Terrasecca si raggiungono sicurezze personali che sono garantite da un’ economia finalizzata al bene comune, nella quale i diritti della comunità sono tutelati.
Non c’è più un solo capo e perciò un sistema dittatoriale nel governo, ma tutti sono, nel loro piccolo, un tessello utile per costruire una società.
Questa storia rappresenta il sogno di tante persone soprattutto quelle meno eguali.
E’ un’ esempio di globalizzazione positiva dove tutti hanno gli stessi diritti, fondando il loro progresso nella difesa sella natura e nelle risorse più preziose come l’acqua.
Senza acqua il mondo non vivrebbe, però al giorno d’oggi questo non viene capito nelle grandi civiltà occidentali e lo spreco sembra all’ordine del giorno perché a nessuno sembra importargli nulla di questo problema.

09. Alice Chinello, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II LB

Il mercante d’acqua è un racconto uscito dal cassetto di Francesco Gesualdi. Scritto negli anni ’70, è rimasto a lungo a riposo, fin quando l’autore non ha deciso, solo un anno fa, di darlo alle stampe.
Il libro Il mercante d’acqua inizia descrivendo Sergio, un giovane che, insoddisfatto della sua vita in famiglia, decide di viaggiare senza meta. Un giorno egli arriva in un’isola semideserta, Terra Secca, dove decide di stanziarsi. Sergio viene accolto in fretta dalla comunità, i cittadini infatti sono molto uniti tra loro a causa della stretta collaborazione di cui necessita l’intera isola. La gente del villaggio vive serena, guidata dagli ideali della solidarietà e della condivisione dei beni.
Un giorno però il villaggio viene colpito dalla siccità, l’acqua nei pozzi si esaurisce completamente: la poplazione è costretta a chiedere aiuto al ricco Melebù, il quale accetta di provvedere al rifornimento d’acqua, solo alla condizione che gli vengano ceduti tutti i pozzi del villaggio. L’isola si trova a dovere sopportare un regime tirannico, i beni comuni sono ormai un ricordo: l’isola sta piombando nella trappola del lavoro salariato, sotto la guida di Melebù, tipica figura di capitalista ottocentesco. Alla morte del ricco signore però sale al potere il nipote Mefox, il quale sembra più moderato del suo predecessore: la situazione inizia quindi a migliorare, se non fosse per il fatto che creando nuove esigenze di consumo, nuovi stabilimenti, i pozzi sono ormai tutti avvelenati a causa dell’inquinamento. Un gruppo di abitanti, resisi conto che la situazione stava precipitando, convince il resto del villaggio a fare un passo indietro, cercando di reinstaurare l’economia del bene comune, che pur facendo perdere maggior tempo ha sempre garantito i diritti fondamentali ad ogni cittadino.
I temi del libro sono: l’amore che si evidenzia soprattutto nel rapporto tra Sergio e sua moglie;la determinazione dei cittadini che si sono saputi opporre agli sprechi; i beni comuni, i diritti e l’economia di comunità.
Scopo dell’autore nello scrivere il romanzo è cercare di sensibilizzare il lettore riguardo ai danni dell’odierno consumismo.
L’autore utilizza uno stile semplice, in modo da far comprendere anche ai lettori che non hanno una laurea in economia i problemi dovuti al capitalismo. L’unica difficoltà rilevabile dal lettore è quella di riuscire a determinare l’arco di tempo in cui si svolge la vicenda, poiché non vi sono chiari riferimenti temporali.
Il libro si presenta molto interessante e, pur nella sua brevità, si colgono molto chiaramente gli aspetti che l’autore vuole mettere in risalto. Il consumismo e i danni da esso apportati sono infatti gli argomenti centrali di tutto il racconto, argomenti che l’autore riesce correttamente ad intrecciare all’interno della vicenda che ha come protagonista Sergio.

10. Alice Libassi e Luna Farina, Liceo Artistico Modigliani di Padova, III A.

Il mercante d’acqua è un libro semplice e originale, di grande chiarezza e facilità di comprensione; una storia, in definitiva, per pensare, e non solo hai mercanti d’acqua e al problema della siccità, ma sopratutto al senso della vita.
Il testo riporta un caso abitualmente discusso nei libri e nei giornali, quello più comune relativo allo spreco dell’acqua, alle privatizzazioni, alle tirannie ricorrenti.
In effetti tutto ciò è vero. Sovente, accanto a ogni crisi che provoca siccità, guerre, fame, c’è sempre qualcuno che, pur schermendosi dietro falsi buoni propositi, mette in opera una vera e propria furbizia legata esclusivamente agli affari e non alla solidarietà. Ne è un palese esempio Il mercante d‘acqua che ha segnalato il problema tramite gli occhi screziati di verde dell’inerte protagonista, il giovanotto e giramondo Sergio.
A seguito di un tifone, ma anche “della sua prima pesca dei coralli” sull’Isola di Terra Secca, Sergio, rimane l’unico superstite e decide di perlustrare l’isola. A sua insaputa nell’isola c’è un villaggio che per il protagonista è un luogo povero ma armonioso, vitale, sicuramente il posto che ha sempre cercato. La comunità che incontra sembra aver coniato la formula dell’utopia sociale per eccellenza, una convivenza all’insegna della cooperazione e della solidarietà. Il paese accoglie Sergio in maniera serena fino a quando sopraggiunge la siccità.
Melebù, che vive in una villa protetto dai soldati, è l’unico a possedere ancora dell’acqua e la popolazione cortesemente gliela chiede.
Ovviamente Melebù non può proprio rifiutare, ma ciò solo in cambio di un contratto stipulato per la gestione delle sorgenti d’acqua
“Il popolo di Terra Secca cede a Melebù Begun tutte le sorgenti dell’isola, in cambio di 8 botti d’acqua a famiglia. Si precisa che Melebù Begun assume la proprietà delle sorgenti in maniera perpetua e che avrà potere di decisione assoluto sull’uso dell’acqua”, che getta l’isola nella tirannia.
La privatizzazione conduce alla dittatura e allo sfruttamento della manodopera. A Terra Secca lo sfruttamento della manodopera fa si che vi sia “un dittatore” come Melebù che toglie l’acqua e i diritti alla comunità. La popolazione decide di rivoltarsi e alla fine la situazione volge a loro favore.
Ora riprendo le parole di Oscar Oliviera, un dirigente sindacale, animatore della rivolta popolare contro la privatizzazione dell’acquedotto di Cochabamba in Bolivia, citato anche nel libro:
“Viviamo in un mondo dominato dalla paura, la gente ha paura del buio, la gente ha paura di perdere il lavoro, la gente ha paura di parlare, la gente ha paura di esprimere un’opinione, la gente ha paura di agire… è giunto il momento di liberarsi di queste paure, dobbiamo unirci,organizzare e recuperare la fiducia in noi stessi e negli altri”
Sono parole giuste. Sostengo questa tesi perché di fronte a testimonianze crude, reali, strazianti, estreme dobbiamo saper agire e discutere. La paura gremisce la libertà e senza di essa, purtroppo, non c’è la cooperazione ma la dittatura soltanto.
Una cruda realtà.

11. Anita Narciso, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II LB

Francesco Gesualdi, nato nel 1949 a Foggia, è l’autore de Il mercante d’acqua. Lo scrittore, allievo di don Milani nella Scuola Barbina, è ora impegnato nel Centro Nuovo Modello di Sviluppo vicino a Pisa nella ricerca di modelli e di stili alternativi di vita.
Il libro racconta la storia di Sergio, un giovane stanco della monotonia della sua vita, che decide di lasciare casa sua e partire per un viaggio con solo uno zaino come bagaglio. Mentre viaggia cerca di guadagnare l’essenziale per sopravvivere facendo dei piccoli lavoretti, ed è grazie a questi che un giorno giunge nell’isola di Terrasecca. Dopo aver visto morire i suoi compagni di lavoro, incontra un bambino che lo porta nel piccolo villaggio dell’isola. Qui Sergio incontra una comunità che basa la sua sopravvivenza sul baratto e viene accolto benevolmente; dopo un po’ di tempo però l’acqua inizia a scarseggiare fino a sparire completamente e la popolazione non ha idea di come poter vivere. In aiuto degli abitanti giunge Melebù, un uomo d’affari il cui pozzo è l’unico ancora pieno. Egli riesce a farsi vendere da loro tutti i pozzi, promettendo di offrire lavoro e come paga l’acqua tanto desiderata. Melebù è un padrone che lascia pochi privilegi ai suoi lavoratori e sfrutta tutte le loro risorse fino a quasi esaurirle.
Alla sua morte lo sostituisce il nipote, un uomo che si rende conto delle necessità della popolazione e concede le richieste salariali e sociali. Egli permette ai lavoratori di diventare anche consumatori, insegnando loro il valore dei soldi, portando la pubblicità nelle loro case e sempre nuove fabbriche per ogni possibile esigenza. Una parte della popolazione non è comunque contenta e allora decide di organizzare un boicottaggio per “spodestare” il consumismo ormai diventato signore dell’isola. La sfida viene raggiunta e a Terrasecca si ritorna al baratto e alla libertà dal tempo.
Vari sono i temi affrontati nel romanzo: dall’affettività fino al problema della globalizzazione.
Il racconto infatti inizia con la constatazione dell’assenza di affetto nella vita di Sergio, il quale sente di non avere un vero e proprio rapporto con i suoi genitori; è anche questa una delle cause per cui decide di andarsene. Da qui parte poi il tema della fuga che coincide con la ricerca della felicità e di legami profondi da parte del giovane, legami che egli stringerà in particolar modo con Artus e Leila, con la quale si sposerà e avrà un figlio.
Il libro ospita, poi, temi forse più adatti a un saggio che a un racconto, come il tema della globalizzazione: l’isola è infatti l’esempio lampante dell’evoluzione dell’economia mondiale. Essa inizialmente non aveva denaro ma si serviva del baratto, la gente viveva le giornate con lentezza e gustandosi ogni giorno. Dopo l’avvento di Melebù gli abitanti schiavi del tempo e del denaro, e dopo l’arrivo di suo nipote diventano completamente dipendenti dal consumismo.
Centrale nel racconto è poi il problema della sempre più vicina mancanza d’acqua: essa sfruttata erroneamente dall’uomo, a causa anche delle precipitazioni sempre più scarse, finirà per l’esaurirsi nel pianeta terra.
Per la tipologia di testo, il libro sembra più adatto ai ragazzi delle medie e del biennio delle superiori, che agli adulti, ma il lettore di qualunque età può trarre da esso spunti di riflessione e anche trascorrere qualche ora in compagnia di un piacevole racconto.

12. Anna Granieri, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II LB

Francesco Gesualdi è l’autore de Il mercante d’acqua, edito nel 2007 da Feltrinelli.
Nato a Foggia nel 1949, Gesualdi è stato allievo di Don Milani nella scuola di Barbiana ed è il fondatore e coordinatore del “Centro nuovo modello di sviluppo” di Pisa, che analizza i problemi e le cause dell’emarginazione e ricerca nuove strategie economiche per soddisfare diritti e bisogni fondamentali dell’uomo.
Il libro narra la vicenda di un giovane, Sergio, che parte dalla sua città caotica e frenetica verso mete sconosciute per cercare la propria felicità interiore e legami umani profondi: infatti vive in una società di tipo capitalistico basata sull’individualità. Diventa pescatore e approda su un’isola semideserta dove incontra una comunità che lo accoglie come figlio e che gli insegna quanto sia importante avere con tutti un buon rapporto cordiale, aperto e amichevole, basi indispensabili per condurre una vita serena e sobria basata sulla condivisione dei beni.
Col passare del tempo Sergio fa esperienza, insieme alla sua nuova comunità, di un momento molto difficile. Sull’isola, infatti, si abbatte una tragica siccità che causa il prosciugamento di tutti i pozzi. L’unico ancora pieno è del padrone dell’isola di Terrasecca, Melebù che ricatta gli abitanti in cambio della loro libertà economica per pochi secchi d’acqua.
Da qui iniziano una serie di rivolte e di proteste fino a quando il dittatore verrà assassinato da un suo architetto. Eredita il suo potere il nipote, Mefox, che prende in considerazione le proposte della gente e li aiuta costruendo e modernizzando Terrasecca con nuove fabbriche, negozi, e vari edifici, e fa diventare gli operai, consumatori dei suoi prodotti. Questo meccanismo porta all’autodistruzione dell’isola, causata dai rifiuti inquinanti (come la plastica) e dai gas. Alla fine gli abitanti si ribellano, capiscono che la risposta non sta nel consumismo, per cui fanno cadere in rovina gli stabilimenti fino a che ritorna al villaggio il bene comune e la serenità che prima vi regnava.
L’acqua à la tematica protagonista del racconto: di questo diritto si cita l’uso equo, la sua gestione nella società di tipo capitalistico, quindi i problemi legati al consumismo e alle malattie che l’inquinamento comporta. Un secondo tema affrontato da Gesualdi è la difficoltà del vivere nella società contemporanea: solitudine, mancanza di relazioni sono il prezzo da pagare al diffondersi del benessere materiale. La soluzione a questo “malessere moderno” è offerta da Gesualdi proprio nella proposta di uno stile di vita diverso, basato sulla condivisione delle decisioni e su una vita dai ritmi più tranquilli. Altri temi che il romanzo evidenzia sono: la fuga,e spesso conseguenza della ricerca della felicità in un altro luogo; la determinazione dei giovani che inseguono il loro ideale fino alla fine; il tema dell’amore, tra Sergio e Laila, quindi, il valore della vita da ricercarsi sempre e comunque.
Pacati e positivi i toni usati dallo scrittore. Con un’estrema semplicità di lessico, a volte quasi infantile, egli tesse, con una narrazione scorrevole e una trama fin troppo esplicita, il percorso dal benessere del vivere umilmente, al “benavere” della complessa vita moderna.
Il libro ben si adatta sia a ragazzi che ad adulti, soprattutto a quelli che sono catturati dal mito del progresso, del denaro e non si rendono conto che questo li porterà all’autodistruzione.
Senza mai risultare pesante o noioso il romanzo riesce a far riflettere sui pregi e sui difetti dello sviluppo economico del nostro mondo. In maniera abbastanza esplicita richiama l’urgenza di adottare stili di vita più sobri e di gestire al meglio la preziosa risorsa dell’acqua.

13. Piera Benelle, Liceo Artistico Modigliani di Padova, IV B

Padova. Presso l’Auditorium del Liceo artistico ”A. Modigliani” , il giorno 17 marzo 2008 si è tenuto un congresso sulla crisi dell’acqua facendo riferimento al libro di Francesco Gesualdi: Il mercante d’acqua.
La crisi dell’acqua negli ultimi anni si sta facendo sempre più grave, soprattutto per quanto riguarda i Paesi meno sviluppati.
Questa preoccupante scarsità di acqua è determinata da una serie di fattori che condizionano il clima. Tra tali cause è senza dubbio responsabile l’inquinamento di ogni natura che l’uomo con il progresso ha attuato.
Secondo alcuni dati quantitativi il “40% della popolazione mondiale soffre di carenze idriche e dei 147 paesi inseriti nella graduatoria dell’Indice di povertà dell’acqua stilato da un team di ricercatori del settore, i 10 più ricchi sono Finlandia, Canada, Groenlandia, Norvegia, Guyana, Suriname, Austria, Irlanda, Svezia, Svizzera; i 10 più poveri sono Haiti, Niger, Etiopia, Eritrea, Malawi, Gibuti. Ciad, Benin, Rwanda, Burundi”.
Questa “crisi dell’acqua” assume rilevante importanza dal punto di vista economico, infatti essendo l’acqua una fonte primaria di vita e un elemento fondamentale per lo sviluppo di una popolazione, è preda dei Paesi capitalisti nonché i più sviluppati.
Di conseguenza negli ultimi anni, nonostante non sia un discorso messo in risalto dai media nei Paesi occidentali, si è scatenata una vera e propria “guerra dell’acqua” dove si sono imposti i Paesi capitalisti. Ne pagano le conseguenza i Paesi meno sviluppati come nel continente africano dove nel XXI secolo ci sono persone che muoiono per disidratazione.
Una situazione simile non è accettabile in quanto partendo dal presupposto che l’acqua è vita, l’uomo ne ha un imprescindibile diritto determinato dalla natura stessa.
Invece l’acqua pare non essere più un diritto naturale ma qualcosa che non è accessibile a tutti e soprattutto si è instaurata una vera e propria forma di privatizzazione su di essa da parte dei capitalisti. Negli anni futuri l’acqua diventerà un bene sempre più prezioso e saranno sempre più le persone che non potranno permettersela.
Nonostante una situazione tanto critica pare che nessuno si impegni per risolverla e anzi che nei Paesi sviluppati si tenda ad intensificare sempre di più l’inquinamento aggravando sempre più la situazione.
La crisi dell’acqua viene affrontata anche dallo scrittore Francesco Gesualdi che nel suo libro Il mercante d’acqua evidenzia come la mentalità capitalista metta in primo piano il proprio guadagno tralasciando che c’è chi rischia di morire per la mancanza di un bene fondamentale come quello dell’acqua. Il libro narra una vicenda ambientata su un’isola che viene colpita da una forte siccità e dove il più ricco di essa è l’unico a disporre di acqua imponendo agli altri di sottostare a lui per usufruire dell’acqua.
Questa storia sottolinea come anche nel mondo reale ci siano delle disuguaglianze dal punto di vista economico, e come il più “debole” sia costretto a sottostare al più “forte”. La componente egoistica fa parte dell’uomo come nel caso della mentalità capitalista ma quando si tratta di un bene vitale non si può scherzare con la vita degli altri.
L’acqua infatti è un diritto per ogni essere vivente e non può essere vista come una merce.
È necessario ricordare come fin dai tempi più antichi ogni civiltà è nata in prossimità di un corso d’acqua o di un fiume o di un lago.. in quanto l’acqua è vita ed è per mezzo di essa che si sono sviluppate le civiltà primordiali.
Si può concludere citando una frase di Francesco Gesualdi dove dice: “L’acqua è una risorsa indispensabile alla vita, è l’elemento insostituibile della natura, dev’essere a disposizione di tutti”.

14. Elisa Bortolami, Liceo Artistico Modigliani di Padova, III A

Il romanzo. Finito il liceo, Sergio, stanco di vivere una vita senza senso e priva di veri legami affettivi, lascia il suo attuale mondo per approdare nell’Isola di Terra Secca, dove scopre i valori della collaborazione e della solidarietà e dove trova una nuova famiglia che lo accoglie.
Passato un po’ di tempo dall’arrivo di Sergio, la vita degli abitanti di Terra Secca viene sconvolta da una lunga siccità che invade l’isola, tanto che la popolazione, in mancanza d’acqua, è costretta a chiedere aiuto a Melebù a tempo indeterminato; per la gente del posto, quindi, incomincia un periodo di estenuante lavoro e sacrificio, appesantiti da continue dispute con Melebù, diventato ormai un dittatore.
A cambiare nuovamente le sorti di Terra Secca, arriva Mefox, che prende il posto di Melebù: egli porta lo sviluppo del territorio, che diventa moderno e tecnologico, le persone iniziano a condurre una vita di consumi e di sprechi perché è un periodo fiorente e di grande sviluppo economico.
Però questa vita all’insegna dell’abbondanza e all’apparenza molto bella, in realtà nasconde grossi problemi e sarà proprio il protagonista della storia, Sergio, ad accorgersene. Il progresso, infatti, ha indotto la gente a lavorare sempre più a lungo, per accumulare sempre più denaro, comprare sempre più cose e questo ha fatto sì che la gente fosse stressata e non trovasse più tempo per coltivare i rapporti con le altre persone.
Un intervento risanatorio di Sergio e della sua famiglia sarà un grande aiuto per risollevare il resto della popolazione e ricondurla ad una vita che si concentri soprattutto sull’unità tra le persone, sulla condivisione dei beni e sulla cooperazione.

Commento. Come nell’Isola di Terra Secca anche nelle nostre società, il progresso, è un danno se gestito da persone che vogliono solo arricchirsi a scapito dei più poveri; perciò riprendiamoci il tempo per essere noi stessi, per coltivare affetti ed amicizie, per vivere in sintonia con la natura avendone rispetto, per essere solidali con tutte le persone con le quali condividiamo la nostra vita, per riscoprire che i beni sono di tutti e bisogna perciò averne cura e farne un buon uso per il bene comune. Tutto questo ci aiuterà a stare meglio non solo fisicamente, ma soprattutto moralmente, come ci insegna la storia del libro, così anche il pianeta ne trarrà vantaggio.

Una lettera al lettore. Caro lettore del libro Il mercante d’acqua di Francesco Gesualdi, che ne dici di un mondo meno condizionato dai consumi, dall’arrivismo, dagli interessi personali e dal progresso ad ogni costo e più indirizzato al bene di tutte le persone, all’armonia e alla salute dell’ambiente, alla solidarietà e alla condivisione? Se questo è anche il tuo obiettivo devi contribuire con le tue piccole scelte quotidiane perché una goccia è una goccia, ma miliardi di gocce possono riempire un mare, fai anche tu la tua parte!

Una poesia.
Terra Secca,
Terra Abbandonata,
Terra Tradita,
Terra Perduta,
Terra Irrigata,
Terra Rinata,
Terra Riscattata,
Terra Ritrovata.

15. Cristina Brisinda, Liceo Artistico Modigliani di Padova, IV B

La scorsa settimana,all’interno del liceo, si è tenuto un convegno sui problemi che interessano il terzo mondo, ma anche i paesi sviluppati.
Uno degli argomenti trattati , di rilevante e sempre attuale,importanza è quello delle risorse idriche.
Questo tema, molte volte non accuratamente affrontato,non deve lasciarci impassibili;siamo nel 2008 e certe condizioni di arretratezza non dovrebbero persistere.
“Ogni giorno nel mondo, secondo l’organizzazione mondiale della sanità (O.M.S.), muoiono 10.000 persone a causa della mancanza o della cattiva qualità dell’acqua: 70 malattie su 100 hanno in qualche modo a che vedere con la siccità.”
In quanto fonte di vita insostituibile per l’ecosistema, l’acqua è un bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra.
Ricordiamoci che l’acqua non può essere paragonata a nessun’altra risorsa!!
“Quella dolce non è certo un bene illimitato e neppure abbondante,basti pensare che solo lo 0,08% di tutta l’acqua della Terra è a disposizione degli esseri umani”.
Quando lasciamo rubinetti aperti o chiusi male dovremmo pensarci due volte, dovremmo pensare a tutta quella gente che ne ha bisogno, e anche al futuro, al nostro futuro, non molto lontano.
Non si deve andare tanto lontano per vedere gli effetti della carenza idrica, basta guardare molte città del Sud italiano, che faticano molte volte ad ottenere acqua corrente nelle abitazioni!
In questo periodo tutti sono allarmati e preoccupati per il prezzo e la scarsità di petrolio e gas, ma “secondo le organizzazioni internazionali, il controllo dell’acqua potabile potrebbe diventare una delle cause di guerra più probabili nei prossimi anni.”
Molto interessante è come il libro di Francesco Gesualdi, Il mercante d’acqua, affronta l’argomento. E’ un libro contro la siccità,contro i “mercanti” d’acqua, tramite una storia cerca di ricostruire la parabola del progresso, attraverso gli occhi di un giovane, e lascia intravedere una possibilità diversa di produrre e lavorare per il bene comune.
Tutto ciò ci deve fare riflettere sul nostro comportamento, cercando di migliorare la condizione attuale che così si prospetta infelice,pensando ai paesi sottosviluppati, e pensando anche al nostro avvenire.

16. Chiara Melideo, Liceo Scientifico Curiel di Padova, II LB

Il mercante d’acqua, di Francesco Gesualdi, pubblicato da Feltrinelli nella collana “Super UE”, è un libro di circa 160 pagine edito nel 2007, dopo 30 anni di rivisitazioni e modifiche da parte dello scrittore.
Sergio è un ragazzo diciannovenne, che decide di iniziare a girare il mondo alla ricerca di ciò che la sua società e i suo genitori non erano stati in grado di fornirgli: i “legami umani”. Un giorno si imbarca con dei pescatori. In seguito a una tempesta, in cui perde tutti i suoi compagni marinai, rimane solo nell’isola di “Terrasecca”. Sull’isola trova un villaggio abitato da una comunità felice, dove una famiglia lo accoglie e lo integra velocemente. In questa isola Sergio trova finalmente ciò per cui aveva lasciato la sua casa: affetti, amicizia e una vita priva di frenesia. Ma l’acqua nei pozzi comincia a scarseggiare e poi si esaurisce completamente. L’unico pozzo ancora pieno è quello di Melebù, un uomo ricco che vive in una villa. Per ottenere l’acqua, il villaggio è costretto a vendere tutti i pozzi vuoti a Melebù. Il malcontento che si diffonde nell’isola è molto, iniziano perciò gli scioperi e gli scontri. Alla morte di Melebù subentra il nipote, Mefox, che appare più cordiale e ragionevole dello zio, e decide di prendere in considerazione le richieste del villaggio. Fioriscono nuovi prodotti, stabilimenti, la pubblicità e i primi fast food: tutto ciò disgrega però la comunità-villaggio e i rapporti che Sergio aveva tanto cercato. Inoltre i pozzi sono ormai in buona parte secchi e inquinati dalla plastica usata e dai pesticidi per le piante. I capi villaggio convincono allora gli abitanti a boicottare i prodotti industriali e a procurarsi da soli ciò di cui hanno bisogno, per formare un’economia basata sul bene comune e cercare di tornare com’erano prima dello sviluppo industriale. Riusciranno così a sconfiggere Mefox e ritrovare la serenità.
Centrale nel romanzo è la valutazione degli aspetti positivi, ma anche negativi, che lo sviluppo porta e ha portato nella società del benessere. Ciò che avviene nell’isola di Terrasecca non è che un piccolo riassunto del velocissimo sviluppo verso il progresso senza regole che coinvolge tutte le nazioni e i continenti del nostro mondo. Altri poi i temi presenti, come la ricerca di un’identità, il valore dell’acqua e la sua gestione, l’amicizia, i rapporti con gli altri, il lavoro e i problemi ad esso collegati.
Si tratta di un libro di lettura piacevole, nonostante affronti temi importanti e impegnati. In alcuni punti, però, può risultare non molto interessante e avvincente, lì dove prevale l’aspetto della denuncia sociale. Tuttavia, essendo anche breve, la lettura non risulta particolarmente difficile.

17. Eleonora Bellon, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Un giovane di nome Sergio è stanco della vita che sta facendo perché i suoi genitori lo viziano ed ha tutto. Un giorno decide di partire senza neanche un soldo per scoprire com’è la vita fuori da casa sua. Si guadagna da vivere facendo piccoli lavori che gli permettono di continuare a viaggiare. Un giorno s’imbarca con dei pescatori di coralli ed approda su di un’isola che pare deserta. Una sera, mentre i suoi compagni sono a cercare coralli, una tempesta improvvisa si scaglia sull’isola. Lui riesce a mettersi in salvo riparandosi in una caverna, ma dei suoi compagni non c’è traccia.
Il giorno seguente va in avanscoperta e trova un ragazzo che lo conduce in un villaggio; in questo villaggio c’è una comunità che lo accoglie e lo integra velocemente. Lì conosce una ragazza con la quale instaura subito un solido rapporto e con la quale poi si sposerà.
La vita prosegue serena fino a quando l’acqua nei pozzi comincia a scarseggiare fino ad esaurirsi completamente. Nell’isola di Terrasecca, questo è il suo nome, c’è anche un padrone, Melebù. Lui vive in una villa al centro dell’isola circondata da bodyguard e soldati in divisa. Il suo pozzo è l’unico ancora pieno. Per ottenere l’acqua per la sopravvivenza, il villaggio decide di vendere tutti i pozzi vuoti a Melebù che sfrutta le persone di Terrasecca diventando così un tiranno spietato. Alla sua morte Mefox prende il suo posto prendendo però in considerazione le richieste degli abitanti dell’isola. A quel punto tutti i cittadini possono consumare ciò che loro stessi producono.
Da questo momento nascono industrie che inquinano l’ambiente e che provocano danni fisici ai bambini; lo stesso figlio del protagonista è affetto da danni provocati dai macchinari.
In un dato momento un gruppo di persone “ribelli”, tra cui anche Sergio, fa capire agli abitanti che possono arrangiarsi a prendere lo stretto necessario senza far uso di quei prodotti nocivi.
Questo progetto viene messo in atto permettendo così che la propria salute venga garantita.
Questo libro mi è parso interessante e anche istruttivo perché tratta dell’acqua: un bene comune molto importante senza cui un essere umano non può sopravvivere. In questo libro si tratta in particolare della privatizzazione dell’acqua.
Questo racconto affronta anche il problema della disparità sociale che consiste alla rinuncia ai diritti da parte dei cittadini di Terrasecca e al potere che su di loro viene ad assumere Melebù ed inoltre anche dello sfruttamento di manodopera che Melebù attua nei confronti dei cittadini. Il linguaggio non è complesso, ma semplice. E’ una lettura scorrevole e, dal mio punto di vista, piacevole.

18. Nicole Berton, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

l libro di Francesco Gesualdi, Il mercante d’acqua, è una storia che cerca di ricostruitre le tappe del progresso.
La vicenda narra di un giovane di nome Sergio che decide di girare il mondo soltanto con il suo zainetto, cercando di sopravvivere grazie a lavoretti saltuari; un giorno si imbarca con dei pescatori di coralli e arriva sulle coste di un isola apparentemente vuota, dove però decide di restare. Ben presto scoprirà che nell’isola c’è un villaggio, formato da una comunità socievole e disposta ad integrarlo molto bene. Tutto sembra proseguire serenamente sull’isola fino a che qualcosa di grave succede: l’acqua dei pozzi si esaurisce.
A Terrasecca, questo è il nome dell’isola, l’unico pozzo ancora pieno è quello di Melebù un ricco signore che vive circondato da guardie del corpo in una villa al centro dell’isola. Egli è il classico capitalista che nei lavoratori vede solo manodopera da sfruttare.
Per poter sopravvivere, l’intera popolazione decide di vendere tutti i pozzi vecchi a Melebù, che nel frattempo ha già organizzato una stazione di rifornimento d’acqua.
Quando Melebù muore viene sostituito dal nipote, più accondiscendente verso la popolazione, grazie a lui la vita comincia a migliorare: egli infatti oltre ad ascoltare le richieste economiche e sociali del popolo permette ai lavoratori di consumare i propri prodotti creando così l’esigenza di nuovi consumi. Il consumismo inizia però a prendere troppo piede nell’isola: fast-food, pubblicità… tanto che l’acqua comincia ad essere inquinata dalla plastica e dai pesticidi.
Gli abitanti, convinti e sostenuti da alcuni ribelli, boicottano i prodotti dell’industria e iniziano a procurarsi da soli ciò di cui hanno bisogno. Essi riusciranno nel loro intento; il bene comune garantirà la sicurezza personale ad ogni abitante.
L’ambiente del libro sembra un improbabile paradiso in terra fondato sui buoni sentimenti, sul lavoro e sulla condivisione dei beni della natura, che viene distrutto dall’arrivo del mercato, dei suoi padroni, dalla privatizzazione dei beni primari, che affama la gente. E quando i problemi di sussistenza sembrano finiti e la ricchezza raggiunge tutti gli abitanti, ecco che spuntano i problemi opposti: troppi soldi, troppo consumismo, l’accumulo di rifiuti, l’inquinamento, le malattie, lo stress. . : il paradiso trasformato in un inferno del progresso. Questa storia, se ci pensiamo bene, riesce a condensare tutti i mali del mondo.
Secondo me il messaggio che Gesualdi vuole inviare, ovvero il pericolo di rimanere senza un bene comune come l’acqua, fa da input a tutto il racconto, perché da qui inizia il declino del villaggio. Sono in oltre pienamente d’accordo sull’idea di non privatizzare l’acqua: l’acqua non si tocca è un diritto di tutti. Finchè è gestita pubblicamente è alla portata di tutti, ma se entra in gioco anche qui la logica del guadagno potrebbe non essere così.
Speriamo l’acqua non sia destinata a diventare il petrolio del futuro!

19. Anna Bilato, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Il mercante d’acqua, titolo del libro di Francesco Gesualdi, narra la storia di un ventenne, Sergio, il quale sente profondamente il distacco con i genitori, che sono sempre impegnati dalla mattina alla sera con il lavoro. Con la sua famiglia non ha dialogo, inoltre questa crede di risolvere i problemi del ragazzo con un aumento di paghetta, ma i soldi non sono quello che interessa a Sergio. Così, diventato ventenne, decide di”fuggire” da quell’ambiente colmo d’impegni che ritiene fondamentale produrre in ogni singolo minuto, senza godersi quella che è veramente la vita. Sergio va a lavorare in un peschereccio e il lavoro di gruppo gli permette di maturare un po’ di più.
Un giorno il capo dei pescatori avvisa Sergio che si partirà con grandi provviste d’acqua verso l’isola di Terra Secca la quale è ricca di coralli. Arrivati nell’isola Sergio, rimasto a controllare le provviste d’acqua, non vede più tornare i suoi compagni i quali sono stati vittime di un tifone. Sergio, anche se rimasto solo, decide di fare un giro per la foresta e proprio lì incontra Puk, un bambino, che lo presenta subito alla sua famiglia, la quale lo accoglie e gli permette d’imparare tutti i lavori manuali possibili ed “assaporare” ogni singolo minuto della vita con il sorriso sulle labbra. Sergio ama il posto, dove non c’è la presenza dei soldi ma lo scambio dei prodotti; dove all’interno del popolo si ha una grandissima armonia e proprio qui s’innamora di Laila. Il ragazzo ama moltissimo l’organizzazione di quel popolo, dove tutte le decisioni vengono prese in comune mediante varie riunioni e apprezza moltissimo il ruolo importante e il rispetto che tutti hanno nei confronti degli anziani. Terra Secca però attraversa un periodo di siccità, durante il quale Melebù, anche se non originario dell’isola, rende tutti i pozzi presenti di sua proprietà. Ma quello che fa irritare di più il popolo di Terra Secca è la loro schiavitù; in quanto tutti lavorano per Melebù e come guadagno quest’ultimo dà loro un tot di secchi d’acqua, che non sono sufficienti per tutte le attività domestiche. Melebù mediante i suoi uomini ha accumulato una grandissima quantità d’acqua che vende alle navi da guerra che passano vicino all’isola. Il popolo si ribella più volte alle decisioni di Melebù, ma questo viene ucciso per motivi personali, da un suo collaboratore. Successivamente si ha l’arrivo di Mefox, nipote di Melebù, che si presenta molto più moderno e clemente nei confronti del popolo e Sergio diventa il suo segretario di fiducia. L’acqua nei pozzi non scende di livello e questo è testimonianza della crisi delle vendite, così Mefox crea un grandissimo numero di slogan per rilanciare la vendita dell’acqua. Oltre a questo modernizza l’isola, soprattutto con l’utilizzo della plastica e questo porta ad un elevatissimo numero di ammalati di cancro, di neonati malformati e all’inquinamento della terra e del mare. Il popolo di Terra Secca ha perso inoltre tutta la sua felicità e serenità a causa del troppo lavoro.
Sergio, dopo la nascita di suo figlio con una malformazione, decide di riunire il popolo per porre fine al controllo di Mefox. Da quel momento il popolo inizia ad non utilizzare più i prodotti di Mefox e riesce ad ottenere da quest’ultimo due pozzi d’acqua, i quali ritornano ad essere gestiti come bene comune. Mefox capisce la situazione ed elimina alcuni suoi prodotti dal mercato; da questo momento il popolo di Terra Secca ottiene la felicità mediante la gestione diretta del bene comune.
Francesco Gesualdi, mediante il suo racconto sul popolo di Terra Secca, ha parlato dei problemi e dell’infelicità in cui si trova la società ai giorni nostri. Il popolo di Terra Secca rappresenta la società del passato, quando si passava la maggior parte del tempo lavorando in casa, tutto era di bene comune e mediante riunioni del popolo si garantiva l’armonia della società. Poi, l’autore ci ha descritto una situazione in cui le persone sono costrette a lavorare moltissime ore per ottenere il minimo indispensabile per vivere e tutta questa fatica porta vantaggi soltanto al padrone. Con la figura di Mefox, invece Gesualdi ha voluto parlare della società di oggi, la quale ha subito un grandissimo cambiamento grazie alle nuove risorse, che però anche se rendono la vita dell’uomo più comoda, comunque portano all’inquinamento e quindi ad un numero superiore di ammalati e dimalformati. Inoltre, quando Gesualdi narra dei modi in cui Mefox tenta di fare pubblicità alla sua acqua per venderla, si riferisce alla nostra società circondata da bottiglie d’acqua con “centinaia”di nomi differenti, che ci vengono “martellate” in testa ogni singolo giorno. A mio parere con questo libro Gesualdi ha voluto esprimere tutta la “rabbia” che sente nei confronti della società in cui viviamo, dove le piccole cose non sono più apprezzare, non si sorride più perché tutto è concentrato e centrato sul lavoro e sui soldi.

20. Nicolò Ceccarello, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Questo libro di Francesco Gesualdi racconta la storia di un ragazzo di nome Sergio che scappa dalla sua famiglia perché stanco di vivere in mezzo alla tecnologia e alla vita basata solo sul denaro. Così dopo aver fatto vari lavori per procurarsi soldi per vivere, si imbarca in un peschereccio che parte alla volta di un’isola per raccogliere il corallo; però un giorno mentre Sergio è a riva e sta preparando il pranzo per i suoi compagni che sono al lavoro, il peschereccio si imbatte in un tifone che uccide tutti i marinai. Sconvolto Sergio si mette a vagare per l’isola in cerca di cibo, quando incontra un ragazzino che lo invita a cenare a casa sua con la sua famiglia, che vive in un villaggio tranquillo e che basa la sua vita sui prodotti della terra. Sergio decide di rimanere a vivere con loro e apprende tantissime cose nuove, come ad esempio impara a coltivare la terra, a fare il formaggio, il pane…
Però durante un’estate molto calda i pozzi che rifornivano le famiglie del villaggio d’acqua si seccano e così la popolazione decide di andare alla villa di un riccone, che possiede dei pozzi per chiedere aiuto. Il proprietario dei pozzi, Melebù, raggiunge un accordo con la popolazione dell’isola: in cambio di lavoro da lui pagato in acqua, la popolazione deve cedergli i pozzi. Così inizia il periodo di tirannia di Melebù che costringe gli abitanti dell’isola a lavori pesanti per la costruzione di nuovi pozzi e di una diga. Scoppia la guerra e Melebù ne approfitta per vendere l’acqua alle navi da guerra che passano da quelle parti.
Proprio in questo periodo Sergio si innamora di una ragazza di nome Laula, si frequentano per un periodo e poi decidoro di sposarsi. Un giorno arriva alle orecchie della popolazione che Melebù è stato ucciso perché gli piaceva un ragazzino che però piaceva anche ad un’altra persona che per gelosia l’ha ucciso. Così tutte le imprese passano al nipote Mefox che decide di gestire le proprietà in maniera diversa rispetto allo zio: lui aveva un rapporto di continuo scontro con gli operai, invece ora Mefox li tratta civilmente e soprattutto non fa fare loro lavori pesantissimi e pericolosi.
La guerra finisce e subito arriva la crisi: nessuno compra più acqua e così Mefox decidee di espandere il suo impero economico: costruisce caseifici, viene messa in vendita, al posto dell’acqua, una bevanda dalle infinite varietà di gusti e vengono poi esportati una grandissima quantità di altri prodotti, così le ricchezze di quell’isoletta aumentano tanto quanto l’inquinamento che porta malformazioni ai bambini, come ad esempio il figlio di Sergio e di Laila. Ma la popolazione si ribella e decide di scavare a fondo per trovare delle sorgenti d’acqua. Così facendo la popolazione non ha più bisogno dei prodotti di Mefox tanto che alla fine questi decide di chiudere le aziende, così la vita nella piccola isoletta ricomincia serenamente.
Questo libro è denso di significati: una delle prime cose che ho notato è che Gesualdi è contro la privatizzazione dei beni e che preferirebbe condividerli secondo il concetto Marxista del comunismo. Tra l’altro questo libro è una rappresentazione e soprattutto una critica dello sviluppo della società nel corso della storia. All’inizio quando Sergio è sull’isola la popolazione vive grazie ai prodotti della terra mi ha fatto ricordare le popolazioni preistoriche, invece verso la fine si riscontrano i problemi della vita moderna, cioè l’inquinamento, le malattie… Per questo il libro è una critica a tutti noi che vogliamo avere per forza il SUV, il cellulare di ultima generazione e la TV al plasma, quando potremmo vivere più serenamente con le cose semplici. E’ per tutto questa seri di motivi che il libro mi è piaciuto moltissimo.

21. Paola Cervone, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Il mercante d’acqua è un libro che descrive molto realisticamente la società in cui viviamo, un mondo dove il progresso è ciò che conta di più insieme al denaro e al potere.
Il libro parla dell’avventura che Sergio intraprende stanco della vita in città e della sua famiglia troppo attaccata al lavoro.
Quello che invece cercava Sergio era un luogo dove ci fosse una vita semplice, dove non contassero i soldi, ma il rapporto con la natura e il dialogo tra le persone.
Questo mondo idilliaco lo trova a Terra Secca fino a quando il progresso arriva anche lì a causa di uno straniero: Melebù deciso a sfruttare il territorio e quella povera gente che per una serie di vicissitudini è costretta a sottomettersi.
Infatti, arrivata la siccità, il villaggio, rimasto senz’acqua, è costretto per sopravvivere ad accettare la proposta di Melebù che voleva l’unico pozzo pieno d’acqua dell’isola e in cambio avrebbe dato lavoro e acqua a ciascuno.
Con una serie di compromessi la popolazione di Terra Secca e Melebù si accordano, ma c’è sempre insoddisfazione da ambedue le parti.
La popolazione cerca diverse volte di insorgere perché voleva ciò che le spettava di diritto, ma invano.
Melebù venne ucciso e Artus incolpato. L’assassino però, stando alle parole di Nero, era l’ingegnere Zemulus che fu costretto a confessare dando la possibilità ad Artus di salvarsi.
Melebù aveva lasciato tutti i suoi averi e anche quell’isola al nipote Mefox che fu molto gentile verso la popolazione locale: organizzò una festa di insediamento alla quale tutti erano invitati.
La guerra era finita ma ben presto la crisi tornò. Mefox non sapeva che fare perché teneva alla pace sociale e se per esempio avesse lasciato qualche lavoratore a casa, gli abitanti di Terra Secca sarebbero insorti.
Il cugino gli consigliò di costruire delle banche dell’acqua: avrebbe lasciato a casa dei lavoratori, ma avrebbe dato loro l’acqua a credito. Questa sembrò a tutti una proposta ragionevole.
In questo modo la crisi fu contenuta. Mefox pensò inoltre di aumentare la paga in modo da far sì che i lavoratori diventassero i futuri compratori.
Questa proposta fu accolta.
Il progresso era ormai concluso; iniziarono le campagne pubblicitarie che dovevano spingere le persone a comprare sempre nuovi prodotti. Ormai i rapporti interpersonali erano spariti e Sergio che era fuggito per liberarsi della modernità, era ricaduto nello stesso tipo di società.
Ben presto Sergio e Laila ebbero un bambino, Jalil, nato con una malformazione, ma non era l’unico.
La causa di questo era l’inquinamento e molte persone si stavano anche ammalando di cancro.
Gli abitanti dell’isola ominciarono così a ridurre gli acquisti delle bottiglie e riuscirono a ricomprarsi i pozzi.
Così Sergio e Laila come tutti gli abitanti di Terra Secca smisero di condurre una vita materialistica cercando di dedicare più tempo a loro stessi e agli altri.

22. Angela Faggian, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Il libro narra le vicende di Sergio, un giovane, che un giorno si imbarca con dei pescatori di coralli e approda su un’isola semideserta, l’isola di Terrasecca.
Decide di cominciare una nuova vita sull’isola, ma si accorge presto che l’acqua lì viene considerata un bene prezioso, perché il padrone dell’isola ha lasciato poche falde acquifere, la maggior parte quasi prosciugate.
Il giovane si trova di fronte una comunità a suo modo felice, che lo accoglie e lo integra velocemente: conoscerà Leila, che successivamente diventerà sua moglie e un numeroso gruppo di ragazzi che l’aiuteranno a far fronte al problema dell’acqua, che anno dopo anno si farà sempre più complicato, poiché le falde cominceranno a scarseggiare.
Melebù, il padrone dell’isola, vive in una villa al centro dell’isola circondata da bodyguard e soldati in divisa, il suo pozzo è l’unico ancora pieno, e per ottenere l’acqua della sopravvivenza, il villaggio decide di vendergli tutti i pozzi vuoti. Per arricchirsi presto Melebù organizza una stazione di rifornimento d’acqua per le navi in transito.
Melebù, che è un uomo furbo e in aggiunta potente, vede nei lavoratori soltanto manodopera da sfruttare per ricavarne il massimo profitto, per questo motivo metterà dei prezzi altissimi sui secchi d’acqua di cui la gente ha bisogno.
Il villaggio allora arriva ad un accordo che prevede che i cittadini lavorino, senza salario, in cambio dell’acqua.
Melebù muore ed alla sua morte subentra il nipote, Mefox, che decide di prendere in considerazione le richieste salariali e sociali del villaggio, dando la falsa illusione che la vita sull’isola stia migliorando.
Come lo zio, il nuovo padrone permette agli operai di diventare consumatori dei propri prodotti e crea in questo modo nuove esigenze di consumo: fioriscono nuovi stabilimenti, la pubblicità e i primi fast food: la rincorsa ai consumi disgrega però la comunità-villaggio e i pozzi sono ormai in buona parte avvelenati dalla plastica prodotta dai prodotti innovativi e dai pesticidi, inoltre molti bambini nati negli ultimi anni, riportano malformazioni a livello genetico, ad esempio il figlio di Sergio è ato focomelico.
A questo proposito un gruppo di ribelli si organizza per smantellare il potere di Mefox, smettendo di utilizzare i prodotti industriali e cercando di produrre la maggior parte delle risorse necessarie per la vita del villaggio.
I cittadini di Terrasecca riusciranno ad avere la meglio sul Mefox, ottenendo tutti i pozzi che precedentemente erano stati sottratti al villaggio.
A Terrasecca ormai ritorna la gstione collettiva del bene comune, che riesce a garantire una vita migliore e più felice.
Il libro mi è parso abbastanza difficile, ma narrato molto bene.
Gesualdi “lancia” il lettore nella dinamica della storia, focalizzandosi sul protagonista
Le descrizioni dei luoghi dove si svolge la vicenda, seppur inventati, li fanno sembrare reali, mentre le descrizioni dei personaggio sono molto dettagliate e minuziose.
Il racconto mi è parso molto originale, segno di una fervida immaginazione e di una grande “dose” di fantasia dell’autore, inoltre trattare un argomento molto importante ai giorni nostri come è l’acqua, in un libro per ragazzi non è un’impresa molto facile, visto che, a mio parere molte persone non hanno idea di quanto preziosa sia l’acqua di questi tempi. Forse leggendo questo libro presteremo molta più attenzione agli sprechi.

23. Maddalena Fenzi, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Credo che il libro intitolato Il mercante d’acqua tratti diversi temi di attualità e dia alcuni importanti insegnamenti al mondo che oggi si presenta come qualcosa di estremamente problematico.
Questo libro narra la storia di Sergio, un ragazzo che fino all’età di vent’anni vive una vita dotata di tutte le comodità che il ventunesimo secolo è capace di offrire , ma che tuttavia sente di non appartenere al mondo che lo circonda , all’insegna della fretta, dei consumi e della carriera personale. Spinto anche dal debole legame con i genitori , i quali non erano stati capaci di avvolgerlo nel consueto calore familiare, Sergio decide di partire alla scoperta del mondo lasciando il lusso e i comfort a cui era abituato. Dopo alcune tappe in diverse località inizia a lavorare come pescatore e, proprio rer adempiere ai compiti che questa professione richiede (deve raccogliere dei preziosi coralli) , sbarca sull’Isola di Terra Secca , un luogo apparentemente deserto.
Purtroppo i suoi compagni pescatori sono coinvolti in un tragico incidente mentre si trovano su un’imbarcazione in mezzo al mare e il protagonista si sente perduto nell’isola sconosciuta.
Fortunatamente incontra un bambino di nome Puk che lo conduce al villaggio dell’isola, facendogli capire di non essere da solo. Viene ospitato dalla famiglia di Puk per alcuni giorni, un tempo esiguo che gli basta però per capire quanto diverso sia il mondo di Terra Secca rispetto alla realtà che lo circondava fino a poco prima.
Terra Secca, un villaggio in cui la corrente elettrica e addirittura il denaro non esistono, si trova in una pesante difficoltà: la mancanza d’acqua che costringe la popolazione a sottomettersi al ricco Melebù, proprietario dell’unico pozzo ancora colmo d’acqua dell’isola.
Sergio partecipa attivamente alla lotta contro Melebù, che tuttavia domina la popolazione per lungo tempo e diventa un vero e proprio “mercante d’acqua”. Quando le cose sembrano addirittura peggiorare il cinico uomo muore, lasciando nelle difficoltà la gente dell’isola.
Quando il nipote di Melebù (Mefox) si presenta lì per riprendere il potere, la situazione sembra migliorare poichè il ragazzo si dimostra molto più disponibile dello zio; è tuttavia anche molto più innovativo e questa sua caratteristica porta alla degenerazione della società sull’isola.
Mefox infatti introduce molte novità che trasformano il tradizionale e genuino popolo di Terra Secca in una popolazione consumista e nervosa, che non presta più volentieri il proprio aiuto all’altrettanto altruista e disponibile vicino di casa. Vedendo che la situazione lo sta riportando nel mondo da cui era fuggito, Sergio (che nel frattempo si è sposato ed ha avuto un figlio) cerca, riuscendovi di rendere quella che ormai considera la “sua” gente indipendente da Mefox , in modo tale da avere l’acqua e le comodità strettamente necessarie senza per forza dover sottostare all’uomo più ricco dell’isola.
Credo che la particolarità di questo libro sia la varietà dei temi e delle problematiche che esso tratta. Proprio per evidenziare gli argomenti affrontati nella storia, l’autore inserisce delle note riguardanti fatti realmente accaduti , inerenti alle situazioni descritte. A mio avviso queste ultime sono davvero utili al lettore, che in questo modo si rende conto che ciò che la storia racconta non è poi così distante dal mondo reale.
Come dicevo, sono molti gli argomenti trattati dall’autore: si parla infatti del problema della mancanza d’acqua, al quale l’autore si “aggancia” per approfondire le caratteristiche della società attuale , basata sul consumo, sulle spese inutili e soprattutto sull’apparire piuttosto che sull’essere. Questo libro mi è piaciuto anche perchè ritengo sia un modo per sensibilizzare a questi problemi gli individui della società di domani, le persone che si trovano in un’età spensierata ma che non per questo sono giustificate ad ignorare i problemi del mondo che le circonda: i giovani. E ci riesce bene, a mio avviso: attraverso u semplice racconto noi ragazzi riusciamo a capire quanto sia facile superare la linea di confine tra una società genuina e altruista , ed una egoista e basata sul denaro.
Per quanto riguarda il linguaggio usato, posso affermare che non l’ho trovato particolarmente difficile da comprendere. E’ ancora più interessante vedere come temi difficili possano essere quindi presentati e affrontati in maniera semplice. L’unica critica negativa che posso fare è a seguente: in certe parti del libro ho trovato l’autore un po’ troppo sbrigativo, ma credo abbia dovuto in qualche circostanza esserlo per avere la possibilità di dare diverse sfaccettature alla storia, in modo tale da poter affrontare le numerose problematiche suddette.
Devo ammettere che la conclusione mi ha lasciato u po’ di curiosità: mi sarebbe piaciuto infatti vedere il proseguimento della storia del protagonista e della sua famiglia, anche per avere la conferma che una società sana e non dotata del lusso a cui oggi siamo abituati può comunque verificarsi duratura.

24. Giovanna Fontana, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

n giovane, che gira il mondo zaino in spalla e si guadagna da vivere con piccoli lavori che gli consentono di continuare a viaggiare, si imbarca un giorno con dei pescatori di coralli e approda su un’isola semideserta. Lì decide di fermarsi. In realtà sull’isola un villaggio c’è e il giovane si trova di fronte una comunità a suo modo felice, che lo accoglie e lo integra velocemente. La vita prosegue serena fino a quando l’acqua nei pozzi comincia a scarseggiare e poi si esaurisce completamente. Nell’isola di Terrasecca – questo è il suo nome – c’è anche un padrone: Melebù. Vive in una villa al centro dell’isola circondata da bodyguard e soldati in divisa. Il suo pozzo è l’unico ancora pieno. Per ottenere l’acqua della sopravvivenza, il villaggio decide di vendere tutti i pozzi vuoti a Melebù, che ha già organizzato una stazione di rifornimento d’acqua per le navi in transito. Melebù ha tutte le caratteristiche di un imprenditore ottocentesco, è un “capitalista classico” e vede nei lavoratori soltanto manodopera da sfruttare per ricavarne il massimo profitto. Alla sua morte subentra il nipote, che decide di prendere in considerazione le richieste salariali e sociali del villaggio. La vita sull’isola sembra così migliorare. Anche perché il nuovo padrone permette agli operai di diventare consumatori dei propri prodotti e crea in questo modo nuove esigenze di consumo. Fioriscono nuovi stabilimenti, la pubblicità e i primi fast food: la rincorsa ai consumi disgrega però la comunità-villaggio e i pozzi sono ormai in buona parte avvelenati dalla plastica e dai pesticidi. Un gruppo di ribelli convince allora gli abitanti a boicottare i prodotti industriali e a procurarsi da soli ciò di cui hanno bisogno. Ce la faranno. A Terrasecca ormai le sicurezze personali sono garantite dall’economia del bene comune, che riesce a garantire diritti in cambio di tempo.

25. Chiara Massaro, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Il protagonista di questa storia è Sergio, un ragazzo di circa vent’anni che, stanco della società attuale basata sul consumismo, piena d’egoismo e priva di sani principi, decide di partire e lasciare tutto viaggiando (spinto anche dalla difficile situazione famigliare).
Dopo diversi lavoretti qua e là, diventa pescatore e, con il suo gruppo, si imbarca per l’isola di Terrasecca dove per due settimane sorveglierà le scorte di cibo mentre i suoi compagni usciranno in mare a pescare coralli.
Purtroppo un giorno i pescatori sono coinvolti in un incidente e non tornano più all’isola. Sergio, dopo alcuni giorni in cui vive solo in quell’isola sconosciuta, viene raggiunto da Puk, un bambino che lo accompagna e lo ospita nella sua casa al villaggio di Terrasecca presentandogli un mondo completamente diverso da quello della società moderna. Infatti a Terrasecca le persone sono sempre pronte ad aiutarsi, non esiste il denaro bensì il baratto e la gente produce l’indispensabile alla vita con le proprie mani. Sergio, affascinato da quelle persone e dal loro modo di vivere decide di fermarsi lì. Purtroppo arriva la siccità, tutti i pozzi sono vuoti a parte quello di Melebù una persona ricca che non ha mai partecipato alle attività del villaggio. La popolazione è quindi costretta a sottomettersi “al potente” che avrà il controllo dell’isola fino al giorno della sua morte. A succedergli è il nipote Mefox che si dimostra più disponibile e innovativo dello zio, ma Terrasecca è ormai diventata come la società dei nostri giorni dove i litigi e l’egoismo sono all’ordine del giorno. Sergio, accorgendosi che il mondo dal quale era fuggito sta ricomparendo sull’isola, decide di intervenire e di organizzare una sorta di resistenza a Mefox, rendendo la società autonoma ed indipendente come al suo arrivo (nel frattempo Sergio si sposa con Laila, una donna dell’isola, e hanno un bambino).
Il libro è un vero e proprio messaggio d’allarme contro il consumismo e il capitalismo. Francesco Gesualdi con un romanzo quasi fiabesco tocca delle delicate tematiche attuali facendoci riflettere sull’importanza dei beni primari e esortandoci a non voler sempre l’impossibile. Gli abitanti della sua isola immaginaria questi beni li autoproducono. Ci invita inoltre a riflettere sul fatto che i beni primari dovrebbero essere di proprietà comune in quanto tutti gli esseri umani hanno il diritto alla vita e quindi di averli.
Un’altra tematica toccata nel libro è quella dei rapporti sociali: Gesualdi ci presenta una società buona, solidale; io personalmente me li sono immaginati tutti sorridenti gli abitanti dell’isola, tutti pronti ad ascoltare, ad ospitare, ad aiutare; senza invidia ed egoismo. Lì non c’è stress, non ci sono inutili litigi, ecc. L’autore ci fa riflettere e ci dà una sorta di speranza: possiamo (forse) cambiarlo questo mondo che in tanti critichiamo se solo facessimo come Sergio. Ma purtroppo questo, come mi rendo conto giorno dopo giorno, è sempre più un’utopia: la corsa al potere, alle ricchezze c’è e ci sarà sempre e, come diceva Dante, è un vero e proprio peccato. Annebbia l’uomo e fa si che questo trascuri i veri valori e i veri piaceri della vita.
A mio parere questo libro è un ottimo spunto di riflessione che ti lascia un messaggio non trascurabile. In più con una semplice fabula l’autore ha ricreato la storia del progresso, della nostra società allarmandoci anche sul fatto dell’acqua come risorsa non infinita, come non lo sono le altre. Affronta anche il problema dell’inquinamento e ci invita esplicitamente a risparmiare e a pensare prima di agire.

26. Enrico Michielotto, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Sergio è un giovane avventuriero che gira il mondo armato di zaino e di tanta voglia di vivere, egli si guadagna da vivere svolgendo dei piccoli lavori che gli permettono di continuare a girovagare. Un bel giorno sbarca su un’isola deserta e vi rimane solo, perché i suoi compagni andando in cerca di coralli si imbattono in una tempesta e non tornano più.
Nell’isola il giovane Sergio viene a conoscenza di un piccolo villaggio, riesce a entrare a far parte di quella società e gli abitanti lo aiutano ad integrarsi rapidamente e incontra una ragazza con cui si sposa. Con il passare del tempo, però, l’acqua inizia sempre più a scarseggiare finché non si esaurisce. Rimane un solo pozzo con ancora dell’acqua, quello di Melebù, il padrone dell’isola chiamata Terrasecca. I poveri abitanti del villaggio, inermi e senza sapere come fare a vivere, decidono di vendere i pozzi vuoti a Melebù in cambio di un po’ d’acqua. Melebù accetta e in cambio commissiona la costruzione di una diga per rifornire le navi in transito, egli però è un uomo spietato che sfrutta i poveri lavoratori per i suoi interessi personali. Il tempo passa e alla sua morte Melebù viene sostituito da suo nipote Mefox, il quale decide di considerare le richieste del villaggio. La vita sembra migliorare perché egli permette agli operai di consumare ciò che producono, ma questo crea nuove esigenze di consumo. Nascono così pubblicità, stabilimenti e prodotti industriali che avvelenano l’isola causando malattie e malformazioni fra i bambini. Tra i quali anche Jail, il figlio di Sergio e Laila, il quale viene colpito da una malformazione. A questo punto un gruppo di ribelli, tra cui anche Sergio, decide di boicottare i prodotti e iniziare a produrre da soli ciò di cui hanno bisogno. E’ così che a Terrasecca la sicurezza ora è garantita dalla gestione diretta del bene comune.
Questo libro, secondo me vuole portare all’attenzione della gente molti aspetti importanti della società odierna. E’ un libro che spinge a ragionare su temi di interesse comuni, quali l’evoluzione della società nel corso del tempo, la denuncia di alcuni mali della società moderna e, infine, si occupa di portare alla luce un problema che potrebbe realizzarsi nel prossimo futuro, ossia l’esaurimento delle risorse d’acqua.
Il libro, appunto, narra come in questo villaggio sperduto le scorte d’acqua si esauriscono e gli abitanti sono costretti a lavorare ed essere sottoposti al potere di un’unica persona, ossia l’unico uomo sull’isola che possiede scorte d’acqua. L’autore quindi in questo libro vuole mettere in guardia su una possibile monopolizzazione dell’acqua da parte dei potenti.
Con questo libro, inoltre, si può analizzare l’evoluzione della società nel tempo : dapprima una società basata sul baratto, ove tutto era di tutti, poi la monopolizzazione di alcuni beni, il denaro e poi ancora la pubblicità e la nascita delle industrie e del consumismo e l’inquinamento.
A mio avviso questo è un buon libro che aiuta a far ragionare su temi sia di interesse attuale, sia riguardo a possibili problemi che in futuro possono colpire la Terra e quindi la società.

27. Carlo Miotello, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Sergio, un ragazzo di vent’anni, non riesce a trovare l’affetto che cerca con i suoi genitori che impegnati nel lavoro tutto il giorno credono di renderlo felice con i soldi, ma Sergio non é interessato ai soldi decide di imbarcarsi per lavorare in un peschereccio e scopre che quella è il genere di vita che cercava. Un giorno il peschereccio parte per la pesca e Sergio rimasto nell’isola di Terrasecca a controllare le provviste d’acqua rimane da solo perché i suoi compagni, andati a pescare il corallo, vengono colpiti da una burrasca. Sergio decide di inoltrarsi nella foresta dove incontra Puk un bambino che lo avvicina alla popolazione dell’isola, dove gli indigeni usano un sistema di autogoverno e il baratto che Sergio apprezza molto. Anche l’armonia e l’amore presenti in quella società lo affascinano non poco. Sergio passa del tempo in quell’isola, ospitato presso i genitori di Puk. Arriva un periodo di siccità e con quella arriva anche un dittatore che prende possesso dei pozzi d’acqua e riduce in schiavitù la popolazione di Terrasecca. La gente si rivolta più volte, ma senza esiti positivi. Il dittatore, Malebu viene ucciso e al suo posto viene suo nipote e Sergio diventa suo segretario. Mefox, il nuovo dittatore modernizza la società di Terrasecca, ma con ciò diffonde l’inquinamento che comporta malattie e deformazioni: lo stesso figlio di Sergio nascerà con delle deformazioni. Sergio decide di porre fine all’oppressione di Mefox e con una azione di boicottaggio: il popolo ottiene che due pozzi d’acqua vengano liberati e autogestiti come avveniva in passato, inoltre Mefox riduce la produzione di quei prodotti che causavano le malattie. Cosi il popolo di Terrasecca ritrova un po’ della vecchia libertà.
Ho apprezzato questo libro in quanto mostra il genere di società che ho sempre sognato e rappresenta un problema molto attuale: la privatizzazione di ogni risorsa, non solo l’acqua ma tutti i beni essenziali alla nostra vita; non mi sorprenderebbe che a breve si vendesse anche l’ossigeno. Un altro aspetto che mi è piaciuto è la forza della rivolta popolare e la lotta contro l’oppressione che vengono presentati nel libro, cose in cui personalmente credo molto.

28. Laura Rubin, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Il mercante d’acqua, scritto da Francesco Gesualdi, è un libro molto interessante e coinvolgente.
Parla di Sergio, un giovane ragazzo che è stanco della sua vita, infatti ha i genitori assenti perché presi dal troppo lavoro, non ha una vita sociale, non ha un dialogo con la sua famiglia e per questo decide di partire, lasciare tutto, avere nuove esperienze e nuove emozioni…!Vive sotto ai ponti, dorme per strada, fa dei lavori temporanei fino a quando incontra un gruppo di pescatori con i quali instaura dei buoni rapporti e parte con loro alla ricerca di coralli su un’isola. Mentre soggiornano in quest’isola succede un disastro: arriva un tifone che provoca la morte dei pescatori in mare durante la pesca, tranne di Sergio, unico rimasto a terra per controllare le provviste. Ritrovatosi solo, il giovane decide di perlustrare l’isola, fino a quando incontra un bambino: Puk. Puk lo accoglie come se fosse un fratello, lo presenta alla sua famiglia e da quel giorno Sergio vivrà lì: a Terra Secca.
Terra Secca è un posto tranquillo, dove la gente vive aiutandosi, producendo da sé ciò che serve per vivere: cibo, utensili, etc…Sergio è felice, è ben inserito in questa società.
Tutto procede bene fino a quando nell’isola arriva la siccità: niente più acqua per vivere, lavare, irrigare i campi. La popolazione entra nel panico, c’è un grande caos, non si hanno soluzioni fino a quando, durante una riunione per trovare un rimedio, Puk propone di andare a prendere l’acqua dal pozzo di Melebù, un uomo ricco, inserito nel mondo degli affari, che è arrivato da cinque anni a Terra Secca, dove ha costruito la sua villa. Solitamente soggiornava lì per quindici o venti giorni per la raccolta di coralli, ma dalla morte della moglie si è trasferito stabilmente.
Gli abitanti di Terra Secca decidono di andare alla villa e, dopo vari tentativi, riescono ad avere l’incontro atteso con l’affarista.
Si espone il problema e la richiesta, ma inizialmente Melebù rifiuta, solo dopo vari tentativi accetta, però a due condizioni:
1-ciò che prima era un bene comune, come le sorgenti, dovevano essere di sua proprietà
2-per avere 2 secchi d’acqua al giorno le persone avrebbero dovuto lavorare per lui.
Nel villaggio si scatenano molte discussioni, c’è chi è favorevole, chi è contrario: fino a quando, analizzata la situazione, a malincuore si decide di accettare la proposta.
Da quel giorno a Terra Secca la vita cambia: tutti sono schiavi dal lavoro per riuscire a portare a casa dell’acqua; ciò che era un diritto diventa un privilegio: inizia una dittatura.
Sergio, insieme ad altri giovani, cerca di fare accordi con Melebù per ottenere una vita migliore, ma niente.
La vita sembra ormai segnata, fino a quando un giorno si trova il cadavere di Melebù…E’ stato ucciso, ma non si sa chi sia il colpevole. Dopo varie indagini, giudizi sbagliati, si scopre che l’omicida è un ingegnere di nome Zemulus, . Ha massacrato l’uomo perché entrambi avevano la passione per i ragazzi, in particolare per uno, Rafin, conteso dai due uomini. Melebù è stato ucciso per gelosia.
A Terra Secca non c’è più un capo, almeno così si crede; fino a quando arriva un giovane di nome Mefox, nipote di Melebù. Tra la popolazione ritorna il terrore che si ritorni alla vita passata con lo zio del ragazzo, ma non è così. Mefox è astuto, bravo in affari (ma deve ancora fare esperienza), fa crescere l’isola sul piano economico: nomina Sergio suo segretario, costruisce industrie, fast-food e fa molta pubblicità dei suoi prodotti. Però, dopo un po’ sorge un problema, scontato per noi, ma sconosciuto per quella popolazione, legato allo sviluppo: l’inquinamento. Terra Secca sembra tornare nella crisi, ma anche in questo caso si trova la soluzione: ritornare alla routine prima dell’arrivo di Melebù, cioè agricoltura, allevamento, artigianato e il ritorno ai beni comuni; non importa lo sviluppo economico dell’isola, ma la salute, la felicità e la solidarietà degli abitanti.
Nel frattempo Sergio conosce una bella, giovane e decisa ragazza, Laila, con la quale forma una famiglia.
Il libro è ricco di aspetti interessanti. Prima di tutto Sergio, questo ragazzo che va all’avventura, decide di cambiare radicalmente la sua vita; si trova catapultato in una realtà diversa dalla sua, ma affascinante. Impara molte cose: come fare il pane, come coltivare etc…E questo grazie alla “sua” famiglia che lo aiuta a maturare, inserirsi, crescere in questo mondo nuovo. E’ forte, coraggioso, si fa valere e sa apprezzare le piccole gioie della vita; aiuta chi è in difficoltà e riesce pure a trovare l’amore, non conosciuto quando era in città.
Un altro personaggio importante è sicuramente Puk, questo bambino che non ha paura di niente e di nessuno, è allegro, tratta Sergio come un amico o meglio ancora come un fratello. Grazie a lui in nuovo arrivato riesce ad avere quella famiglia che gli era sempre mancata. Puk ha carattere, è pieno di idee.
Poi c’è Melebù, il cattivo della situazione. Un uomo che pensa solo ai soldi, all’arricchirsi; non si fa scrupoli davanti ai problemi della popolazione di Terra Secca, ma anzi cerca di approfittarne per avere tutta l’isola nelle sue mani. Forse ha questo comportamento per lo shock della morte della moglie…. Chi lo sa!Alla fine ha la peggio perché viene ucciso.
Ed infine Mefox, colui che cerca di modernizzare l’isola; è lontano dall’idea dello zio…Si fa amare, aiuta Terra Secca: E’ un personaggio che sa ciò che vuole e sa come ottenerlo.
Il tema di questo libro è l’importanza dell’acqua. Grazie a questa lettura, pure piacevole, sono diventata più consapevole dell’uso di questo bene, di quanta ne sprechiamo. E’ un libro molto utile nella nostra società, che è la società dello spreco. Una persona leggendo questo testo medita su cosa può provocare l’assenza o il monopolio di questo bene che è di tutti ed è vitale. Quindi usiamo l’acqua, ma con parsimonia e non facciamola diventare un privilegio per pochi, perché tutti siamo esseri viventi e abbiamo il diritto di vivere.

29. Elisa Scarparo, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Un giovane, che gira il mondo con lo zaino in spalla e si guadagna da vivere con piccoli lavori che gli consentono di continuare a viaggiare, approda un giorno su un’isola semideserta.
In questa isola, il cui nome è Terrasecca, c’è un villaggio dove vive una comunità a suo modo felice, che accoglie ed integra velocemente Sergio.
La vita prosegue serena, fino a quando l’acqua dei pozzi inizia a scarseggiare per poi esaurirsi del tutto. L’unica persona in grado di garantire l’acqua della sopravvivenza è il padrone Melebù; gli abitanti si rivolgono a lui, vendendogli tutti i pozzi vuoti.
Si dovrà quindi lavorare per rifornirsi, e Melebù vede nei lavoratori soltanto manodopera da sfruttare per ricavare il massimo profitto. Alla sua morte gli succede il nipote, che adotta un comportamento completamente diverso in quanto decide di prendere in considerazione le richieste salariali e sociali del villaggio.
La vita sull’isola sembra così migliorare, anche perché il nuovo padrone permette agli operai di diventare consumatori dei propri prodotti e crea nuove esigenze di consumo. Fioriscono nuovi stabilimenti, la pubblicità e i primi fast food. La rincorsa ai consumi disgrega però la comunità-villaggio e i pozzi sono ormai in buona parte avvelenati dalla plastica e dai pesticidi. Un gruppo di ribelli convince allora gli abitanti a boicottare i prodotti industriali e a procurarsi da soli ciò di cui hanno bisogno. Ce la faranno. A Terrasecca ormai le sicurezze personali sono garantite dall’economia del bene comune, che riesce a garantire diritti in cambio di tempo.
Nonostante sia stato scritto in forma semplice, questo è un libro a mio parere scritto per far riflettere.
Un improbabile, fiabesco, paradiso in terra fondato sui buoni sentimenti, sul lavoro, sul baratto e sulla condivisione dei beni della natura, viene distrutto dall’arrivo della logica di mercato e dai suoi padroni spietati, dalla privatizzazione dei servizi primari, che alla fine affama la gente. Un paradiso trasformatosi in un inferno del progresso.
Il messaggio base di questo libro è il pericolo di togliere all’uso comune un bene primario come l’acqua. Da quando questo accade l’isola va in declino.
Questo potrebbe toccare anche a noi. L’acqua non si tocca, è un diritto di tutti: finchè è gestita pubblicamente è alla portata di tutti, ma se entra in gioco la logica del profitto, potrebbe non essere così.

30. Caterina Sambo, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Sergio è un ragazzo di buona famiglia che decide di vivere la vita con le sue forze, guadagnando i soldi per vivere facendo molto lavori umili; inizia a fare il pescatore ed un giorno si trova solo su un’isola deserta abbandonato dai compagni che erano andati in cerca dei corali: non tornarono più a causa di una terribile tempesta.
Abbandonato a se stesso Sergio incontra un ragazzino di nome Puk che abita in un piccolo villaggio chiamato Terra Secca, di cui il protagonista diventerà abitante grazie al matrimonio con Leila, una ragazza del villaggio a cui porgerà soccorso.
Con il passare del tempo, però, l’acqua inizia a scarseggiare finché non si esaurisce: l’unica fonte è il pozzo di Malibù, il tiranno dell’isola.
Gli abitanti disidratati decidono di vendere i loro pozzi vuoti a Malibù in cambio di acqua; egli accetta, ma in cambio li costringe a costruire una diga per rifornire le navi in transito.
Il tempo passa e alla morte di Malibù arriva Mefox, un ragazzo molto più buono e comprensivo dello zio che aiuta gli abitanti del villaggio lasciando loro la possibilità di consumare ciò che producono, ma questo crea solamente nuove esigenze di consumo. Di conseguenza nascono stabilimenti e prodotti industriali e quindi pubblicità; si inquina così l’isola e si causano malattie e malformazioni nei neonati tra cui il figlio di Sergio e Leila, Jail. A questo punto il popolo di Terra Secca decide di produrre da solo ciò di cui hanno bisogno.
Nel villaggio la sicurezza e la vita sono garantite.
Ho letto questo libro molto volentieri. E’ una lettura leggera e veloce però piena di contenuti e di discorsi anche attualmente importantissimi come lo sfruttamento o la mancanza delle materie prime.
Questo libro ci illustra il percorso dell’uomo dall’epoca del baratto ad oggi, l’epoca dell’industria e della pubblicità che inquinano, cambiano il nostro territorio e la vita dei più deboli: i bambini che saranno il nostro futuro.
Inoltre l’autore vuole metterci in guardia dalla monopolizzazione dell’acqua da parte dei potenti.
Questo libro è risultato molto interessante poiché fa ragionare le persone su uno dei problemi più importanti della vita d’oggi giorno: la disponibilità di acqua.

31. Giulia Schiavon, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Questo libro racconta la storia di Sergio, un ragazzo di città, il quale dalla vita ha potuto godere di ogni genere di comodità.
Egli però si sente molto insoddisfatto e senza prospettive a causa dei suoi genitori, i quali passano la maggior parte del loro tempo al lavoro, provocando così nel figlio un’immensa sofferenza per la mancanza di affetto e la scarsità di rapporti umani.
Un giorno Sergio prende una decisione rilevante: decide di abbandonare la sua abitazione, il suo mondo e si imbarca con dei pescatori e con loro approda in un’isola, l’Isola di Terrasecca, allo scopo di recuperare dei coralli.
A causa di una grande tempesta, Sergio perde i contatti con i membri dell’equipaggio e rimane solo sull’isola.
In seguito fa conoscenza con una famiglia e grazie a questa, entra a fare parte di una comunità: si integra molto bene e instaura dei rapporti di amicizia con vari membri tra cui Laila, una giovane ragazza che diventerà sua moglie.
A Terrasecca però inizia un periodo di crisi: incombe la siccità, l’acqua non è più sufficiente per tutti gli abitanti e l’unica persona in grado di salvare questa situazione è Melebù, un uomo che possiede un enorme pozzo d’acqua.
Per fare fronte a questo problema, i rappresentanti del villaggio chiedono aiuto a questo uomo e decidono di renderlo padrone di tutti i pozzi presenti sull’isola.
Melebù è una persona meschina: sfrutta gli abitanti e il loro lavoro al fine di costruire una diga e fonda una nuova attività organizzando una stazione di rifornimento d’acqua per le navi in transito, ricavando numerosi profitti.
Un giorno però Melebù viene ucciso e viene poi sostituito dal nipote, Mefox , il quale si impone in modo diverso rispetto allo zio: assume alle proprie dipendenze diverse persone e decide di aumentare loro lo stipendio permettendo così agli operai di diventare consumatori e di fare uso di acqua per mezzo del denaro guadagnato.
In questo modo Mefox istituisce un nuovo modello organizzativo e produttivo basato sul consumismo: nascono una nuova serie di industrie e la pubblicità sui prodotti aumenta.
Mutano però molti aspetti della società , perché gli abitanti sono oppressi e stressati per il troppo lavoro e sono portati a trascurare la famiglia e la comunità-villaggio si disintegra.
Un altro aspetto negativo di questo consumismo è l’innumerevole quantità di rifiuti prodotta e il conseguente inquinamento: molte persone si ammalano e molti bambini, tra i quali il figlio di Laila e Sergio, nascono con gravi malformazioni fisiche.
Quando gli abitanti di Terrasecca si rendono conto dell’accaduto decidono tutti insieme di abbandonare questo nuovo fenomeno del consumismo , pertanto si ribellano a Mefox e introducono il concetto di bene comune, ossia attraverso l’aiuto reciproco, la collaborazione e la collettività riescono a produrre ciò di cui hanno bisogno e a garantirsi i diritti e i beni primari.
Questo libro mi è piaciuto molto perché credo innanzitutto che la storia sia molto interessante, coinvolgente e credo che questa sia narrata in modo diretto, preciso e comprensibile.
In secondo luogo, ritengo che in questo romanzo siano trattati degli argomenti di rilievo per esempio le caratteristiche del capitalismo, il consumismo e la difesa del bene comune.
Un punto su cui l’autore credo insista particolarmente è l’importanza dell’acqua, un bene fondamentale e essenziale per l’uomo che dovrebbe essere un diritto per ciascun individuo, ma che, come vediamo nella storia, è privatizzata e sottratta al libero accesso.
Un altro aspetto che ho particolarmente gradito è come l’autore renda comprensibile e chiaro il concetto del passaggio da un sano e quieto vivere basato sulla collaborazione tra individui, sull’autoproduzione e sul bene comune a un vivere in una società fondata sullo spreco di denaro, sulla necessità di beni inutili eche porta a numerosi aspetti negativi come l’inquinamento, le malattie, la mancanza di tempo libero e la lontananza dalle rispettive famiglie.

32. Valentina Soffia, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Sergio è un adolescente al quale i genitori non fanno mancare nulla: paghette generose, vestiti firmati, cellulare e computer di ultima generazione. Lui però si sente solo, escluso dalla società e soprattutto triste. Così un giorno, stanco della sua vita priva di rapporti umani, decide di prendere lo zaino e di partire alla scoperta del mondo.
Durante il “viaggio” cerca di mantenersi facendo qualsiasi tipo di lavoro, finché si unisce ad un gruppo di pescatori in partenza per un’isola con lo scopo di raccogliere coralli.
Un giorno però i pescatori, avviatisi alla ricerca dei coralli, lasciano Sergio di guardia sull’isola e, in mare aperto, rimangono vittime di un tifone improvviso e così il ragazzo si ritrova solo e spaesato in un’isola apparentemente deserta.
Il giorno seguente al disastro Sergio parte alla scoperta dell’isola e si rende conto di non essere solo. Incontra un ragazzino, Puk, che lo accompagna al suo villaggio e lo ospita, come un fratello, in casa sua e dei suoi genitori che diventano, da quel momento, anche i genitori di Sergio.
Su quest’isola, che Sergio scopre chiamarsi Terra Secca per la scarsità d’acqua, vige la regola dell’autoproduzione e del baratto tra le persone ma esiste anche una cosa che il giovane aveva sempre cercato: la felicità. Decide così di fermarsi lì per trascorrere il resto della sua vita.
Sergio diventa presto parte integrante della comunità di Terra Secca e impara molte cose di cui prima non era a conoscenza.
Tutto sembra essere perfetto finché non sopraggiunge una siccità che costringe gli abitanti dell’isola a chiedere acqua a Melebù, un uomo ricco che si era trasferito definitivamente sull’isola dopo la morte della moglie, l’unico a possedere un pozzo ricco d’acqua.
Melebù, dopo continue richieste da parte degli anziani della comunità, decide di concedere l’acqua alla popolazione, ma ha così inizio la sua tirannia: si impadronisce di tutte le sorgenti, fa costruire altri pozzi e costringe al lavoro la gente, che percepisce miseri guadagni calcolati in secchi d’acqua.
Con il passare del tempo Sergio si sposa, la comunità attraversa diversi momenti di crisi, in particolare per la guerra, e Melebù viene ucciso durante una festa nella sua villa, così il suo progetto passa nelle mani del nipote Mefox che apporta molti cambiamenti: i lavoratori cominciano ad essere retribuiti con il denaro e lui trasforma l’isola in un luogo industrializzato e guastato dal consumismo in cui la gente ora è interessata solo a possedere più degli altri e non più ai rapporti umani.
Infine però tutta la comunità, colpita dagli effetti dell’inquinamento e dell’avidità di possesso, si accorge di aver preso la strada sbagliata e così si riunisce per ritornare alla vita basata sul bene comune e sull’autosufficienza, sottoponendo Mefox alle loro regole.
Io penso che questo libro sia scritto molto bene e affronti davvero in modo eccezionale il tema che è, a mio avviso, uno dei campi più difficili da comprendere.
Attraverso la storia piacevole della popolazione di Terra Secca lo scrittore mette in evidenza l’espropriazione capitalistica dei beni comuni e si allaccia al mondo di oggi in cui tutti vanno troppo di corsa, tutti mettono al primo posto la rincorsa al progresso e al successo, e in secondo piano le relazioni umane. Ed è proprio questo che fa “scattare” la storia, è questo il punto d’inizio del libro, perché Sergio, per sfuggire al mondo tecnologico e materialista che l’ha intrappolato e gli ha impedito di essere felice, parte alla ricerca della felicità e di ideal.
Nell’isola in cui si ferma trova un mondo completamente staccato dal proprio e qui comincia ad apprezzare l’autosufficienza e la condivisione dei beni praticata dagli isolani. Ma il materialismo che Sergio aveva ormai dimenticato si ripresenta come un boomerang con Melebù che trasforma la popolazione in merce da sfruttare, e, soprattutto, con Mefox che introduce pubblicità, fabbriche, ristoranti e soprattutto denaro che Sergio sapeva non avrebbe portato a nulla di buono.
Il problema che Francesco Gesualdi vuole presentarci é che al giorno d’oggi il capitalismo è arrivato ovunque e ha cercato di piantare i proprio semi anche se, in alcuni luoghi, ha trovato inizialmente un terreno fertile e poi è stato respinto dalla popolazione che ha capito che non si poteva più vivere di corsa e ha così affrontato di petto il problema soffocandolo e ritornando alle origini, e questo è l’esempio di Terra Secca. Altri luoghi invece sono intrappolati nella rete del capitalismo, una rete che sta ormai facendo acqua da tutte le parti e da cui, se non si collabora tutti, è impossibile uscire.
Il cammino della popolazione di Terra Secca è da lodare e apprezzare e soprattutto è da mettere in rilievo la storia di Sergio che, fuggito dalla morsa del progresso, l’ha visto ritornare e quindi ha rivissuto la sua adolescenza, ma per sfuggire una seconda volta e presentato il vero problema alla comunità dell’isola e l’ha coinvolta nella ricerca di una soluzione.
Tutto è quindi possibile, l’importante è collaborare e rimanere uniti sia nel bene che nel male, perché insieme si possono sconfiggere le paure e si può trovare il punto debole di ciò che ci impaurisce, di ciò che ci sembra un mostro e che in realtà non lo è.

33. Angela Stoppato, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Un ragazzo di nome Sergio, stanco dello stile di vita che il mondo a cui appartiene lo costringe a seguire, a causa del troppo consumismo, decide di girare il mondo cercando un luogo adatto alle sue aspettative.
Tutto ciò che porta con sé è uno zaino con all’interno il minimo indispensabile per andare avanti, deciso ad evitare le inutilità come i beni secondari, dei quali prima era abituato a disporre; decide così di partire, senza un soldo in tasca, guadagnandosi da vivere con piccoli lavori che gli consentono di continuare a viaggiare.
Così un giorno si imbarca con dei pescatori di coralli, con i quali lavorava da tempo e, assieme a loro, approda su un’isola semideserta. Qui, i cercatori di coralli, mentre esplorano i fondali marini, si imbattono in una tempesta che li trascina verso la morte.
Sergio, rimasto sull’isola per fare la guardia alle riserve d’acqua, ritenuto un bene raro sull’isola, rimane solo. Decide allora di esplorare l’isola e incontra un ragazzino che gli indica la strada per arrivare al suo villaggio. Qui viene ospitato dalla famiglia del ragazzino e la comunità del villaggio lo accoglie e lo integra.
La vita scorre felice e serena, basata sull’amicizia di un’intera comunità, sul lavoro della terra, sugli aiuti l’un l’altro, sul rifiuto del denaro e dove il tempo scorre lento. Il bene più prezioso è l’acqua, la quale scarseggia sull’isola e quindi viene usata con parsimonia. Nonostante ciò, nell’isola di Terrasecca, è così che si chiama, a causa di una siccità, l’acqua nei pozzi si esaurisce completamente lasciando tutti gli abitanti senza acqua. Tutti tranne uno, quello del signor Melebù che, dopo numerose richieste d’aiuto da parte della comunità, decide di offrire l’acqua in cambio di tutti i pozzi e della forza lavoro degli abitanti.
La comunità, non avendo altra scelta, accetta le condizioni e, da libera, si ritrova schiava del capitalismo di Melebù che utilizza al meglio le sue risorse e crea, nel mare, una stazione di rifornimento d’acqua per le navi in transito, crea anche una diga nella quale è contenuta tutta l’acqua dell’isola.
Nonostante la scarsità dell’acqua, la vita comunitaria del villaggio procede nel tentativo di trovare rimedio alla “schiavitù” alla quale è sottomessa. Sergio decide di aiutare gli abitanti a cui si è legato, anche perché tra loro c’è una giovane ragazza di nome Laila della quale si è innamorato.
Quando la crisi comincia ad essere al limite della sopportazione, la morte di Melebù ridà speranza agli abitanti, dato che lui vedeva nei lavoratori soltanto manodopera da sfruttare per ricavare il massimo profitto. Alla sua morte subentra il nipote che decide di prendere in considerazione le richieste del villaggio, tra le quali dare maggiore disponibilità di acqua al villaggio stesso.
La vita sull’isola sembra così migliorare, allora Sergio ne approfitta per sposarsi con Laila e creare una propria famiglia.
Il nuovo “padrone” apre nuovi stabilimenti permettendo ai suoi operai di comprare ciò che producono, facendoli diventare incalliti consumatori di prodotti inutili. Tutto ciò comporta l’aumento della pubblicità e nuove esigenze di consumo, di conseguenza aumentano anche i rifiuti e numerosi altri problemi: la rincorsa ai consumi disgrega la comunità, i pozzi e il mare sono avvelenati dai rifiuti e nuove malattie fino ad allora sconosciute, come il cancro, fanno la loro comparsa.
Vedendo il villaggio trasformarsi nella società da cui era fuggito e, dopo la nascita di un figlio focomelico, Sergio riesce a convincere gli isolani a fermare il consumismo sfrenato e a produrre da soli ciò di cui hanno bisogno. Alla fine ce la faranno. L’economia del bene comune riesce a garantire diritti a tutti.
Questo racconto spiega con parole molto semplici ed una trama elementare come può nascere il capitalismo.
Protagonista del racconto è l’acqua, indispensabile alla vita, che rappresenta ogni bene comune. Il racconto è una metafora del mondo attuale: la logica del mercato e i padroni desiderosi solo di denaro distruggono la comunità di un villaggio fondato sui beni comuni.
Penso che questo libro sia molto interessante e facile da leggere; mi ha fatto capire quanto è importante l’acqua. Molto interessante è anche il fatto che al termine di numerosi capitoli c’è un commento in cui si confronta la situazione del libro con ciò che succede o è successo nel mondo ed è interessante notare che ci stiamo autodistruggendo.

34. Adriana Stupu, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Francesco Gesualdi, nato nel 1949, è uno scrittore che affronta con efficacia e rigore i temi del disagio economico, sociale, psichicologico e ambientale sia a livello locale che internazionale .
Ci presenta nel libro ‘’Il mercante d’acqua’’ , una storia che costituisce la parabola del ‘’progresso’’ , vista con gli occhi di un ragazzo, Sergio, che si sente ‘’insoddisfatto’’ , ‘’senza prospettive’’ nel mondo consumista in cui vive.
Privato dell’affetto dei genitori, che sono ingabbiati nel ‘’vortice della produzione, lui decide di andarsene via e girare per il mondo, in cerca dei suoi ideali, alla ricerca di se stesso. Si guadagna da vivere con piccoli lavori. Un giorno, si imbarca con dei pescatori di coralli ed arriva su un’isola, dove scopre un tipo di società che sembra utopica, una comunità felice, a suo modo. Li decide di fermarsi, forse perchè gli sembrava che ‘’la chiave della felicità fosse custodita dai semplici e dai poveri di mezzi’’. Lui si integra e la vita prosegue serena fino a quando l’acqua dei pozzi si esaurisce.
Melebù, un ricco che vive in una villa al centro dell’isola, è l’unico che possiede il pozzo ancora pieno. Lui approfitta dalla situazione per diventare il padrone dell’isola di Terra Secca, gli abitanti gli vendono tutti i pozzi vuoti in cambio dell’acqua della sopravvivenza. In poco tempo, Melebù con le sue guardie monopolizza tutta l’isola. Trasforma l’isola in un mercato d’acqua per le navi in transito. Melebù ha tutte le caratteristiche di un ‘’capitalista classico’’, e vede nei lavoratori soltanto una manodopera da sfruttare per guadagnare il massimo profitto: ‘’Melebù approfitta dalla nostra sete per ricattarci. ”
Dopo un po’ di tempo tra Sergio e Laila, una ragazza che ha salvato dall’annegamento, nasce un amore sincero e la situazione del villaggio li lega di più. Sergio diventa uno che combatte per i diritti della gente sottomessa di Melebù.
Il tempo passa e ‘’i miseri del tiranno’’ lo uccidono; suo nipote, Mefox, riprende l’amministrazione dell’isola. Arriva con nuove aspirazioni, ispirandosi al mondo moderno. Vuole portare il villaggio ad un altro livello di ‘’sviluppo’’. Decide di prendere in considerazione le richieste salariali e sociali degli abitanti. Il nuovo padrone industrializza tutta l’isola, monopolizza l’agricoltura, esportando i prodotti nel continente. Fioriscono nuovi stabilimenti, la pubblicità, i primi fast food, però la comunità si disgrega e tutta l’isola viene avvelenata dalla plastica e dai pesticidi.
Sergio sposa Laila e gli nasce un figlio con una malformazione alla mano. Gli abitanti osservano che molti bambini nascono con delle malformazioni e gli anziani si ammalano di cancro: questo era il prodotto dell’inquinamento dell’isola ed era il prezzo che Terra Secca pagava per avvalersi nel gioco del consumismo.
Un gruppo di ribelli, insieme a Sergio, convince gli abitanti a boicottare i prodotti industriali e a procurarsi da soli tutto ciò di cui hanno bisogno. Piano piano, Mefox perde il controllo dell’isola perchè lsi ritorna a gestire insieme il bene comune. La comunità recupera la libertà ed ora a Terra Secca si parla di ‘’pluralità occupazionale’’.
Il libro qui presentato affronta un problema delicato: il pericolo di togliere dall’uso comune un bene comune come l’acqua. L’acqua è il diritto di tutti però quando entra in gioco il discorso del profitto, questo diviene discutibile. Gesualdi presenta anche il tema della guerra come mezzo per ricavare profitti perché Melebù guadagna vendendo l’acqua alle navi di combattimento.
Quando i problemi di sussistenza sembrano finiti, la piccola società affronta una situazione opposta: troppi soldi, il desiderio averne di più, il consumismo eccessivo, la mancanza di tempo libero, troppo stress. . . e cosi la gente si trova insoddisfatta e infelice, non avendo più tempo per ciò che conta veramente: le relazioni umani .
Questo libro è fatto per metterci a riflettere sulle proprie vite di chiederci: da quale parte stiamo andando? Questo desiderio continuo di avere sempre di più ci può portare alla rovina?

35.Giorgia Talami, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Nel libro “Il mercante d’acqua” viene raccontata la storia di Sergio, un ragazzo che, stanco della vita che conduce, decide di lasciare tutte le comodità di cui gode e di partire alla ricerca di nuove esperienze. Un giorno raggiunge l’Isola di Terrasecca, luogo dove una piccola comunità vive senza il conforto di macchinari moderni, producendo da sé tutto quello che occorre; qui Sergio decide di stabilirsi, integrandosi con lo stile di vita degli isolani. I primi problemi che si creano nell’isola avvengono a causa della siccità, fattore che costringe gli abitanti del paese a chiedere soccorso a Melebù, un ricco straniero che abita lì e che accetta di aiutarli solo dopo aver acquistato tutti i pozzi dell’isola. Da questo momento la comunità si trova costretta a lavorare alle sue dipendenze in cambio della tanto preziosa acqua. La situazione sull’isola cambia rapidamente a causa dei lavori effettuati da Melebù per trovare nuove sorgenti d’acqua che lo facciano arricchire nel commercio di questo bene primario. Per questo e per altri motivi, tra gli abitanti dell’isola e Melebù si creano forti tensioni a causa della tirannia dell’uomo; tensioni che finiscono quando Melebù muore e prende il suo posto il nipote Mefox. Con Mefox la situazione cambia radicalmente perché risolve i problemi legati alla siccità e migliora la vita della popolazione portando modernità e comfort; in questo modo però i rapporti umani degenerano, la vita diventa frenetica e cambiano i valori della piccola comunità. Ma anche in questo caso, grazie alla loro tenacia, gli abitanti si riappropriano del loro vecchio stile di vita, imponendo a Mefox le loro decisioni, rivolte all’utilizzo comune delle risorse e al rispetto del bene comune.
Questo libro mi è piaciuto molto perché affronta temi importanti, ma li espone in modo semplice e lineare, creando una storia ambientata in una piccola isola per far capire bene quali sono i problemi che caratterizzano la nostra società; è inoltre coinvolgente perché ti fa appassionare ai personaggi e alle vicende a cui sono legati. Leggerlo mi è servito a capire quanto, nel mondo moderno, tendiamo a dare per scontate le cose che ci circondano, come in questo caso l’acqua, di come ci si rende poco conto di quanto essa sia importante nella vita quotidiana ma anche di come sia una fonte esauribile.
Mi è venuto poi in mente che anche il petrolio è un’altra risorsa naturale che si sta lentamente esaurendo a causa dell’eccessivo uso. Infatti nel libro ci sono alcuni punti in cui questo legame può essere colto: quando ad esempio si parla di come l’acqua viene rifornita alle navi di passaggio grazie ad una vera e propria stazione di servizio, o quando Melebù cerca nell’isola altri pozzi da scavare per estrarre acqua; infatti in questi punti sembra quasi si parli di petrolio e non di acqua. Un altro tema affrontato nel libro, che si ritrova anche nella nostra società, è quello del progresso che avviene nell’isola, che in un primo momento ha cambiato il modo do vivere delle persone in meglio, ma poi è diventato eccessivo e quindi ha peggiorato le condizioni di vita. Una particolarità del libro che ho molto apprezzato è stata la scelta dell’autore di soffermarsi su alcuni fatti storici o su esempi tratti dalla società moderna per porli in relazione ad un determinato evento nel racconto.

36. Laura Voinea, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Il mercante d’acqua’ è un libro che parla della manipolazione della società di oggi, di un mondo che premia il consumismo, la disuguaglianza, il male che facciamo a noi stessi e agli altri, dell’’inquinamento dell’ambiente e di tanti altri problemi creati da scelte sbagliate.
Attraverso il testo si disegna l’evoluzione della società dall’ingenuità allo sviluppo industriale.
Sergio è la guida di questo viaggio di apprendimento, di ricerca di un mondo migliore ricco di legami veri fra gli uomini e con la natura.
Il primo punto che Gesualdi tocca è nell’ambiente urbano: il protagonista vive in un edificio di un architettura fredda, ’’un parallelepipedo compatto ’’ con ‘’un aspetto dimesso ’’ .
La sua vita é apparentemente piena di tante cose ‘’scuola, palestra, partite di calcio e tanta televisione’’, ma la sua felicità non esiste: dentro di sé si sente un vuoto, senza prospettive, senza affetto.
Di fronte a tante frustrazioni, Sergio parte per il mondo nella ricerca di un posto migliore a cui possa appartenere.
Si comincia una fase di transizione, dalla sua partenza fino all’arrivo sull’isola della Terra Secca, periodo nel quale vaga per il mondo finché lavorando come pescatore , fa il viaggio che lo porta lì.
Questo posto è molto speciale, grazie alla sua scarsità di acqua.
Le circostanze fanno in modo che lui rimanga intrappolato su questo territorio e così il protagonista comincia una nuova fase , di conoscenza di nuovi valori, piena di affetto e di nuovi sentimenti.
Sergio scopre l’esistenza di un villaggio, alloggia per un certo tempo presso una famiglia che ben presto diventerà la sua.
Come già detto, il problema fondamentale é costituito dall’acqua, grazie al quale avverrà una trasformazione.
All’inizio, ’’la vita sulla Terra Secca era molto semplice. Non esisteva la corrente elettrica , né automobili, né telefono. Si usavano le candele, ci si spostava a piedi o al massimo al dorso di indolenti muli e si comunicava solo di persona ’’. Ma, anche se questa gente non disponeva di tutta la tecnologia attuale, aveva sempre il sorriso sulle labbra.
Un’altra cosa molto benefica era la filosofia dell’autosufficienza ‘ l’autoproduzione era una regola, ma nessuno godeva dell’autosufficienza’. E se tutto si divideva, nessuno soffriva per mancanza di qualcosa, eccetto per l’acqua, che non si poteva produrre.
La vita non è facile e non sempre si possono prendere le decisioni giuste, pur conoscendole. Così che gli abitanti vendono i loro pozzi ad un loro vicino, che beneficiava dell’acqua abbondante, chiamato Melebù.
Da qui la situazione degenera: tutte le persone devono lavorare per guadagnarsi l’acqua e Melebù comincia il suo progetto di sfruttare l’acqua per arricchirsi.
Fortunatamente per la comunità e sfortunatamente per Melebù, questo ultimo viene ucciso e il suo disegno va nelle mani di suo nipote.
Sotto un’apparenza illusoria che le cose potessero cambiare in meglio, la situazione si trasforma di nuovo.
Terra Secca è bombardata da novità: lavoro pagato con soldi veri, non più secchi d’acqua, stipendi che aumentano col tempo, pubblicità per i vari tipi di acqua, disponibile in bottiglie…
Mefox, il nipote di Melebù si mostra peggiore del previsto. La sua sete di potere, controllo, successo viene spenta dalle conseguenze che non tardano a rivelarsi ed a fare le prime vittime: un crescente inquinamento.
Dopo questo processo, anche la gente si è trasformata. ‘Terra Secca si era sempre basata sulle relazioni personali, questa era stata la sua ricchezza, la sua monta. Per questo era consuetudine, dopo cena, far visita a parenti e amici ’.
Sergio aveva visto tutte queste cose, aveva imparato che la vera felicità stava nelle cose più semplici, Tutto però ormai era acqua passata.
Per affrontare questo problema, bisognava capire una cosa: che ‘una comunità ben funzionante ha bisogno di spirito e mezzi. Se non ha spirito di solidarietà, è come una casa senza cemento: al primo soffio di vento si sgretola ’; ed è proprio Sergio ad aprire gli occhi a tutti.
La storia ha un lieto fine: gli abitanti di terra Secca escogitano un piano e riportano l’isola indietro nel tempo, alla semplicità.
Francesco Gesualdi ci racconta la realtà di oggi mettendo a fuoco la vera felicità.
Dà una particolare importanza alla natura, che ci ha creati e che distruggiamo poco a poco. Mette in rilievo un problema presente nella nostra società più che mai: l’acqua è una risorsa vitale da sfruttare per il bene comune.
Paradossalmente, le scoperte, le tecnologia più avanzata da una parte ci danno la percezione di una felicità falsa dipendente dalle cose e ci tolgono i nostri valori, la nostra umanità.
La felicità non si può trovare da soli, essa deve essere condivisa con qualcuno.
Sergio ha trovato la vera felicità sull’isola della Terra Secca, ha trovato la pace con sé stesso. Ha trovato dei veri genitori, capaci di comprenderlo e di dargli affetto insieme a sua moglie e a suo figlio, che sfortunatamente per l’inquinamento è nato con una malformazione.
Einstein diceva ‘se vuoi una vita felice, devi dedicarla ad un obiettivo, non a delle persone o a delle cose. ’
Forse anche questa è una delle ragioni per la quale Sergio è felice, perché si e dedicato a una causa: alla lotta contro i mercanti d’acqua.

37. Carol Zecchin, I.T.A.S. Scalcerle di Padova, III C

Questo libro racconta la storia di un giovane di nome Sergio che gira il mondo solo con il suo zaino e guadagnandosi da vivere con lavoretti che gli consentono di continuare il suo viaggio.
Un giorno, dopo essersi imbarcato con dei pescatori di coralli, giunge su un’isola semideserta nella quale rimane solo poiché i suoi compagni, andati a cercare coralli, s’imbattono in una tempesta non tornando più.
Il giovane scopre che in realtà nell’isola c’è un villaggio i cui abitanti lo accolgono aiutandolo ad integrarsi velocemente.
Vivendo nell’isola incontra una ragazza di nome Laila con la quale si sposa. Con il passare del tempo l’acqua dei pozzi del villaggio inizia a scarseggiare fino ad esaurirsi completamente.
Nell’isola di Terrasecca, questo il nome, vive Melebù: il padrone.
Melebù vive in una villa al centro dell’isola e il suo pozzo è l’unico rimasto pieno.
Gli abitanti del villaggio, non sapendo più come fare, decidono di vendere tutti i pozzi a Melebù per ricevere in cambio dell’acqua; Melebù in cambio offre loro lavoro che prevede la costruzione di una diga per rifornire le navi in transito.
Melebù è un uomo spietato che sfrutta i lavoratori per ricavarne profitto.
Alla sua morte viene sostituito dal nipote Mefox che prende in considerazione le richieste del villaggio.
La vita sull’isola sembra migliorare grazie al nuovo padrone che permette agli operai di diventare consumatori dei propri prodotti, ma questo crea nuove esigenze di consumo.
Nascono nuovi stabilimenti, pubblicità, prodotti industriali i quali disgregano il villaggio e l’intera isola è avvelenata da plastica e altri prodotti nocivi. Questo provoca disagi come malattie, tra cui cancro e malformazioni dei bambini.
Tra questi c’è anche il figlio di Sergio e Laila: Jail.
Un gruppo di ribelli convince, arrivati a questo punto, gli abitanti del villaggio a boicottare questi prodotti e a cercare di procurarsi in modo autonomo ciò di cui hanno bisogno; questo grazie all’impegno di Sergio.
Questo libro mi è piaciuto molto perché mi ha fatto riflettere su due problematiche dei giorni nostr: la prima è la mancanza d’acqua e la seconda l’eccessiva industrializzazione.
La mancanza d’acqua è un problema che non ci tocca in particolar modo da vicino, perché per noi è facile averla: basta aprire il rubinetto e l’acqua sgorga! Non capiamo così che per molti paesi sottosviluppati questa facilità ad avere acqua non è poi così scontata; infatti molte famiglie che abitano nelle aree sottosviluppate del mondo, per avere dei secchi d’acqua, percorrono chilometri e chilometri sotto il caldo estenuante, per non parlare poi delle migliaia di persone che muoiono per la mancanza di questo bene primario.
Come sottolineato nel libro, la mancanza d’acqua porta le persone che ne sono private ad essere sfruttate da chi invece la possiede, creando così un’ingiusta sudditanza a sfavore di chi già soffre di una mancanza essenziale per la vita dell’uomo.
Nei paesi poveri, come è successo nel villaggio di Terrasecca, molte persone che detengono il controllo dei pozzi d’acqua, fanno lavorare gli abitanti dei villaggi in cambio d’acqua, perché grazie all’acqua che viene loro data, essi possono coltivare piccoli pezzi d’orto che posseggono o possono dare da bere agli animali che allevano; senza questa sarebbero spacciati.
Ma è giusto che un bene come l’acqua sia posseduto da qualcuno che lo sfrutta ricavandone profitti ingiustamente? Penso che tutte le volte che usiamo l’acqua in modo improprio, dovremmo pensare che non è poi un bene così scontato anche se necessario.
L’altro problema che mi ha fatto riflettere molto è stato quello del consumismo e dell’inquinamento che nasce di conseguenza.
Come raccontato nel libro, l’idea di creare nuovo lavoro, ha portatoa uno sfruttamento intenso delle risorse e dunque a una produzione maggiore di rifiuti che con il passare del tempo sono diventati talmente tanti da invadere la città e da creare problemi per la salute degli abitanti. Una situazione analoga succede anche ai giorni nostri, in cui a causa della troppa produzione, gli abitanti delle zone ricche del mondo, comprano, rompono e ricomprano, creando così una società di consumismo tale da provocare una quantità di rifiuti talmente alta da creare problemi ambientali. Gli effetti oggi sono visibili a tutti noi: l’aumento della temperatura, l’immensa quantità d’immondizia presente nelle città, che non riusciamo a smaltire e che a lungo andare provoca problemi di salute, proprio come nel libro.
Per questo motivo penso sia molto importante riflettere su questi problemi: noi consumiamo e sprechiamo, ma spesso non ci rendiamo conto che le nostre azioni sono nocive per gli altri e per l’ambiente che ci circonda.
Dunque penso che questo libro sia molto utile per aprire la mente dei lettori a situazioni che, anche se non ci colpiscono direttamente in prima persona, a lungo andare, se la situazione non cambia, diventeranno gravi problemi per tutti.


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