Globalizzazione e libertà

In questa pagina sono raccolte le recensioni a Globalizzazione e libertà di Amartya Sen (Mondadori 2002).

01. Elisa La Creta, Liceo Curiel di Padova, II H.

A mio parere la tesi guida nel libro: Globalizzazione e libertà è considerare la globalizzazione come un fenomeno positivo e non come la causa delle grandi disuguaglianze che caratterizzano la società attuale. Sen utilizza il termine “globalizzazione”, in antitesi a “separazione” e “autarchia”, per designare contatti su scala globale. Amartya Sen vede la globalizzazione non come un fenomeno da combattere ma come una carta vincente che, se giocata bene, può portare a tutti i paesi la pace, il progresso scientifico (le nuove conoscenze potrebbero eliminare importanti problematiche quali: carestie e la morte causata da malattie curabili) e, grazie alle relazioni commerciali, un aumento della ricchezza che per l’autore costituisce una condizione necessaria, ma non sufficiente, per eliminare la povertà e le deprivazioni.

In questo libro l’autore cerca di trasmetterci una visione positiva della globalizzazione; per farlo incomincia con l’evidenziare le limitazioni delle idee che caratterizzano il movimento no global. Per l’autore, il fatto che i no global ritengano la globalizzazione come un fenomeno nuovo (nato nei prime anni ’90) e privo di logica, non corrisponde a verità. Infatti Amartya Sen, spiega che la globalizzazione è sempre esistita e che per migliaia di anni, viaggi o migrazioni, hanno rappresentato una forma di globalizzazione che ha contribuito al progresso dell’umanità; al fine di rafforzare questo suo pensiero enuncia tutte le scoperte che hanno un importante contributo al progresso (si veda pag.4) . Infine per terminare la riflessione sui no global, l’autore, afferma che non possono essere contro la globalizzazione in quanto le loro proteste sono uno degli eventi più globalizzati del mondo di oggi.
A mio avviso L’autore evidenzia correttamente le contraddizioni fra alcune idee no global e il fenomeno della globalizzazione ma non sofferma sul fatto che alcune loro affermazioni, come il fatto di veder la globalizzazione gestita nelle mani di pochi, siano corrette.
Sen inoltre riflette sull’utilità della globalizzazione attraverso una delle conseguenze di tale fenomeno quale la nascita e lo sviluppo di relazioni economiche fra i diversi stati. In questo quadro globale i governi, per agevolare i rispettivi sistemi economici, sono sollecitati a stringere relazioni amichevoli che possono trasformarsi anche in uno strumento di pace. L’autore pone nuovamente in risalto la loro utilità facendoci notare che negli ultimi anni hanno portato prosperità a molte aree del pianeta che prima erano escluse dal benessere (si veda pag.17 “La ranocchia nel pozzo e il mondo globale”) .
Altro argomento che per l’autore evidenzia l’utilità della globalizzazione è l’aumento della ricchezza. Attraverso la ricchezza si può ridurre la povertà in quanto si possono sottrarre da ciò ampie fasce di popolazione e attraverso la ricchezza i governi possono finanziare importanti servizi pubblici, quali la sanità e l’istruzione. Sanità e istruzione sono importanti perché, come affermato a pag.20 in “Le basi istituzionali della partecipazione e della sicurezza”, non è possibile prendere parte all’espansione del mercato globale se si ha un basso livello di scolarizzazione o per chi è afflitto da malnutrizione o malattie.

Personalmente non trovo validi argomenti in contrasto con la tesi scelta.
Ritengo grave mancanza il fatto che l’autore tenda a farci vedere come unico aspetto negativo della globalizzazione la divisione non equa delle ricchezze, tralasciando gli altri aspetti negativi; fra questi:
– l’aumento della disoccupazione dovuta dalla necessità di produrre a costi ridotti;
– la globalizzazione porta inevitabilmente al dominio della cultura occidentale;
– i problemi ambientali si sommano ai danni provocati dai consumi dei paesi ricchi. Il riscaldamento globale sta causando gravi mutamenti (cicloni, inondazioni, siccità, desertificazione etc.) . A ciò si aggiunga l’esportazione di rifiuti tossici nei Paesi in via di sviluppo. I rifiuti vengono collocati in questi luoghi per la mancanza di norme a tutela dell’ambiente. Da ciò deriva che il vivere meglio da una parte comporti qualcuno dall’altra a vivere peggio.
Infine altro problema relativo alla mancanza di regole è lo sfruttamento.
Altra mancanza dell’autore è quella di concentrarsi molto su come si dovrebbero comportare gli Stati rispetto ad analizzare aspetti positivi e negativi della globalizzazione.

02. Alberto Finesso, Liceo Curiel di Padova, I A

Globalizzazione e libertà è un testo che riunisce nove saggi ancora inediti scritti tra il 1995 e il 2001 che trattano vari aspetti di uno dei problemi più complessi e dibattuti degli ultimi decenni: la globalizzazione in generale e, più in particolare, il rapporto tra lo sviluppo economico e i diritti dell’uomo (appartenenza a gruppi etnici e culturali diversi, libertà nelle varie manifestazioni ecc). Uno dei cardini della riflessione etica e politica di Amartya Sen è quanto l’effetto della globalizzazione influisca e interagisca con il concetto di libertà: fino a che punto, cioè, esistano disuguaglianze tra le nazioni e nelle nazioni: differenze di ricchezza, asimmetrie nel potere politico, sociale ed economico, in rapporto ad un meccanismo di sviluppo su scala mondiale. E’ tesi indiscussa dell’autore che la globalizzazione ha cambiato radicalmente la struttura della società; ciò è incontrovertibile, ma la questione posta da Sen è basata su una dicotomia: le nazioni nelle loro differenze devono progressivamente avviarsi verso una emancipazione o c’è il pericolo di cadere in una forma quasi totalitaria, subdola e ingannatrice, condizionante e apparentemente positiva di potere economico, che si maschera sottoforma di promesse di benessere per manifestarsi invece come potente autorità? L’autore afferma che bisogna stare in guardia contro questi facili inganni e non lasciarsi fuorviare da una scelta drastica che potrebbe rivelarsi alla lunga devastante, ma considerare prima di tutto il fattore umano, inteso come punto focale e perno attorno al quale far ruotare tutti i sistemi politico-economici. Questa è la grande novità dell’autore che “umanizza“, per così dire, il fenomeno economico, impostando una questione tanto attuale dal punto di vista etico-umanistico. Ciò porta a riconsiderare i processi economici elaborati e rielaborati nelle diverse epoche (teorie di Smith e di Aristotele). Molto importante è per Sen anche la “libertà di stampa” che costituisce un aspetto centrale dello sviluppo assieme alla libertà di parola e di comunicazione.Un altro punto da tenere presente nell’analisi tratta dal testo è centrato sulla produzione di cibo, sulla popolazione e sui prezzi mondiali del cibo con particolare attenzione alla situazione negativa dell’Africa, situazione che è dovuta,tra le tante cose, al sovvertimento della democrazia e all’ascesa di dittature militari oppressive.Come spesso ribadisce l’autore, però, è nella pace, nella ricostruzione della democrazia e nella riattivazione del mercato che può consistere la sfida economica africana. Questo è in contrapposizione con la cultura e il ruolo dei valori nell’ambito dell’analisi economica. Sen fa riferimento a varia economisti tra cui Max Weber riguardo alla nascita del capitalismo moderno. In linea di massima, però, gli aspetti più positivi per un sistema economico dipendono dallo sviluppo di un’etica, anche se esistono forze centrifughe che operano su una mancanza di norme di condotta economica (vd. ruolo della mafia). Riferimenti a questo proposito sono fatti a Giappone ed Europa. Mi è parso molto interessante l’ultimo capitolo, quello dedicato al valore della libertà, poiché l’autore vede la libertà in rapporto al futuro dell’umanità. La libertà è un fine di primaria importanza e un mezzo determinante del progresso. Noi siamo fautori della libertà come tramite per ottenere ciò che vogliamo e per agire autonomamente. Molto importante è un concetto che l’autore ribadisce: il futuro del mondo è soprattutto il futuro della libertà nel mondo: salute,diritti politici, istruzione di base, ecc. secondo anche la prospettiva aristotelica: libertà riguardo a ciò che l’uomo sa fare = ”capabilities”). La libertà è poi libertà politica e di scambio: quest’ultima è parte del mondo in cui gli esseri umani vivono e interagiscono se non intervengono forze contrarie con divieti, ecc. Molto attuale è anche il ruolo delle opportunità sociali (istruzione pubblica come efficace strumento di liberazione dalle catene dell’analfabetismo e dell’ignoranza). Una funzione decisiva è ricoperta per l’autore dall’istruzione di base delle donne, legata anche alla diminuzione della mortalità infantile e alla rapida riduzione dei tassi di natalità (vd. Condorcet e Malthus). Le conclusioni a cui giunge Sen alla fine dei suoi saggi sono quelle che le istituzioni proprie di ogni Paese (mercato, governo, magistratura, partiti politici, mass-media…) si supportino, si rafforzino e non si ostacolino. Dunque per Sen la libertà è libertà a tutti i livelli: diritti civili, opportunità economiche e sociali, eliminazione della fame, analfabetismo, malattie, ecc. Veramente interessante è la prospettiva ampia di risolvere problemi antichi e nuovi nell’arricchimento delle nostre libertà e nel miglioramento della vita di ogni uomo.
Mi sono posto dunque questa domanda: quali sono gli effetti della globalizzazione?
Essa unisce:

– Maggiore circolazione di idee e informazioni
– Maggiore disponibilità di beni e prodotti
– Maggiore sensibilità e responsabilità verso i problemi del mondo

Essa divide:

– Scarsa disponibilità di risorse tecnologiche e informatiche
– Disuguaglianze a livello di istruzione e condizioni di vita
– Emergere di particolarismi etnici e culturali a volte in conflitto
– Squilibri nella distribuzione delle ricchezze.

Se le diverse istituzioni non si rafforzeranno e tutti collaboreranno non si potrà sperare in un futuro diverso, ma Sen è ottimista. Dalla lettura del testo risulta dunque che una coscienza veramente globale non potrà non affrontare il problema dello “sviluppo sostenibile”: solo garantendo ad ognuno condizioni di vita dignitose e rispettando le esigenze dell’ambiente naturale, si potrà costituire un mondo in cui la contrapposizione globale-locale non sia motivo di conflitti ma diventi armonia nella differenza e nell’uguaglianza. Tutto ciò però presenta un grosso rischio: la globalizzazione può portare dei vantaggi realizzando economie di scala nella produzione, migliore utilizzo delle idee, ottimizzazione dei processi produttivi. Ma a chi andranno i vantaggi? Se essi saranno equamente distribuiti, l’umanità farà passi avanti e miglioreranno le condizioni di vita. Se invece i vantaggi saranno “tutti da una parte”, la globalizzazione diventerà un fattore destabilizzante sotto l’aspetto politico, economico e sociale.


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