Come il calcio spiega il mondo

In questa pagina sono raccolte le recensioni al libro: Come il calcio spiega il mondo, di Franklin Foer (ed. Baldino Castoldi Dalai, 2007).

01. Alessio Ballotta, Liceo Scientifico Curiel, II H.

La grande multinazionale del calcio. Franklin con questo libro ha dimostrato come al giorno d’oggi e sempre più il calcio può essere paragonato ad una grande multinazionale che vende e compra, esporta ed importa piccoli talenti o grandi giocatori. Tutto nasce dalla passione e il divertimento che accomuna migliaia di persone in tutto il mondo. Con l’arrivo delle televisioni satellitari, che permettono di vedere non solo il calcio nazionale ma anche il calcio internazionale in tutto il mondo, il business si è ampliato favorendo l’innalzamento dei prezzi in ogni settore del calcio ( giocatori, società, sponsor pubblicitari, stipendi, impianti e personale). Questa multinazionale viene gestita soprattutto da persone spesso tra le più ricche al mondo come Roman Abramovich, presidente del Chelsea, o l’italiano Massimo Moratti, presidente dell’Inter e anche petroliere, che con i loro finanziamenti tendono a sopprimere le piccole società e il vero valore del calcio solo per trarne e loro benefici.

Franklin per sostenere la sua tesi ha intervistato alcuni personaggi importanti del calcio e si è documentato riguardo alcune società di tutto il mondo. Per esempio si è documentato sulla squadra più amata e vincente della Serbia cioè la Stella Rossa di Belgrado, analizzando la sua tifoseria, gli utra Bad Boys, e la storia politica legata a questo club. Sempre riguardo la Stella Rossa ha intervistato Arkan che è stato il capo ultra e il direttore degli atti di violenza della tifoseria di questa squadra. Si è documentato sulle due squadre più titolate in Scozia cioè i Rangers e i Celtic, ha analizzato la storia dei due club, le loro tifoserie e il derby molto acceso che mette di fronte queste due grandi squadre. Ha investigato sui primi ebrei che hanno fatto parte del campionato più nazionalista del mondo cioè quello inglese. Ha investigato riguardo gli hooligans inglesi, precisamente sui tifosi del Chelsea e ha intervistato il loro capo ultra Alan che li ha guidati dagli anni settanta agli anni novanta. Ha investigato sul calcio brasiliano, precisamente sulla storia dei club brasiliani e su come si sono evoluti fino al giorno d’oggi, ma ha investigato anche sui giovani promettenti del brasile. Poi ha intervistato due giocatori nigeriani, Edward e Samson, che vestirono la maglia del Karpaty Lviv nel campionato ucraino e furono i primi giocatori di colore a giocarci. Poi ha affrontato la tematica dell’arbitraggio, ha intervistato l’arbitro più bravo di sempre al mondo cioè Pierluigi Collina e ha ricordato lo scandalo che ha colpito il calcio italiano nel 2006 per la corruzione dell’arbitraggio da parte di Milan e Juve. Ha raccontato la storia del F:C: Barcellona e ha dichiarato che il Barcellona è l’unica squadra al mondo a non aver alcuno sponsor pubblicitario sulla maglia da gioco. Poi ha presentato la speranza del calcio islamico di entrare a far parte del grande calcio mondiale e infine ha presentato e raccontato le guerre culturali americane che avvengono proprio in America anche solo per il calcio oltre che per altre motivazioni. Secondo me Franklin ha presentato perfettamente sia gli effetti positivi che gli effetti negativi del mondo del calcio. Gli effetti positivi sono la gioia e le possibilità economiche che offre questo sport in tutto il mondo mentre gli effetti negativi sono la corruzione e l’illegalità da parte di alcuni tra i più grandi club del mondo. Secondo me l’autore crede nel fatto che il calcio possa diventare un punto di vista e di osservazione inedito sulla nostra contemporaneità e che sia lo sport che più avvicina e accomuna da sempre tutti i paesi del mondo.

Secondo me è sbagliato paragonare il calcio ad una vera e propria multinazionale perché è vero che al giorno d’oggi nel mondo del calcio vi sono molti affari ad interessi ma è vero anche che il calcio è più di un semplice affare. Il calcio è uno sport che ha anni e anni di storia, è uno sport che diverte la gente ed è anche un argomento di discussione per molti. Si cerca tutt’ora di tenere alto il valore di questo sport perché potrà essere in futuro il sogno e il lavoro per molti ragazzi.

02. Alessia Feverati, Liceo Artistico Modigliani, III A

Già in tempi antichi si parlava di globalizzazione in campo commerciale, perché non parlarne anche oggi?
Globalizzazione non solo in campo commerciale ma in diversi ambiti. Con il termine globalizzazione si intende il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti il cui effetto primo è una decisa convergenza economica e culturale tra i paesi del mondo.
Una collaborazione universale per combattere queste differenze e disagi tra i vari paesi.
La non collaborazione tra i paesi, gli scontri politici interni,producono guerre e violenze in zone che sono economicamente povere provocando ulteriori disagi.
I paesi sviluppati potrebbero migliorare queste situazioni disastrose sfruttando il fenomeno della globalizzazione aiutando attraverso partnertariati questi paesi che sono in difficoltà.
Potrebbero le società sportive di tutti i paesi dare il via alla globalizzazione?
Se c’è una cosa che accomuna paesi ricchi e poveri è il calcio. Che sia praticato nei campi più belli e famosi del mondo o tra le favelas, calcio è e calcio rimane.Con esso rimane però, la violenza negli stadi,tra i giocatori e tra gli spettatori.
Gli artefici di queste violenze sono gli ormai famosi Ultras,detti anche Hooligans.
Personaggi ingaggiati dalle squadre stesse,sostenuti economicamente che scatenano risse,picchiano o persino uccidono tifosi o persone che rischiano la vita per garantire la sicurezza.
Forse le persone che smerciano questa violenza dovrebbero comportarsi da uomini non da animali perchè non può essere uomo chi toglie la vita ad un’altro uomo. Possibile che basti una sciarpa di colore diverso dall’altro o una divisa per dare il diritto di uccidere? diritto o dovere? scelta o costrizione? divertimento o lavoro?
Dovremmo fermarci di più ad ascoltare chi ha vissuto in prima persona la perdita di un figlio , di un marito, di un padre e per una volta non trovare distinzioni su una maglia o sulla pelle.
Nonostante questo lato negativo ormai comune,il calcio è l’unico mezzo dove poter vedere un intreccio
di cultura e nazioni, povere o ricche che siano.
Forse proprio il calcio è il via alla solidarietà.
Forse è proprio il calcio, nel bene o nel male, la soluzione al problema.. potrebbe essere la nostra globalizzazione .


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