01. Otto obiettivi per il terzo millennio

ll punto di partenza: la dichiarazione del Millennio

Nel 2000, adottando la Dichiarazione del Millennio, 189 leader mondiali si sono impegnati ad eliminare la povertà estrema. Lo hanno fatto impegnando i propri governi a raggiungere 8 Obiettivi concreti entro il 2015: dimezzare la povertà estrema e la fame; raggiungere l’istruzione primaria universale, promuovere l’uguaglianza di genere, diminuire la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l’HIV/AIDS, la malaria e le altre malattie, assicurare la sostenibilità ambientale, sviluppare un partenariato globale per lo sviluppo.

Responsabilità per i paesi ricchi e per i paesi poveri

Si tratta di un patto tra paesi poveri e paesi ricchi.

I paesi poveri si sono impegnati:

• a promuovere riforme a livello nazionale
• ad incanalare gli aiuti per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio
• a migliorare la governance ed eliminare la corruzione

I paesi ricchi si sono impegnati a

• incrementare l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) – sino a portare allo 0,7 la percentuale del prodotto interno lordo (PIL) destinata all’APS
• migliorare la qualità degli aiuti, per esempio mettendo al centro l’Africa Sub-Sahariana
• investire in servizi sociali di base
• eliminare distorsioni quali l’aiuto legato che favorisce le imprese del paese donatore anziché aiutare a far crescere le strutture locali
• promuovere la cancellazione del debito
• adottare regole di scambi commerciali internazionali eque, fondate su principi di giustizia, affinché il Round di Doha mantenga le promesse di sviluppo a beneficio dei paesi poveri

A che punto siamo

A 6 anni dalla firma della Dichiarazione, non tutti gli obiettivi intermedi sono stati raggiunti. Ogni anno 10,7 milioni di bambini muoiono prima di compiere 5 anni ed oltre un miliardo di persone vive in assoluta miseria con meno di un dollaro al giorno. Al contempo, i negoziati di Doha sul commercio internazionale sono bloccati e per molti paesi ricchi l’incremento dell’aiuto pubblico allo sviluppo è ancora lontano dalla promessa di raggiungere lo 0,7% del PIL.

Invertire la tendenza

Per invertire la tendenza, e raggiungere gli Obiettivi del Millennio, serve una rinnovata volontà politica, nello spirito di partenariato che caratterizza la Dichiarazione del Millennio dove sia i paesi ricchi che i paesi poveri assumono responsabilità precise.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questo patto tra Sud e Nord del mondo e ricordare ai governi gli impegni assunti, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha lanciato, nel 2002, la Campagna del Millennio “No excuse 2015”.

[testo tratto dal sito: Campagna per il Millennio]

Gli OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO

Eliminare la povertà e la fame nel mondo

Eliminare la povertà

La povertà viene spesso rappresentata o intesa solo come scarsità di reddito. Si tratta di una visione riduttiva: in realtà, la povertà va intesa come una condizione di continuata o cronica deprivazione di risorse, capacità, scelte, sicurezza e potere indispensabili a vivere in condizioni dignitose e al godimento dei diritti umani fondamentali.

Secondo i dati del Rapporto UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), oltre 1,2 milioni di persone, un quinto della popolazione mondiale, sopravvive con meno di un euro al giorno.

Il traguardo

Dimezzare tra il 1990 e il 2015 la percentuale di persone il cui reddito è inferiore a 1 dollaro USA al giorno

Eliminare la fame

I dati del Rapporto UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) del 2000 denunciano la sottoalimentazione di 448 milioni di bambini sotto i cinque anni.

Il traguardo

Dimezzare entro il 2015 la percentuale di persone che soffrono di fame

Assicurare l’istruzione elementare universale

La mancanza di educazione priva una persona delle sue potenzialità. Priva inoltre le società delle fondamenta dello sviluppo sostenibile, dal momento che l’educazione ha un ruolo cruciale al fine di migliorare la salute, l’alimentazione e la produttività. L’obiettivo educativo è quindi cruciale per poter raggiungere gli altri obiettivi.

Il Rapporto UNDP rileva che nonostante l’80% dei bambini delle regioni in via di sviluppo siano iscritti a scuola, circa 115 milioni di bambini non frequentano la scuola elementare e il tasso di iscrizione e’ drammaticamente basso in Africa sub-sahariana (57%) e in Asia meridionale (84%).

Il traguardo

Assicurare che, entro il 2015, i bambini in ogni luogo, i ragazzi e le ragazze, siano in grado di completare un ciclo completo di istruzione primaria

Le necessità

Un sistema equo stimola migliori risultati: sono i Paesi che offrono maggiore sostegno finanziario alle famiglie più povere e che investono di più nella scuola elementare ad ottenere i migliori risultati.

Promuovere l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne

Le donne hanno un’influenza enorme sul benessere delle famiglie e delle società. Tuttavia, il loro potenziale non si realizza pienamente a causa di norme sociali ed economiche che le discriminano, e di ostacoli giuridici.

Secondo l’UNDP, anche se lo status delle donne è migliorato negli ultimi decenni, le disuguaglianze di genere sono ancora diffuse: ai tassi correnti l’uguaglianza di genere nell’istruzione non sarà ottenuta fino al 2025 – 20 anni dopo l’obiettivo fissato dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Il traguardo

Eliminare la disuguaglianza di genere nell’istruzione primaria e secondaria preferibilmente entro il 2005 e a tutti i livelli di istruzione entro il 2015.

Le necessità

Promuovere pari opportunità e maggiore influenza per le donne in tutti i diversi aspetti è un obiettivo fondamentale della Dichiarazione del Millennio, anche se l’eliminazione delle disuguaglianze nelle scuole elementari e secondarie è l’unica meta esplicitata.

Diminuire la mortalità infantile

Secondo i dati del Rapporto UNDP, ogni anno oltre 10 milioni di bambini muoiono di malattie che si possono prevenire e curare, per disidratazione, per fame: 30.000 bambini al giorno.

Il traguardo

Ridurre di due terzi, tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità infantile al di sotto dei cinque anni d’età

Le necessità

Gli interventi devono concentrarsi nelle aree della nutrizione , delle malattie infettive e parassitarie e delle vaccinazioni, e devono essere realizzati attraverso un sistema di assistenza sanitaria di base rafforzato.

Migliorare la salute materna

Se negli ultimi due decenni molti altri indicatori di salute sono migliorati, pochi risultati sono stati raggiunti, invece, per diminuire il numero di decessi legati a complicazioni insorte con la gravidanza o il parto: ogni anno, oltre mezzo milione di donne muore per cause legate alla gravidanza o al parto e queste morti avvengono in Africa sub-sahariana con una frequenza 100 volte superiore a quanto non avvenga nei Paesi ricchi dell’OCSE.

Secondo i dati del Rapporto UNDP nei paesi in via di sviluppo una donna muore ogni minuto per cause legate alla gravidanza o al parto. Sono 1400 donne ogni giorno, oltre 500.000 ogni anno.

Il traguardo

Ridurre di tre quarti, tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità materna

Le necessità

La maggior parte delle donne che muoiono per cause legate alla gravidanza o al parto vivono nei Paesi poveri. Per far sì che i parti possano essere più sicuri bisogna essere in grado di offrire alle donne l’assistenza di ostetriche o di personale qualificato.

Combattere l’HIV/AIDS, la tubercolosi, la malaria e le altre malattie

Ogni giorno più di 10 milioni di bambini muoiono di malattie che potrebbero essere prevenute. I dati del Rapporto UNDP rivelano che negli ultimi vent’anni, l’HIV/AIDS è stato il fenomeno che ha avuto l’impatto più devastante sulle politiche di sviluppo. I primi casi sono stati identificati nei primi anni Ottanta. Già nel 1990 erano state infettate circa 10 milioni di persone. Oggi, nel mondo, circa 42 milioni di persone hanno contratto l’HIV/AIDS: 39 milioni vivono nei Paesi poveri.

Il traguardo

Aver arrestato, entro il 2015, e invertito la tendenza alla diffusione dell’HIV/AIDS

Le necessità

Nell’affrontare l’HIV/AIDS è necessaria una forte leadership per superare l’inerzia istituzionale e affrontare i problemi sociali che alimentano l’epidemia, tra cui la discriminazione e i rapporti di potere diseguali fra uomini e donne . La percentuale di donne affette da HIV/AIDS è aumentata considerevolmente dal 41% nel 1997 al 50% alla fine del 2002.

Assicurare la sostenibilità ambientale

Assicurare la sostenibilità ambientale comporta il raggiungimento di forme di sviluppo sostenibile e l’abilità di preservare per le generazioni future la capacità ri-produttiva degli ecosistemi naturali. Si tratta di impegnarsi in una varietà di politiche in grado di invertire la tendenza rispetto ai danni ambientali che si producono e di migliorare il management degli ecosistemi.

Per l’UNDP, ad esempio, il degrado del suolo è un problema che tocca quasi 2 miliardi di ettari di terra, danneggiando il sostentamento di almeno 1 miliardo di individui che vivono sulla terra-ferma.

ll traguardo

Integrare i principi di sviluppo sostenibile nelle politiche dei paesi e nei programmi e arrestare la istruzione delle risorse ambientali

Le necessità

Da un lato, si tratta di far fronte alla scarsità di risorse naturali cui hanno accesso popolazioni povere; dall’altro, di rimediare ai danni ambientali causati dagli intensi consumi delle popolazioni ricche: molti problemi ambientali sono originati dai modelli di produzione e consumo, soprattutto nei Paesi ricchi.

Sviluppare una partnership globale per lo sviluppo

Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio riconoscono esplicitamente che si può eliminare la povertà solo attraverso una “partnership globale per lo sviluppo”, che veda tutti i Paesi reciprocamente impegnati rispetto a responsabilità specifiche.

Dal Rapporto UNDP emerge che mai come oggi le nazioni che possono sostenere finanziariamente la cooperazione internazionale sono state così ricche. Nondimeno, destiniamo a chi si trova in condizioni di bisogno meno di quanto facessimo all’inizio degli anni Sessanta: l’attuale paradosso è che 26 dei 31 Paesi più indigenti ricevono oggi solo il 7,6% del totale degli aiuti internazionali: meno di quanto ricevevano nel 1990 (11,9%)

Il traguardo

Entro il 2015, i 189 stati membri si sono impegnati ad espletare una serie di interventi di sviluppo, principalmente in quattro aree: cooperazione allo sviluppo, debito estero, commercio internazionale, trasferimento delle tecnologie

Le necessità

Eliminare i sussidi alle esportazioni agricole (sussidi che provocano forti distorsioni dei prezzi sul mercato mondiale, diminuiscono la competitività dei produttori agricoli dei paesi poveri e ne distruggono i mercati locali di auto-sostentamento) entro il 2010.

FONTE: Millennium Campaign ONU 2000

Per approfondimenti: http://www.millenniumcampaign.it

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